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GIAMPIERO MASSOLO: FARNESINA, UNA FINESTRA APERTA SUL MONDO

«Le mie scelte universitarie erano finalizzate al concorso del ministero degli Esteri, pensando di seguire le orme di mio padre, e per questo mi iscrissi alla facoltà di Scienze Politiche della Luiss che ancora non era intitolata a Guido Carli ma si chiamava Università Pro Deo. Una volta laureato nel 1976, però, ebbi l’opportunità di entrare nel mondo imprenditoriale privato. Avevo diverse offerte e preferii una delle più grandi aziende italiane per conoscere il mercato», racconta l’ambasciatore Giampiero Massolo. Ma l’esperienza torinese nella direzione delle relazioni economiche e sociali della Fiat, poi in quella delle Questioni comunitarie e Affari internazionali, sebbene di grande interesse, non gli cancellarono del tutto la predilezione iniziale per la Pubblica Amministrazione; cosicché il 4 maggio 1978 entrò nella carriera diplomatica. Un’aspirazione che oggi i due figli dell’ambasciatore non hanno e non intendono ripetere: Anna Claudia di 24 anni frequenta medicina, Alessandro di 21 per il momento segue il padre solo nella scelta della sede universitaria, iscrivendosi alla Luiss nella facoltà di Diritto ed Economia. In casa comunque nel settore dell’amministrazione pubblica è presente la compagna Anna, alto funzionario della Presidenza del Consiglio.
Nato a Varsavia nel 1954, Giampiero Massolo dal 6 luglio 2008 è al vertice del ministero degli Affari Esteri come segretario generale, un incarico autorevole e delicato che lo impegna non meno di 12 ore al giorno, quando non è in giro per il mondo per incontri internazionali o per recarsi nelle nostre sedi diplomatiche che, precisa con rammarico, nei vari ruoli ricoperti negli anni ha visto meno di quanto avrebbe voluto ma che ora diventa necessario visitare per il grande lavoro di riorganizzazione e soprattutto di razionalizzazione che è stato avviato. «Ho avuto una prima fase della carriera fortunata–racconta–, perché fui assegnato all’ambasciata di Mosca tra il 1982 e il 1985, nel periodo tra la scomparsa di Leonid Breznev e l’avvento di Michail Gorbaciov. Assistere alla fine di quel mondo e all’inizio della crisi dell’Unione Sovietica con il nuovo e imprevedibile annuncio di perestrojka e glasnost, ossia riforme e trasparenza dove sino ad allora aveva governato una dura dittatura, seguendo in particolare l’evoluzione degli aspetti politico-economici della realtà sovietica con i relativi riflessi nei rapporti dell’Urss con i Paesi occidentali, Italia in particolare, è stata una esperienza di grande valore, utile nei successivi incarichi nella rappresentanza permanente dell’Italia presso l’Unione Europea».
Dal 1988 trascorre un lungo periodo alla Farnesina con incarichi nella segreteria generale, seguito da sei anni di distacco alla presidenza del Consiglio, nell’ufficio diplomatico nel sesto e settimo governo Andreotti e nei governi Amato e Ciampi. Nel giugno 1994, con il primo Governo Berlusconi, è capo della segreteria del presidente del Consiglio, incarico confermato nel gennaio 1995 dal governo di Lamberto Dini. Dal 1996 è di nuovo nel ministero, alla guida del servizio stampa e informazione, cui viene aggiunto nel 2000 l’incarico di vicesegretario generale anche con funzioni vicarie.
«L’impegno maggiore nei cinque anni di capo del servizio stampa è stato quello di interessare il pubblico italiano alla politica estera soprattutto per dissipare la sensazione, assai diffusa, che i problemi internazionali non riguardino direttamente la vita, l’economia e la sicurezza dei cittadini. Moltissime persone pensano che il fronte nel quale si combatte la battaglia per la sicurezza quotidiana nell’era della globalizzazione e delle sfide asimmetriche, sia ancora solo all’interno dei confini nazionali, mentre il vero fronte sul quale si combatte la guerra per la loro sicurezza ha inizio fuori dei confini, lontano, nelle aree in cui sono più attivi il terrorismo internazionale, il grande traffico di droga, i fenomeni di destabilizzazione, la criminalità organizzata. E la diplomazia è una delle armi che lo Stato mette a disposizione del cittadino sul fronte meno ovvio, meno prevedibile, più lontano».
Gli incarichi successivi, nel ministero, consentono all’ambasciatore Massolo di delineare un originale progetto in materia di organizzazione dei servizi e di strategie della diplomazia italiana nel suo complesso, per renderla più efficace e adeguata alle nuove esigenze nazionali e internazionali. Nel 2002 giunge un autorevole impulso al progetto da parte di Silvio Berlusconi quando questi nel suo secondo governo, assunto ad interim il ministero degli Esteri rimasto vacante per le dimissioni di Renato Ruggiero, lo mantiene fino a novembre e proclama la necessità di un rinnovamento profondo dei compiti e delle funzioni della diplomazia.
Direttore generale per gli Affari politici multilaterali e per i Diritti umani e successivamente, nel 2004, capo di Gabinetto del ministro Gianfranco Fini con il rango di ambasciatore, nel 2006 Massolo viene nominato direttore generale per il personale. Due anni dopo gli viene affidato dal ministro Massimo D’Alema l’attuale incarico al vertice del ministero, che intende svolgere con l’impegno personale di attuare il necessario cambiamento di compiti, operatività e spirito del sistema diplomatico italiano, rendendolo un motore attivo della vita del Paese sotto l’aspetto economico, culturale, scientifico, tecnologico, immigratorio. Una diplomazia che, sotto il convinto impulso del ministro degli Esteri Franco Frattini, deve agire da protagonista nel complesso delle attività richieste dalle relazioni internazionali del mondo globalizzato, con rapporti problematici, spesso conflittuali.
«La vita delle persone, l’organizzazione degli Stati, le relazioni interpersonali e internazionali–sostiene Massolo–sono cambiate profondamente sotto la spinta delle nuove tecnologie comunicative, dell’inarrestabile flusso dell’immigrazione, del peso acquisito da quei Paesi che eravamo usi definire in via di sviluppo, ma oggi emersi in primo piano come protagonisti sulla scena mondiale; della presenza trasversale di un fattore destabilizzante come il terrorismo. Dobbiamo cambiare anche noi adeguandoci alle nuove esigenze con un totale rinnovamento di mentalità, comportamenti, compiti, funzioni».
L’area della pubblica amministrazione che il nuovo segretario generale intende rinnovare è costituita da una rete di 319 uffici all’estero, di cui 122 ambasciate, 8 rappresentanze presso organismi internazionali, 100 consolati, 89 istituti di cultura; a questi si aggiungono 25 unità tecniche locali di cooperazione allo sviluppo. Una rete che pone la struttura diplomatica italiana al quarto posto nel mondo dopo Usa, Gran Bretagna e Francia e al primo posto per numero di consolati. È composta da oltre 7 mila dipendenti tra diplomatici, dirigenti amministrativi, aree funzionali e personale della promozione culturale, personale a contratto, con il compito di instaurare o incrementare, con i diversi Paesi, rapporti attivi sotto il profilo economico, produttivo, politico, culturale, sociale.
Di questi, circa 2.100 prestano servizio nel Ministero, mentre circa 2.700 sono temporaneamente in servizio presso le sedi all’estero, dove operano anche 2.200 unità reclutate localmente. «Entrando in diplomazia tutti hanno davanti agli occhi la sala del Consiglio di sicurezza dell’Onu; presto si deve scoprire che il Paese si serve dovunque in prima linea, in Europa come nelle Americhe, nei Paesi del Mediterraneo e del Medio Oriente, in Asia e in Oceania come nell’Africa sub sahariana».
Alcune cifre possono illustrare la quantità e la qualità del lavoro corrente svolto dal servizio diplomatico: 93 accordi internazionali firmati nel 2007, in aumento rispetto ai 77 dell’anno precedente; 403 visite all’estero e incontri in Italia con il Capo dello Stato, il presidente del Consiglio e il ministro degli Esteri, attività che richiede grande lavoro di preparazione e che, contro le 285 visite all’estero dell’anno precedente, dimostra il nuovo impegno di relazioni internazionali oggi richiesto. Nelle anagrafi consolari sono iscritti 3.876.067 cittadini italiani; 721 sono stati l’anno scorso gli interventi a favore di connazionali all’estero in situazioni di emergenza; 212 i casi di sottrazioni internazionali di minori nei quali uno dei genitori è italiano; 248.578 gli atti di stato civile perfezionati dalle nostre sedi all’estero, che hanno anche emesso o rinnovato 432.217 passaporti e hanno rilasciato 1.519.816 visti d’ingresso.
Accanto a queste attività in parte di natura amministrativa, va ricordato l’impegno delle sedi diplomatiche sul piano culturale con i corsi di lingua e cultura italiana che registrano 649.838 presenze, e quelli effettuati dagli istituti di cultura con 78.718 iscritti, entrambi in crescita. L’attività sul piano culturale ha acquisito una nuova particolare importanza con lo stimolo del nuovo segretario generale, che la considera «uno strumento fondamentale nelle mani della diplomazia per stringere relazioni economiche e sociali, essendo frutto peculiare e quasi esclusivo della nostra storia culturale, della tradizione dei secoli passati, della presenza di tante opere e città d’arte, insieme alla capacità di creare, produrre e innovare prodotti, della stessa way of life dell’italiano contemporaneo». Le macchine Ferrari ammirate in tutto il mondo, aggiunge Massolo, «nascono dalle macchine di Leonardo. È questo lo ‘strumento culturale’ che nessun altro Paese ha e che la diplomazia deve usare nel modo migliore collaborando con il nostro mondo produttivo privato nelle relazioni internazionali».

Domanda. La cultura vale per il made in Italy, ma anche per le piccole imprese che sono la maggioranza?
Risposta. Attraverso la diplomazia, la politica estera influisce anche sulla tasca del cittadino comune, perché uno dei suoi compiti è quello di assicurare una buona capacità competitiva del Paese nei confronti degli altri, promuovendo l’internazionalizzazione dell’intero sistema produttivo. Questo è un modo per far crescere le imprese e la sicurezza, perché un Paese competitivo e solido ha anche maggiori mezzi per tutelare i cittadini nei soggiorni all’estero per lavoro o per vacanza. Questo è dimostrato dall’azione svolta dall’«Unità di crisi» della Farnesina, nota anche all’estero. Pur se non appare molto evidente, la politica estera riguarda il cittadino comune sia per la posizione del Paese nei rapporti con gli altri, sia per la promozione degli interessi economici delle nostre aziende, sia per la tutela immediata dei cittadini all’estero.

D. Quali sono le risorse finanziarie e come vengono impiegate?
R. Escluso il settore della cooperazione allo sviluppo, nel 2008 il bilancio del ministero degli Esteri è stato di circa 1,7 miliardi di euro, pari allo 0,24 per cento del bilancio dello Stato. Per il 2009 è stato ridotto a 1,6 miliardi e ulteriori tagli sono previsti per il 2010-2011. I fondi per l’aiuto pubblico allo sviluppo sono passati da circa 400 milioni di euro nel 2006 a 703 milioni nel 2008. Le restanti voci di spesa riguardano, tra l’altro, i contributi a organismi internazionali, l’attività negli ambiti multilaterali, il servizio all’estero, l’assistenza alle collettività italiane, la promozione culturale. Se si esclude l’aiuto allo sviluppo, quasi raddoppiato nel triennio 2006-2008, le spese relative al funzionamento delle nostre strutture sono diminuite negli ultimi tre anni: per il servizio all’estero dal 30,2 al 22,4 per cento; per la rete all’estero e per la sede centrale dal 7,5 al 5,2 per cento. Questa progressiva contrazione riflette l’impegno della Farnesina nella razionalizzazione delle strutture e dei costi.

D. Quindi per il Paese è utile investire nel ministero degli Esteri?
R. Il maggiore impegno diplomatico all’estero assicura un più elevato livello di sicurezza per tutti. Il ministero e la sua rete promuovono la competitività delle nostre imprese nel mondo e assistono i connazionali con la capillare rete dei consolati, con le informazioni diffuse dal sito «Viaggiare sicuri» e con l’attività dell’unità di crisi. La rete è stata aggiornata con la chiusura di 15 uffici, l’apertura o l’elevazione di nuovi secondo le mutate priorità, la semplificazione del finanziamento che viene attuato ora con non più di due rimesse valutarie all’anno, la loro crescente autonomia finanziaria e gestionale, il migliore uso delle risorse, l’eliminazione di autorizzazioni dal centro. È stata introdotta per le sedi all’estero anche la possibilità di ottenere sponsorizzazioni da parte di soggetti pubblici e privati, per finanziare lavori di manutenzione, attività e personale interinale. Aumentano il ricorso alle tecnologie e il tipo di servizi, si semplificano le procedure. Entro l’anno entrerà in funzione il «consolato digitale» che fornirà servizi consolari in rete come il rilascio di passaporti e certificati; mediante la carta d’identità elettronica si potrà compiere in rete l’iscrizione all’anagrafe, fissare un appuntamento con un operatore, verificare lo stato di una pratica, ottenere informazioni. Entro il 2009 tutte le comunicazioni con il ministero saranno elettroniche, eliminando il ricorso alla carta.

D. Oltre alla Farnesina, chi sostiene la competitività del Paese all’estero?
R. Ai 319 uffici all’estero del ministero si affiancano 115 uffici dell’Ice in 86 Paesi, 140 camere di commercio in 48 Paesi, più di 90 sedi o «antenne» degli enti locali, quelle di altri ministeri e della Banca d’Italia, 24 uffici dell’Enit in 20 Paesi, 414 comitati della Dante Alighieri, rappresentanze di associazioni di categoria, di grandi e medie aziende italiane e di istituti bancari. Ma per assicurare la massima efficacia e coerenza all’attività quotidiana della rete all’estero è essenziale rinnovare assetti e metodi dell’Amministrazione centrale. Per questo è stata creata una struttura dedicata alla competitività e denominata «unità per il sistema Paese e le autonomie territoriali».

D. Quali sono i suoi compiti?
R. Cura i rapporti con aziende produttive italiane affiancando le direzioni generali. È stata avviata una prassi di incontri degli alti dirigenti del ministero con i vertici dei grandi gruppi industriali e finanziari italiani. Con il ministero dello Sviluppo economico si è dato vita a una «cabina di regia per l’Italia internazionale», che ha il compito di coordinare le attività coinvolgendo Ice, Confindustria, regioni, amministrazioni dello Stato, Abi, Enit, sistema camerale, associazioni di categoria. È stato anche istituito, con il ministero dell’Economia, un comitato per la tutela degli interessi economici all’estero al fine di analizzare le opportunità e i rischi connessi ai fondi sovrani e le possibilità di crescita sostenibile dei Paesi in via di sviluppo. È un organismo tecnico di supporto per il Governo, di cui fanno parte esperti designati dai ministri degli Esteri e dell’Economia. Alla ricerca della competitività, quindi, il ministero degli Affari Esteri partecipa con nuove strutture, mentalità e metodi di lavoro, mettendo a servizio del Paese la rete all’estero in collaborazione con i numerosi attori presenti in campo internazionale, che concorrono a formare e promuovere l’immagine e gli interessi dell’Italia nel mondo.

Tags: commercio made in italy MAECI - MINISTERO AFFARI ESTERI COOPERAZIONE INTERNAZIONALE Gennaio 2009 Giampiero Massolo

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