In occasione dei sei decenni dell’AIS, in Piemonte si analizzano le nuove dinamiche del vino italiano e piemontese tra mercato, consumi e prospettive future.
Nel quadro delle celebrazioni per i sessant’anni dell’Associazione Italiana Sommelier, AIS Piemonte ha organizzato un convegno che ha riunito esperti, studiosi e rappresentanti del settore per esaminare l’evoluzione del vino italiano e delinearne gli scenari futuri. L’iniziativa, intitolata “Il racconto del vino italiano: 60 anni in 60 minuti”, ha ripercorso le trasformazioni di un comparto che continua a occupare un ruolo centrale nella cultura e nell’economia nazionale, grazie a un patrimonio produttivo e identitario che l’AIS promuove da decenni attraverso attività formative e iniziative di divulgazione.
L’incontro ha evidenziato un quadro economico complesso, segnato da consumi in contrazione e da un’offerta che tende a privilegiare la quantità, anche per effetto degli incentivi pubblici. Sul piano internazionale l’Italia mantiene tuttavia una posizione di primo piano: è il primo produttore mondiale per volumi, con il 20% della produzione globale, e il secondo mercato per valore, pari a 16,1 miliardi di euro nel 2024, mentre la Francia guida la classifica con 33,3 miliardi. Rispetto al 2023 si registra inoltre una crescita del 20% dei volumi, segnale di una filiera dinamica ma esposta agli squilibri tra produzione e domanda.
Ampio spazio è stato dedicato al vino piemontese, rappresentato qui da Bruno Ceretto, fondatore della Ceretto Aziende Vinicole (nella foto in alto). Il settore costituisce uno dei punti di forza del comparto nazionale grazie a un modello produttivo fondato su un elevato numero di indicazioni geografiche e su un valore paesaggistico e storico riconosciuto a livello internazionale. Il primato regionale nel numero di IG conferma il radicamento di un sistema che coniuga qualità e tradizione, ma che necessita di una comunicazione più efficace per intercettare il crescente interesse delle nuove generazioni e dei flussi turistici orientati a forme di viaggio lente e culturali. Il territorio, valorizzato e raccontato in maniera adeguata, possiede caratteristiche in grado di rispondere alle tendenze emergenti del turismo enogastronomico.
Il tema delle generazioni più giovani è emerso con chiarezza, con consumi in diminuzione nella fascia 25-35 anni e un quarto di questo segmento che dichiara un approccio quasi nullo al vino. Le cause sono attribuite anche a un linguaggio percepito come eccessivamente tecnico e a modalità di visita nelle cantine giudicate spesso ripetitive. L’enoturismo, che potrebbe costituire una via d’accesso privilegiata per questo pubblico, richiede format più moderni, capaci di diversificare l’esperienza e di adattarsi alle aspettative contemporanee.
Nel corso del convegno sono state affrontate anche le sfide regolatorie europee, tra cui le nuove indicazioni obbligatorie introdotte in Irlanda per le etichette degli alcolici. È stato evidenziato come la comunicazione del vino debba evolvere oltre l’aspetto strettamente legato al consumo alcolico, valorizzando la dimensione culturale, storica e territoriale che rappresenta una delle principali specificità italiane e piemontesi.
Il percorso si è concluso con una riflessione sulla tradizione produttiva piemontese, che rimane uno degli assi portanti della reputazione internazionale del vino italiano grazie alla sua capacità di coniugare storia, qualità e identità territoriale. La presenza congiunta di istituzioni, produttori, consorzi, studenti e appassionati ha sottolineato il ruolo dell’Associazione Italiana Sommelier come soggetto capace di aggregare competenze, sensibilità e generazioni diverse in un settore che continua a evolvere ma che conserva solide radici culturali.
L’appuntamento si inserisce così nel percorso più ampio con cui AIS celebra sei decenni di attività, confermando la sua funzione nel diffondere la cultura del vino e nel sostenere una filiera che, tra criticità e opportunità, rimane uno dei motori economici e identitari del Paese.