Il nostro sito usa i cookie per poterti offrire una migliore esperienza di navigazione. I cookie che usiamo ci permettono di conteggiare le visite in modo anonimo e non ci permettono in alcun modo di identificarti direttamente. Clicca su OK per chiudere questa informativa, oppure approfondisci cliccando su "Cookie policy completa".

  • Home
  • Interviste
  • Paolo Righi: gli agenti immobiliari e i professionisti del real estate festeggiano a Roma i primi 40 anni

Paolo Righi: gli agenti immobiliari e i professionisti del real estate festeggiano a Roma i primi 40 anni

Paolo Righi, presidente della FIAIP,  Federazione Italiana Agenti  Immobiliari Professionali

Fiaip, Federazione italiana agenti immobiliari professionali, è la principale associazione di categoria riconosciuta dall’Unione europea presso il cui Parlamento è accreditata, e conta più di 10 mila agenti immobiliari, 500 consulenti del credito, 15.200 agenzie immobiliari e 45 mila operatori del settore tra agenti immobiliari, turistici, consulenti del credito, amministratori di beni immobili. 20 sono le sedi regionali e 105 i collegi provinciali per offrire servizi legislativi, assicurativi, previdenziali e assistenziali oltre che formazione professionale aggiornata. Oggi la Federazione compie 40 anni. E il presidente nazionale Paolo Righi ne parla a Specchio Economico facendo anche il punto sul mercato immobiliare.
Domanda. Quarant’anni di Fiaip: come si sono evoluti?
Risposta. Così come per le persone, per un’associazione il quarantesimo compleanno è rilevante: i 40 anni segnano l’età in cui bisogna essere assolutamente pragmatici per ottenere risultati. Fiaip nasce nel 1976 dall’idea di un gruppo di agenti immobiliari con l’intenzione di mettere ordine in una categoria che non aveva nessun tipo di regolamentazione legislativa. Nel 1989 grazie a Fiaip viene varata la legge n. 39, tutt’ora in vigore, che regola e tutela mercato, consumatori e agenti immobiliari: grazie all’associazionismo è stata definita così una professione. Negli anni Fiaip ha seguito l’evoluzione del mercato e i cambiamenti sociali via via succedutisi, e abbiamo lavorato in condizioni difficili poiché dopo il fallimento di Lehman Brothers abbiamo subito, come tutto il resto del mondo, una delle più grandi crisi sviluppata da un’eccessiva finanziarizzazione del mercato immobiliare. In questi anni il mercato e gli agenti sono cambiati molto e rapidamente, e la Federazione ha dovuto essere al passo con i tempi, come anche l’agente immobiliare, per il quale Fiaip  organizza costantemente corsi di formazione perlopiù in forma gratuita e svolge molteplici attività volte a elevarne la figura. Oggi gli agenti immobiliari nella media sono meglio percepiti anche da parte dei clienti; ma non tutti, perché purtroppo non abbiamo una legge che sancisca uno standard minimo dei servizi da offrire ai clienti, e su questo stiamo lavorando.
D. Esiste un albo, garante della qualità?
R. Avevamo un ruolo degli agenti immobiliari, abolito anni fa per recepire la direttiva Bolkestein che, inizialmente mal interpretata dal Governo italiano, intendeva liberalizzare totalmente la professione. Con l’aiuto delle istituzioni e della politica che hanno ben compreso il ruolo sociale svolto dagli agenti immobiliari, siamo riusciti a mantenere tutti i requisiti per l’accesso alla professione. Grazie a questa attività oggi ogni cittadino può controllare presso la propria Camera di Commercio se sta lavorando con un agente immobiliare o con un abusivo. Ricordo che gli agenti immobiliari sono obbligati per legge a stipulare una polizza assicurativa professionale. La qualità professionale degli agenti immobiliari è cresciuta enormemente, non per niente nel logo della Fiaip inseriamo sempre lo slogan «professionisti di professione».
D. Gli standard sono migliorati?
R. Sì, la compravendita immobiliare è uno degli atti sui quali i nostri parlamentari si esercitano maggiormente, e oggi chiunque voglia transare un immobile si scontra con tante norme fiscali e urbanistiche in continuo mutamento. È quindi sconsigliabile il fai da te immobiliare, che fanno anche molti portali solo mettendo in contatto le parti: sistemi che però lasciano le persone da sole in situazioni che non andrebbero affrontate così. Così agenti immobiliari e notai sono due garanti: il primo in merito alla trattativa e alla responsabilità precontrattuale, il secondo in merito al trasferimento immobiliare e alla parte contrattuale. Scaturiscono da ciò i costi che definisco «della tranquillità»: tale sicurezza è necessaria nonché auspicabile, tant’è che all’estero stanno cercando di replicare il nostro sistema.
D. Avete intrapreso una battaglia contro la concorrenza delle banche.
R. Voglio specificare che il problema è di alcune banche, non della generalità di esse, e la Federazione non ha mai attaccato il sistema bancario che è quanto mai necessario e utile. Non difendo tutta la categoria così come non attacco tutte le banche, con le quali tra l’altro collaboriamo. Tuttavia esistono banche che hanno intrapreso il percorso della disintermediazione: anziché ristrutturare o rivedere il proprio business rendendolo più remunerativo, lasciano tutto com’è facendo il lavoro altrui, guadagnando sulla commissione e gestendo le informazioni in possesso in modo tale da fare più business, sostituendosi a un corpo intermedio che sostanzialmente è quello delle partite iva. La banca deve finanziare l’impresa e non tentare di prenderne il posto.
D. Come mai avviene questo?
R. Le banche che hanno intrapreso il progetto dell’agenzia immobiliare di proprietà ragionano ancora sui must degli anni 80, la disintermediazione oggi non ha più senso. Vince sul mercato esclusivamente chi sa fare rete. Queste banche, insistendo nel loro progetto, perderanno molti clienti, si immagini se un agente immobiliare potrà ancora avere un conto corrente presso un istituto che gli fa concorrenza. La funzione della banca, soprattutto in questo momento economico, è quella di stare vicino a chi sviluppa attività produttive e commerciali. Se agenzie immobiliari e banche faranno rete, queste ultime riusciranno anche a liberarsi degli immobili che comunque non sanno collocare sul mercato e vendere, con un ritorno virtuoso per agenti immobiliari, banche e consumatori.
D. Perché la politica sconta un deficit di autorevolezza nei confronti delle banche, come avete dichiarato?
R. Avevamo proposto a tutti i partiti di vietare l’attività immobiliare alle banche proprio perché la causa della crisi del 2008 è stata la finanziarizzazione del sistema immobiliare. La storia non ci ha insegnato nulla: gli americani hanno compreso che non si può portare il mercato immobiliare all’esasperazione, poiché garantisce la solidità di famiglie e  imprese. Proprio per questo motivo in America il presidente Obama ha firmato una legge che vieta alle banche di possedere agenzie immobiliari. In Italia molti senatori del PD, di AP-NCD-UDC, Forza Italia e Gruppo Misto-Fare, rappresentanti almeno il 75 per cento dei voti, ci hanno dato ragione presentando emendamenti. Poco alla volta però hanno cambiato idea e, come anche denunciato in aula dall’onorevole Catia Polidori, ciò è successo per le pressioni di alcuni istituti di credito. Questo ci lascia veramente perplessi perché, vista anche la situazione di alcune banche italiane, vale la regola di far bene il proprio mestiere senza pensare di far il lavoro altrui. Evidentemente è una linea politica scelta dal Governo Renzi, che non salva però le banche, poiché esse hanno bisogno di concentrarsi non sull’attività immobiliare ma su clienti, sportelli e nuove sfide che le attendono, dal momento che presto dovranno completamente cambiare i loro stessi modelli di business. Il Governo così facendo non ha ascoltato la propria maggioranza dei rappresentanti eletti, bensì qualche manager del credito ritenuto erroneamente autorevole, ma a mio parere privo di visione del futuro adeguata al contesto attuale, tanto è che la situazione di alcune banche dimostra già oggi che il loro management non è all’altezza.
D. Solidità del mattone, prima «bene rifugio». Ora si rifugiano tutti nell’affitto?
R. L’affitto è quella camera di compensazione in cui solitamente si entra per risparmiare e in seguito acquistare. A giovani coppie, single o precari anch’io consiglio l’affitto perché imbarcarsi in un mutuo a medio lungo termine senza le sicurezze necessarie non è intelligente: per affrontarlo bisogna potere rimborsarlo. L’affitto quindi è un’opzione importante perché oggi abbiamo maggiore mobilità sociale: una casa in acquisto per chi si trasferisce può essere un problema. Successivamente si può tornare al modello economico sostenibile dell’ascensore sociale dove ci si laurea, si inizia a lavorare, si va a vivere da soli in affitto e, se si riesce, si acquista un immobile. Da anni sono scomparse dal mercato gli investitori che compravano beni immobili da destinare all’affitto, è necessario prevedere norme per fare riprendere questo segmento di mercato.
D. Il precariato però dura così tanto che l’affitto si protrae a lungo.
R. È un problema dovuto non all’immobiliare ma a un contesto macro economico. Come tutti i Governi, anche il nostro ha demandato all’Europa le responsabilità legislative e di indirizzo bancario, monetario ed economico.  Purtroppo abbiamo un Governo a responsabilità limitata che non può darci un futuro; può darcelo l’Europa che però, a causa di una politica deflattiva, ha ridotto il nostro Paese allo stremo, al di là delle singole responsabilità dei Governi. Ha imposto all’Italia, con Monti, l’aumento del 180 per cento della tassazione sull’immobiliare, facendo perdere 800 mila posti di lavoro e demonizzando il mercato immobiliare. Mentre noi italiani facevamo di tutto per distruggere il mercato immobiliare, Paesi come gli Stati Uniti sono usciti dalla crisi proprio grazie al mercato immobiliare che oggi è fiorente, produce utili e crea posti di lavoro. Pensi che i prezzi delle case scendono solo in Italia e in Grecia, in tutto il mondo aumentano. Speriamo che il Governo comprenda che l’unico comparto che può portarci fuori dalla recessione, senza l’aiuto dell’Europa, è l’immobiliare, l’unico che non decentra all’estero.
D. Il mercato è in crescita?
R. Ci sono delle condizioni; premettendo che partiamo da segni negativi impressionanti, si rileva un numero di compravendite sempre maggiore, nonostante il mercato sia molto variegato, quindi un aumento anche insignificante ci fa esaltare. Il fenomeno è favorito dal fatto che le banche hanno ripreso a concedere mutui anche perché, rispetto ad un’azienda, il settore immobiliare è l’unico che può dare garanzie, e oggi è sostanzialmente facile avere un mutuo e il compratore, coadiuvato dall’agente immobiliare, può trovare buone occasioni. I prezzi continuano comunque a calare. Gli italiani hanno paura di mettere i soldi in banca dopo tutti gli scandali e i fallimenti verificatisi, ma c’è una leggera ripresa che può ricondursi anche a un «rimbalzo tecnico» che si verifica dopo un periodo molto negativo, e se il Governo non renderà remunerativo l’investimento immobiliare abbassando la pressione fiscale, questa ennesima possibilità sarà perduta.
D. La tassa sulla «prima casa»?
R. Sono 3 miliardi in meno di tassazione, i giovani che si apprestano a comprare l’hanno valutata in maniera positiva creando un volano per l’acquisto. Non si può tassare un bene che non produce reddito. Eliminarla è stata una cosa dovuta per cui abbiamo ringraziato il Governo Renzi, ma c’è bisogno di fare di più. La regola per un investitore è che l’investimento ritorni sotto forma di guadagno: inutile invitare gli stranieri a investire se poi li tassiamo in modo esponenziale. È su questo che il Governo dovrebbe puntare, anche perché abbiamo poche carte da giocare. La forza dell’Italia è nella ricchezza degli abitanti, e se non stiamo come la Grecia non è per il «Salva Italia» di Monti ma per i risparmi degli italiani che hanno investito in beni immobili e non nella finanza.
D. Chi ha bisogno di liquidità però non può vendere casa sottocosto.
R. Se si vuole vendere bisogna fare riferimento al mercato attuale e non a quello di 10 anni fa. I valori immobiliari sono ancora in discesa, ma sicuramente chi vuole vendere per ricomprare, magari una casa più grande, potrà contare su valori immobiliari molto interessanti.
D. Cos’è «Fiaip donna»?
R. In Italia la professione dell’agente immobiliare è sempre stata declinata al maschile, negli Stati Uniti al femminile. Con Fiaip Donna intendiamo dare impulso alla creazione di nuove imprese «rosa». Stiamo lavorando con le istituzioni e con le Camere di Commercio, che finanziano le imprese al femminile; intendiamo così favorire l’imprenditoria femminile anche considerato che molte agenti immobiliari sono mamme e questa professione permette di avere spazi liberi. Vogliamo favorire l’imprenditoria femminile, non nel senso mal celato di parità di genere, ma per le donne che hanno voglia di fare impresa e il cui ruolo negli ultimi anni è stato ulteriormente compresso dalla mancanza di lavoro e di aiuti alle famiglie.       

Tags: Novembre 2016 banca banche Fiaip mercato immobiliare immobili casa fisco Paolo Righi

© 2017 Ciuffa Editore - Via Rasella 139, 00187 - Roma. Direttore responsabile: Romina Ciuffa