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Tavola Rotonda - Sante Mazzacane: Cias, facciamo ricerca per sanificare in modo efficace le aree ospedaliere

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«Sono più di vent’anni che il Cias si occupa di problemi di contaminazione fisico-chimica-microbiologica nelle sale operatorie e in ambienti ad elevata sterilità. Da oltre una decina di anni, insieme a Copma, abbiamo avviato uno studio dei processi di sanificazione che interessano le degenze ospedaliere a medio rischio infettivo»

Il Cias è stato fondato nel 2005 come struttura di ricerca del Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Ferrara. Nel 2013 è diventato un Centro interdipartimentale dell’Ateneo estense, riunendo ricercatori di diversa estrazione disciplinare (attualmente ingegneri, microbiologi ed architetti), appartenenti al Dipartimento di Architettura e alla sezione di Microbiologia e Genetica medica del Dipartimento di Scienze mediche. Il Cias svolge ricerche per committenza pubblica e privata, soprattutto nel campo della contaminazione aerodispersa e di superficie, in ambito fisico, chimico e microbiologico.
Il Centro si avvale di un gruppo di ricerca fortemente multidisciplinare che si compone di specialisti nei settori della microbiologia, della genetica molecolare, della fisica tecnica, dell’efficienza energetica e dell’impiantistica, della tecnologia dell’architettura e della sicurezza, con collaborazioni continuative nei settori dell’elettronica, dell’informatica, della sensoristica e della medicina.

Il direttore Sante Mazzacane è laureato in Ingegneria nucleare, è professore associato di Fisica tecnica presso il Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara, è un esperto di controllo energetico, di contaminazione ambientale e di progettazione impianti.

«Sono più di vent’anni che il Cias si occupa di problemi di contaminazione fisico-chimica-microbiologica nelle sale operatorie e in ambienti ad elevata sterilità. Da oltre una decina di anni, insieme a Copma, abbiamo avviato uno studio dei processi di sanificazione che interessano le degenze ospedaliere a medio rischio infettivo. Comunemente questi processi vengono condotti mediante impiego di prodotti chimici, che tuttavia presentano svantaggi di diverso tipo, primo tra tutti un’azione biocida limitata nel tempo a soltanto qualche decina di minuti. Ciò significa che successivamente alle operazioni di pulizia, le superfici vengono nuovamente contaminate a causa della presenza degli individui in genere, con conseguente rischio infettivo da parte dei pazienti.
Fin dal 2006-2007 in letteratura scientifica è stato suggerito un diverso approccio teorico per ciò che attiene alle procedure di pulizia, basato sul fatto che il controllo della contaminazione del campo microbiologico, ossia dei patogeni presenti sulle superfici, potesse essere effettuato mediante tecniche di lotta biologica. L’idea di base consisteva nella possibilità di contaminare artificialmente le superfici con microrganismi non patogeni per l’uomo, in modo da sottrarre spazio e nutrimento a quelli patogeni, ottenendo pertanto una minore colonizzazione di questi ultimi. Abbiamo quindi iniziato a sperimentare insieme a Copma scrl fin dal 2010 un nuovo sistema di sanificazione, denominato PCHS, caratterizzato dall’impiego di prodotti a base di agenti microbici, del tipo Bacillus spp, e di un insieme organico di interventi, metodi e componenti tecnologici di vario tipo, ottenendo sulle superfici trattate non solo una forte riduzione della carica degli agenti patogeni di maggiore interesse nosocomiale - quali ad es. Staphylococcus, Pseudomonas, Acinetobacter, Clostridium, enterbatteriacee e coliformi, Candida etc. - sull’ordine del 70-90 per cento in meno rispetto all’impiego dei prodotti chimici tradizionali a base di cloro, ma anche la stabilità nell’arco delle 24 ore di questo livello di igiene.
Abbiamo anche introdotto una ulteriore novità, che confidiamo possa diventare consuetudine per tutti gli ambienti ospedalieri, per gli evidenti riflessi sul controllo del rischio infettivo per i pazienti, ovvero la misura - sia qualitativa che quantitativa - della contaminazione delle superfici a distanza di 7 ore dalla sanificazione. Normalmente negli ospedali non vengono effettuati tali controlli, se si eccettua il caso delle sale operatorie e locali simili, che, per le Linee Guida in vigore sul territorio nazionale devono essere effettuati semestralmente. Per le degenze ospedaliere questa verifica non è per nulla comune, con l’evidente conseguenza che non si conosce l’efficacia delle attività di pulizia somministrate
Il sistema PCHS è stato sperimentato ormai da anni, prima in vitro, poi su reparti di piccole dimensioni, quindi all’interno di interi ospedali, ottenendo direttamente anche conferma della sicurezza di impiego di queste nuove procedure: infatti, su 800 mila pazienti che hanno soggiornato in ambienti trattati da oltre 4 anni con il PCHS non si è mai sviluppata una infezione a carico dei microrganismi impiegati nel sistema stesso. Nel gennaio 2016 abbiamo infine avviato una ricerca su 7 sette ospedali distribuiti sull’intero territorio nazionale. L’obiettivo dello studio consiste nel quantificare la riduzione degli eventi infettivi su 3 reparti campione di ciascun nosocomio in funzione del tipo di procedura di pulizia utilizzata. Nel primo semestre del 2016 gli ospedali coinvolti hanno continuato a utilizzare i metodi di sanificazione a base di prodotti chimici/disinfettanti già in uso, mentre nel primo semestre del 2017 è stato introdotto nei medesimi reparti il sistema PCHS. Durante l’intero studio si è proceduto al rilievo puntuale di tutti i pazienti e di tutte le infezioni che si sono sviluppate. I risultati saranno presentati prossimamente in letteratura scientifica».               

Tags: sanità Luglio 2017 Elisabetta Caselli COPMA CIAS Sante Mazzacane Mario Pinca Tavola Rotonda Specchio Economico

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