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CLAUDIO GIACOBAZZI: ANCORA UNA VOLTA LA CRISI SPINGE A CERCARE SICUREZZA NEI DIAMANTI

Claudio Giacobazzi, amministratore delegato della Intermarket Diamond Business

Secondo i geologi, i diamanti si sarebbero formati, dentro la Terra, un miliardo e mezzo di anni fa. Ed anche se le conoscenze sono scarsissime, è quasi certo che quelle pietre soddisfacevano la vanità delle preistoriche nobildonne di 6 mila anni fa. Grazie alla loro durezza, nell’antica Roma servivano anche per incidere i metalli. Nel 1961, quando Leopoldo III del Belgio concesse l’indipendenza al Congo, Moisé Ciombé, presidente della provincia del Kathanga, per evitare che questa, ricca di miniere di diamanti dell’Union Minière, finisse in mano al Governo filosovietico, invitò a Elisabethville il primo ministro Patrice Lumumba e lo fece trucidare in aereo; fissò poi un appuntamento, per trattare, allo svedese Dag Hammarkioeld, segretario generale delle Nazioni Unite, ma, prima che l’aereo atterrasse, lo fece abbattere a Ndola. Oggi, ogni volta che si verifica una crisi economica, i diamanti vengono scoperti o riscoperti da tanta gente che li ritiene il bene rifugio per eccellenza. Più dell’oro. Questo stesso fenomeno si è verificato anche nella presente crisi economica mondiale. Illustra l’affascinante ma misterioso mondo dei diamanti Claudio Giacobazzi, che nell’Intermarket Diamond Business di Milano ha dedicato una carriera per soddisfare legittimamente le aspirazioni di chi cerca, in quelle pietre, la certezza del domani per sé e per la propria famiglia.

Domanda. Quando è nata l’Intermarket Diamond Business?

Risposta. La società è stata fondata da Antinea de Rico nel 1976. La brillante imprenditrice ebbe l'idea nei primi anni 70 quando, lavorando come operatrice di borsa per l'Amincor Bank di Zurigo, assistette al rovinoso fallimento dell'Istituto. La banca trattava anche diamanti da investimento e i suoi clienti salvarono solo quella componente dal crack. Antinea ebbe così modo di constatare quanto vero potesse essere il binomio «bene rifugio-diamante». Non fu, tuttavia, un cammino semplice, perché, volendo operare esclusivamente con l'appoggio del settore bancario, dovette conquistarsi la fiducia degli istituti, all'epoca ben poco aperti a nuove forme d'investimento. Ora l’IDB collabora stabilmente con i maggiori gruppi bancari italiani condividendo decine di migliaia di clienti. Inoltre l'anno scorso è stata aperta una controllata in Slovenia, progetto pilota per un'espansione nei mercati internazionali.

D. Qual è il motivo per il quale i metalli e le pietre preziose, nonché le valute pregiate, si sono dimostrati beni ad elevato rendimento anche in tempi di elevata inflazione, di crisi e di recessione?

R. La risposta è semplice: non solo tutti i beni fisici mantengono il loro valore indipendentemente dalla svalutazione della moneta, ma è proprio in momenti di elevata tensione, causata da crisi o da recessione, che si registra l'aumento della domanda e conseguentemente anche un incremento del loro valore. Nel caso del diamante da investimento, a tutti questi fattori bisogna aggiungerne un altro, e cioè che si tratta di un bene già effettivamente raro e, per di più, in via di continua ulteriore rarefazione. Proprio per questo esso svolge ottimamente la propria funzione di bene rifugio, procurando all'investitore maggiori soddisfazioni rispetto ad altre forme di investimento.

D. Per lunghissimo tempo, in passato, bene rifugio per eccellenza era considerato l’oro. Adesso non è più così, e per quali motivi?

R. È vero, che, quando si parla di beni rifugio, anche oggi molti pensano subito soprattutto all'oro. Tuttavia bisogna fare qualche concreta considerazione. La prima consiste nel fatto che esso è presente in natura in quantità rilevanti; in secondo luogo che la sua quotazione è soggetta a forti influenze sia politiche sia valutarie; e infine che è oggetto di continue speculazioni che espongono il cliente a consistenti rischi di instabilità. Pure il platino ha ripreso ultimamente a destare interesse; e da quando è impiegato anche nella costruzione delle marmitte catalitiche, la sua domanda è diventata rilevante. Tuttavia, non è possibile fare previsioni a lungo termine, perché sarebbe sufficiente l’invenzione di una tecnologia che impieghi materiali più economici di esso per riportarne la quotazione a livelli decisamente più bassi.

D. I quadri, le sculture, le monete antiche e i francobolli rappresentano un'altra grande categoria di beni rifugio. Quali caratteristiche possiedono e quali garanzie offrono?

R. Tutte queste forme di investimento hanno il vantaggio di coinvolgere emotivamente l'investitore e di appagarlo soprattutto dal punto di vista estetico. Potremmo inquadrarle più nell'ambito del collezionismo che degli investimenti. Presuppongono, per contro, una grande competenza nella materia specifica da parte dell'investitore, perché diversamente questi andrebbe incontro a forti delusioni. Una competenza specifica non è necessaria, invece, per chi investe in diamanti affidandosi a una società che offra le garanzie indispensabili di serietà e di trasparenza. Inoltre, per alcuni dei beni citati, soprattutto se di valore medio-alto, il «disinvestimento» non è affatto immediato, anzi può diventare problematico.

D. Nell’attuale fase contrassegnata da grande incertezza, si riscontra un incremento della domanda di beni rifugio in generale?

R. Sicuramente sì, ma l’Intermarket Diamond Business ne ha registrato una crescita rilevante anche durante le fasi di espansione dell'economia, fattore quest’ultimo dovuto sicuramente alla maggiore propensione degli investitori alla diversificazione del proprio portafoglio. In ogni fase comunque, anche la valutazione della pressione fiscale rende questo tipo di investimento di particolare interesse, stante il fatto che la rivendita dei beni così acquistati e posseduti è immune da ogni tassazione. Va sottolineato che oggi il panorama dei nostri investitori si è molto ampliato, coinvolgendo anche soggetti di non elevata capacità patrimoniale, indice questo di una maggiore attenzione e comprensione delle caratteristiche vincenti del nostro prodotto da parte di una platea estremamente allargata.

D. In base alla sua ricca esperienza, quanta parte del proprio patrimonio consiglierebbe di destinare a questi beni di investimento?

R. Sembra opportuno suggerire investimenti che riguardino solo una piccola porzione della disponibilità finanziaria complessiva. Questo perché si tratta di operazioni a medio e a lungo periodo, e di non immediata liquidabilità. Diciamo che possiamo partire da un minimo del 10 per cento fino ad arrivare a un massimo del 20 per cento del patrimonio, da ripartire in misura inversamente proporzionale alla propensione al rischio dell'investimento.

D. Quali caratteristiche è consigliabile che un diamante da investimento possegga?

R. I diamanti da investimento devono appartenere qualitativamente alle fasce alte, ma devono essere anche facilmente rivendibili, quindi non devono possedere un valore unitario troppo elevato. Come «colore», si fa riferimento ai diamanti di colore D, E, F, G, H, I. Per la «purezza» consigliamo esclusivamente pietre IF ossia Internally Flawless, cioè pure, relegando alla gioielleria quelle che possiedono inclusioni anche minime. Il «taglio» deve essere unicamente rotondo, a brillante, con simmetria e con proporzioni «good» o «very good», in quanto anche la minima imprecisione di taglio compromette il valore del diamante. Il «peso» deve essere compreso tra 0,50 carati e 1,50 carati, per avere pietre più facilmente commerciabili. Per finire, la «fluorescenza» deve essere o debole o assente.

D. Come si fa a stabilire, e quindi a garantire, che tutte queste caratteristiche sono presenti in una pietra?

R. Tutte queste caratteristiche devono essere certificate da Istituti gemmologici riconosciuti internazionalmente, come il GIA, l'HRD o l'International Gemmological Institute di Anversa e di New York, e le pietre devono essere sigillate. È quindi preferibile affidarsi a società come l’Intermarket Diamond Business spa, che è accreditata ad operare con il sistema bancario e fornisce così all'investitore tutte le garanzie di serietà e professionalità necessarie.

D. Il possesso di diamanti può essere assicurato presso primarie imprese di assicurazione?

R. L’Intermarket Diamond Business accompagna ogni investimento in diamanti con una polizza assicurativa per la copertura dei rischi di furto, rapina e incendio, della durata di un anno, stipulata con compagnie primarie che ne riconoscano il valore d'acquisto senza compiere una loro perizia. Si tratta di un’ulteriore, valida garanzia per i nostri clienti. La nostra società si occupa, inoltre, di un aspetto determinante per un investimento: il disinvestimento. Garantisce, infatti, il ricollocamento dei diamanti in tempi reali di mercato e a prezzi trasparenti, pubblicati trimestralmente dal Sole 24 Ore. Queste modalità gestionali ci hanno permesso, in quasi quarant’anni di attività, di soddisfare decine di migliaia di clienti senza nessun problema sul prodotto e, soprattutto, sul servizio.

D. Gli scenari di crisi tipici che inducono a ricorrere a beni rifugio sono attuali, almeno nei Paesi occidentali. Per quale motivo sarebbe opportuno oggi affidarsi a questi beni d'investimento?

R. Ancora una volta la risposta è semplice: bisogna affidarsi a un investimento che nel tempo abbia dimostrato di far fronte ai momenti difficili e di crisi, ma che abbia una sicura rivalutazione anche nei momenti di prosperità. L'ultimo decennio è stato caratterizzato sia da una forte crescita economica, sia da una crisi generalizzata a livello mondiale e, se osserviamo l'andamento delle quotazioni dei diamanti, possiamo affermare con certezza che si tratta di un investimento che premia in qualsiasi condizione di mercato. 

Tags: Febbraio 2013 diamanti Intermarket Diamond Business pietre preziose Claudio Giacobazzi IDB Antinea de Rico

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