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TERRORISMO - Pericolosa unione tra anarco-insurrezionalisti greci e italiani

La crescente collaborazione tra anarchici greci e italiani, legati da un abbraccio mortale, ha trovato conferma nel sanguinoso attentato all’amministratore delegato dell’Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi

La rivendicazione dell’attentato al dirigente dell’Ansaldo, Roberto Adinolfi, gambizzato a Genova l’11 maggio scorso, ha confermato da un lato il timore, da tempo espresso, di un salto di qualità degli anarco-insurrezionalisti, dall’altro l’avvenuta «saldatura» tra gruppi greci e gruppi italiani. Non a caso il comunicato di rivendicazione, spedito alla redazione di Milano del Corriere della Sera, portava la firma del Nucleo Olga, un nuovo gruppo che prende il nome da Olga Ikonomidou, un’anarchica greca detenuta nel carcere di Atene.
«Con questa azione–è scritto nel volantino–aderiamo con entusiasmo alla Federazione Anarchica Informale (Fai) e al Fronte Rivoluzionario Internazionale (Fri), unendoci ai tantissimi gruppi della nuova internazionale anarchica sparsi per il mondo. Abbiamo preso il nome della nostra sorella Olga Ionomidou–si precisa nel documento–perché nella coerenza e forza dei componenti del Ccf risiede il cuore della Fai/Fri». Ccf sta per Cospirazione delle Cellule di Fuoco.
Alla precisazione, segue la minaccia di «prossime azioni» ciascuna in nome «degli altri fratelli greci» detenuti in carcere. La risposta dello Stato non si è fatta attendere. Il 13 giugno scorso un’imponente operazione dei Carabinieri del Ros, denominata Ardire, ha portato all’arresto di dieci anarchici insurrezionalisti considerati vicini a chi ha sparato contro Adinolfi, accusati di terrorismo con finalità internazionale; in particolare di aver compiuto i più recenti attentati con pacchi bomba in Italia e all’estero, come quelli del 2009 all’Università Bocconi di Milano, alla Cie di Gradisca d’Isonzo presso Gorizia e, nel 2011, al Direttore Generale di Equitalia a Roma, alla Deutsche Bank di Francoforte e all’Ambasciata greca di Parigi.
Otto delle ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal G.I.P. di Perugia su richiesta della locale Procura, sono state notificate in Italia, due all’estero. Altre quattordici le persone indagate, tra cui sei di nazionalità greca. Tra questi cittadini greci ci sarebbe anche quella Olga che ha dato nome al gruppo che ha compiuto e rivendicato l’attentato contro Adinolfi.
Nel corso dell’operazione sono state compiute numerose perquisizioni in tutto il territorio nazionale, nel corso delle quali è stato sequestrato materiale utile per confezionare plichi esplosivi da spedire per posta o altri ordigni da fare esplodere in loco. Soddisfazione per il blitz è stata espressa dal ministro degli Interni Anna Maria Cancellieri, che ha definito tale operazione «Un’importante affermazione dello Stato contro la minaccia anarco-insurrezionalista».
L’operazione ha confermato la «saldatura» esistente tra le componenti italiana e greca dell’anarco-insurrezionalismo. Lo stretto collegamento tra i gruppi anarchici greci e quelli italiani viene da lontano. Già nel 1994 l’anarchico greco Christos Stratigopuolos viene arrestato e condannato in Italia per aver commesso una rapina, insieme con alcuni anarchici italiani, in danno della Cassa Rurale di Serravalle in provincia di Trento.
Lo stesso Stratigopuolos, a distanza di una quindicina di anni - esattamente il 3 ottobre 2009 - viene arrestato in Grecia insieme all’italiano Alfredo Maria Bonanno, uno dei maggiori teologi dell’anarchismo insurrezionalista, anche lui già condannato per rapina. Autore del libro «La gioia armata», per il quale venne condannato negli anni 70, egli è stato anche il principale imputato nel processo contro l’Orai, l’Organizzazione Rivoluzionaria Anarchica Insurrezionalista, svoltosi a Roma, all’esito del quale è stato condannato a sei anni per propaganda e apologia sovversiva con sentenza definitiva del 20 aprile 2004.
Successivamente, prima dell’attentato ad Adinolfi, il collegamento fra gli anarchici greci e quelli italiani era stato oggetto di indagini da parte della Procura di Bologna in merito al pacco bomba spedito dalla Grecia a Silvio Berlusconi il 2 novembre 2010, sulla scia di altri pacchi-bomba tra cui quello inviato alla cancelleria di Angela Merkel a Berlino e quello indirizzato al presidente francese Nicolas Sarkozy, nonché quelli diretti alle Ambasciate del Belgio, Messico, Olanda, Svizzera, Russia, Germania, Cile e Bulgaria.
I nomi di quattro dei sette attentatori anarchici greci destinatari dell’avviso di fine indagini, Georgios Nikolopoulos, Christos Tsakalos, Panagiotis Argyrou e Gerasimos Tsakalos, tutti detenuti in Grecia, ricompaiono infatti nel volantino di rivendicazione dell’attentato all’amministratore delegato dell’Ansaldo Nucleare. Allarm\ante, in questo contesto, è l’attacco contro il sostituto procuratore della Repubblica di Bologna, Enrico Cieri, colpevole di aver accusato i sette anarchici di aver confezionato il pacco-bomba che viaggiava a bordo dell’aereo Cargo Tnt, partito da Atene e atterrato in emergenza all’aeroporto Marconi di Bologna. Il pacco recava l’indirizzo «Palazzo Chigi - Roma» ed era diretto proprio all’allora presidente del Consiglio dei ministri.
In un comunicato apparso sul web il 14 maggio scorso, firmato dai membri prigionieri della Cospirazione delle Cellule di Fuoco - alle quali gli autori della gambizzazione di Adinolfi auguravano nel volantino di rivendicazione lunga vita -, il magistrato veniva definito «un pupazzo ridicolo» e i suoi atti chiamati «carta igienica». Puntuale la minaccia estesa a tutti i magistrati della Procura di Bologna attraverso la frase: «I nostri sono tempi pericolosi per i giudici antimafia, le vite dei vermi come voi possono incrociare una fitta pioggia di proiettili, una bomba potente nella vostra macchina, un pacco esplosivo nelle vostre mani».

 

di ANTONIO MARINI

Tags: Settembre 2012 Genova contrasto alla mafia terrorismo Antonio Marini

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