Prima l’alcol e poi un analcolico, poi daccapo: è l’intermittenza dei nuovi giovani, che si legano non più all’eccesso ma all’esperienza e vogliono garantirne la qualità.
La Generazione Z sta ridefinendo in modo profondo e strutturale il rapporto con l’alcol, intervenendo su uno degli elementi più radicati della socialità contemporanea. In questo cambiamento si inserisce il fenomeno del zebra striping, una pratica che consiste nell’alternare bevande alcoliche e analcoliche durante la stessa occasione sociale. Non si tratta di una rinuncia ideologica né di una scelta moralizzante, ma di una rinegoziazione consapevole del consumo, che rispecchia una diversa gerarchia di valori rispetto al passato. Per molti giovani, l’alcol non è più un passaggio obbligato della vita notturna, ma un’opzione tra le altre, da gestire con attenzione e intenzionalità.
A differenza delle generazioni precedenti, cresciute in un contesto in cui bere era spesso associato alla trasgressione, alla costruzione dell’identità adulta o al senso di appartenenza al gruppo, la Gen Z vive l’esperienza dell’alcol in modo più fluido e meno normativo. Il zebra striping nasce proprio da questa flessibilità: permette di bere senza eccedere, di partecipare alla socialità senza rinunciare al controllo, di prolungare il piacere della serata senza compromettere il benessere fisico e mentale. L’obiettivo non è lo sballo, ma la continuità dell’esperienza, intesa come qualcosa che deve restare positiva non solo nel momento presente, ma anche il giorno successivo.
Questo approccio è strettamente legato a una maggiore attenzione alla salute complessiva, tema centrale per una generazione cresciuta tra crisi economiche, pandemia e una costante esposizione al discorso pubblico sul benessere mentale. Dormire bene, mantenere lucidità, essere performanti nello studio e nel lavoro, allenarsi o semplicemente sentirsi in equilibrio sono priorità che rendono sempre meno compatibili gli eccessi alcolici tradizionali. Alternare cocktail a mocktail, acqua o bevande funzionali diventa quindi una strategia pratica per conciliare vita sociale e cura di sé, senza dover scegliere tra partecipazione e rinuncia.
Anche il contesto culturale e mediatico ha giocato un ruolo determinante in questa trasformazione. I social network hanno reso visibili non solo i momenti di festa, ma anche le conseguenze meno glamour dell’abuso di alcol, contribuendo a ridurre la pressione sociale legata al “bere per forza”. Allo stesso tempo, dichiarare di bere poco o di alternare bevande non è più percepito come un segnale di esclusione, ma sempre più spesso come una scelta informata e matura. Il zebra striping diventa così una forma di mediazione sociale: consente di stare nel gruppo mantenendo autonomia decisionale, senza dover giustificare continuamente le proprie scelte.
Le ricadute di questo cambiamento sono già visibili anche sul piano economico e commerciale. Bar, locali e brand del beverage stanno ampliando l’offerta di drink analcolici e low-alcohol, puntando su cocktail senza alcol sempre più complessi, bevande fermentate, infusioni botaniche e prodotti pensati per essere degustati lentamente. Non si tratta più di alternative di ripiego, ma di esperienze a pieno titolo, spesso curate quanto quelle alcoliche. In questo senso, il zebra striping non riduce semplicemente il consumo, ma ne cambia la qualità e la narrazione, spostando l’attenzione dalla quantità al valore dell’esperienza.
Più in profondità, questa tendenza racconta un mutamento culturale più ampio che riguarda il rapporto con il piacere, il tempo libero e il controllo di sé. La Gen Z non rifiuta il divertimento, ma rifiuta l’idea che il divertimento debba necessariamente passare attraverso l’eccesso. Bere meno, o bere in modo intermittente, diventa una forma di autodeterminazione in un mondo percepito come instabile e ad alta intensità emotiva. È una scelta che parla di consapevolezza, di responsabilità individuale e di una diversa idea di libertà, non più legata alla perdita di controllo ma alla capacità di gestirlo. Il zebra striping va letto dunque non come una moda passeggera, ma come il sintomo di una ridefinizione profonda dei codici sociali legati all’alcol. Una trasformazione che non elimina il brindisi, ma lo rende più selettivo, più intenzionale e più coerente con le esigenze di una generazione che ha imparato presto a muoversi tra limiti, equilibrio e complessità.
La Redazione