Una fiera rivolta all’estero per esplorare le nuove tendenze e dinamiche del food&beverage
Tra i partner di questa edizione che si inaugura domani, diverse sigle internazionali rappresentative delle più importanti filiere del food & beverage quali Food&Drink Europe, EDA (European Dairy Association), AREPO (Associazione delle Regioni Europee per i Prodotti di Origine), AIM (Association des Industries de Marque), COPA-COGECA, ma non solo: su circa 5mila marchi, tra collettive e stand individuali, circa 1.500 sono di espositori provenienti dall’estero, per la precisione da 80 Paesi, sicuramente uno dei punti di attenzione per i 100mila visitatori professionali già pre-accreditati alla manifestazione. Gli espositori internazionali sono quindi il 30% del totale, confermando le stime iniziali di Fiere di Parma – che da due anni gestisce la manifestazione a Rho Fiera – di crescita del +20% sul 2025. Si registra la crescita quali-quantitativa degli espositori di alcune aree, tra cui alcune new entry come Algeria, Corea del Sud, India, Libia, Paesi Baschi, Sri Lanka, Uzbekistan; rimangono positive le conferme da area MENA, che registra un’unica defezione da Saudi Export a causa del conflitto bellico, con presenze cresciute dal Medio-Oriente rispetto all’edizione dell’anno scorso; per l’area LATAM, confermati espositori da Argentina, Cile, Cuba, Ecuador, Messico.
Buyer da Giappone, Corea del Sud, Canada, USA, Brasile, Francia
Tra le delegazioni invece di buyer confermate meritano attenzione quelle di Giappone, Corea del Sud, Canada, USA, Brasile, Francia, tutte aree che si prospettano come di grande interesse sia per l’export della nostra produzione food&drink nazionale che per la crescita globale del settore, come confermano le rilevazioni di ICE-Agenzia, partner strategico di Fiere di Parma nel favorire incoming di top buyer e stakeholder attraverso le sue sedi estere.
Giappone
Il Giappone si conferma uno dei partner strategici più rilevanti per l’interscambio agroalimentare con l’Italia: non più un mercato emergente ma un vero e proprio partner di medio-lungo periodo. Il settore food&beverage vale nel complesso circa 560 miliardi di dollari (retail + ristorazione): non a caso, saranno presenti in fiera Aeon Group, uno dei più grandi gruppi retail del Giappone e dell’Asia, Seijo Ishii, catena di supermercati di fascia medio-alta, famosa per la selezione curata di prodotti gourmet e importati e Takashimaya, storica catena di grandi magazzini di lusso del Paese. Secondo i dati forniti da ICE-Agenzia, le esportazioni italiane di prodotti agroalimentari verso il Giappone hanno registrato un incremento del 14% negli ultimi due anni, superando il valore di 1,9 miliardi di euro: la domanda riguarda soprattutto prodotti di alta qualità, in particolare quelli trasformati, vino, olio extravergine di oliva, lattiero-caseari e pasta, quest’ultima in significativa crescita nei diversi canali distributivi del Paese.
Corea del Sud
Si tratta di un mercato emergente, quello agroalimentare è in crescita moderata ma costante e mostra una particolare dinamicità nel segmento dei prodotti trasformati. Secondo la rilevazione di ICE-Agenzia, l’export agroalimentare italiano verso la Corea si aggira intorno ai 530 milioni USD (2024) e, nell’ultimo anno, ha registrato una crescita dell’8,54%. Se l’Italia possiede una quota ancora piuttosto limitata in termini quantitativi (1,4% dell’import totale), in termini qualitativi registra una forte presenza in specifici segmenti premium, come i formaggi e i latticini (in cui l’Italia detiene la quota del 7,74%, molto più alta rispetto alla media generale), l’olio d’oliva, la pasta, il caffè, il cioccolato, le conserve di pomodoro, l’aceto e i prodotti da forno. Quest’anno presenti tre importanti realtà: Emart, la più grande catena di ipermercati del Paese, GS Retail, operatore retail diversificato, noto soprattutto per le catene di convenience store e supermercati ed E-Land Group, conglomerato attivo in diversi settori, tra cui retail, moda, hospitality e food service.
Canada
È un mercato maturo, con oltre 41 milioni di abitanti e una forte concentrazione urbana, in cui la distribuzione è dominata dalla GDO, affiancata da negozi indipendenti e da un e-commerce in crescita. Saranno presenti Loblaw, il più grande gruppo di distribuzione alimentare del Paese, e Sobeys, seconda grande catena di supermercati in Canada, parte del gruppo Empire Company Limited. La presenza di una forte comunità italiana, soprattutto in Ontario e Québec, rappresenta un fattore chiave per la diffusione dei prodotti italiani, in costante aumento. Ice-Agenzia rileva che le esportazioni agroalimentari italiane verso il Canada hanno raggiunto 1,426 miliardi CAD nel 2024, con una crescita del +13,3% su base annua; inoltre, nei primi mesi del 2025 si registra un ulteriore aumento (+13,65%). I prodotti italiani, percepiti come di alta qualità, competono con altri Paesi europei come Spagna e Francia nella fascia premium: in particolare, sono molto apprezzati e richiesti pasta, olio, formaggi e salse. Una criticità importante è l’italian sounding (quasi il 60% contro il 41% di prodotti autentici italiani): un fenomeno che cresce del 5% su base annua.
Stati Uniti
Gli USA rappresentano un mercato strategico per l’export agroalimentare italiano, caratterizzato da una domanda crescente di prodotti di qualità: i consumatori americani mostrano un interesse sempre maggiore verso la dieta mediterranea, i prodotti premium e le esperienze gastronomiche legate alla cultura italiana. Presenti in fiera le principali catene di supermercati del Paese, tra cui Albertson, Amazon – Whole Foods Market USA, Walmart, H-E-B, Sam’s Club, Schnuck Markets, significativa e sempre interessante la presenza di catene di supermercati indipendenti, importatori e distributori per il Retail e per il foodservice. E, a proposito di fuoricasa, sono particolarmente attese alcune catene leader tra cui Sysco, US Food, The Chef Wharehouse. In crescita la presenza di compagnie di navi da crociera, come Royal Caribbean Cruise Lines e Norwegian Cruise Line Holding. La presenza di operatori professionali è sempre massiccia e in crescita rispetto alla precedente edizioni. Anche in questo caso, nonostante il forte potenziale, il sistema italiano deve affrontare la concorrenza dei prodotti italian sounding, che imitano l’italianità senza rispettarne gli standard qualitativi, e la complessità del sistema distributivo statunitense, che richiede competenze specifiche e investimenti mirati. A ciò si aggiungono dinamiche di prezzo, logistica e regolamentazione che possono rappresentare barriere all’ingresso o alla crescita. Un ruolo centrale è svolto dalla distribuzione moderna e dal food service, che rappresentano canali privilegiati per valorizzare i prodotti italiani.
Brasile
Presenze di buyer in fiera più che raddoppiate rispetto al 2025. Tra i partecipanti, le principali catene di supermercato attive a livello nazionale, tra cui Assaí Atacadista, Carrefour Brasil, Grupo Pão De Açúcar; è significativa anche la presenza di catene attive a livello regionale e particolarmente reattive al prodotto italiano come Cia Zaffari Comércio E Industria, Irmãos Muffato E Cia Ltda, Oba Hortifruti, Rede Brasil, Super Mercado Zona Sul S.A. Presenti, inoltre, i principali importatori, distributori e alcune catene di ristorazione. Secondo i dati forniti da ICE-Agenzia, il Brasile è il 3° produttore agricolo mondiale e tra i primi esportatori di materie prime agricole e il comparto agroalimentare contribuisce a circa il 24,4% del PIL (includendo trasformazione e distribuzione). I principali fornitori del Brasile sono Paesi del Mercosur (Argentina, Paraguay, Uruguay) per vicinanza geografica, ma l’Italia è al secondo posto tra i Paesi europei fornitori (con una quota del 3,5% circa, per un valore di 362 milioni USD, in crescita costante di anno in anno), soprattutto su prodotti trasformati e di qualità, in particolare prodotti da forno e pasta (19,1%), vino (17,2%) e frutta (15,9%). Negli ultimi tre anni, si è notata una crescita significativa della pasticceria (+33,9%) e delle conserve vegetali (+52%). L’export brasiliano verso l’Italia vale 841 milioni USD (dato 2023), il caffè il prodotto più esportato.
Francia
Quasi raddoppiata la presenza in fiera di buyer da oltralpe, rispetto alla scorsa edizione. Degno di nota il ritorno massiccio della GDO, con Carrefour France, Groupe Casino, Monoprix, Systeme U, Aura Retail, oltre che del cash & carry, con Promocash e Metro France, oltre ai principali importatori, distributori e ad una crescente presenza di catene di ristorazione, tra cui Il Ristorante, La Famille, Big Mamma Group France. La grande distribuzione organizzata rimane il canale principale, con una crescente attenzione verso i prodotti a marchio del distributore e l’e-commerce (drive e consegne a domicilio). L’Italia ricopre un ruolo di primaria importanza per il mercato francese, essendo il quinto fornitore di beni agroalimentari. Secondo gli ultimi dati ICE, le esportazioni italiane verso la Francia hanno raggiunto i 6,26 miliardi di euro, registrando una crescita significativa del +8,99% rispetto all’anno precedente. La Francia è un forte importatore di pasta (copre il 64% del fabbisogno tramite import) e l’Italia domina questo mercato con una quota di mercato del 49,24%. Il nostro Paese, inoltre, è stabilmente al primo posto tra i fornitori di formaggi, con una quota di mercato del 33,26% e un valore di circa 930 milioni di euro nel 2023; nonostante la forte concorrenza spagnola, l’Italia è il secondo fornitore di olio d’oliva con una quota del 17,42%. La Francia è un attore centrale del sistema agroalimentare europeo sia come produttore che come mercato di sbocco: secondo gli ultimi aggiornamenti disponibili, l’export agroalimentare francese vale circa 80,6 miliardi di euro.