A Villa Medici due mostre dedicate ad Agnès Varda e Nicole Gravier riflettono sul potere delle immagini.
Da oggi, 25 febbraio 2026, l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici apre al pubblico due mostre che resteranno visitabili fino al 25 maggio per “Agnès Varda. Qui e là, tra Parigi e Roma” e fino al 4 maggio per “Nicole Gravier. Fotoromanzo”, un doppio progetto espositivo che attraversa fotografia, cinema e cultura visiva contemporanea attraverso una prospettiva femminile capace di interrogare il rapporto tra immagini e immaginario collettivo. L’iniziativa si inserisce nel quadro delle celebrazioni per il settantesimo anniversario del gemellaggio tra Parigi e Roma e conferma la vocazione di Villa Medici come spazio di ricerca e dialogo internazionale, dove linguaggi artistici differenti vengono messi in relazione per riflettere sui dispositivi della rappresentazione e sulla costruzione delle narrazioni visive nel tempo.
Agnès Varda
La retrospettiva dedicata ad Agnès Varda (nella foto in alto) costituisce il nucleo principale del progetto e rappresenta la prima grande esposizione italiana focalizzata sulla sua produzione fotografica, presentata non come ambito separato dalla sua attività cinematografica ma come parte integrante di una stessa scrittura per immagini, nella quale fotografia e film dialogano costantemente e si influenzano reciprocamente. Il percorso prende avvio dalla Parigi dell’artista e dal cortile-atelier di rue Daguerre, luogo di vita e di lavoro per quasi settant’anni e spazio emblematico della sua pratica creativa, intorno al quale si costruisce un racconto visivo attento alla dimensione quotidiana della città, alle presenze marginali e alle relazioni umane osservate con precisione e sensibilità, lontano dalle rappresentazioni monumentali e più orientato a restituire il tessuto sociale e culturale della vita urbana.
Accanto alla dimensione parigina, la mostra dedica un’ampia sezione all’Italia, ricostruendo attraverso fotografie e materiali d’archivio i viaggi e i soggiorni che hanno segnato momenti importanti della formazione e della maturità artistica di Varda, da Venezia a Roma, dai giardini rinascimentali ai set cinematografici frequentati negli anni Sessanta, evidenziando la capacità dell’artista di abitare i luoghi senza ridurli a semplice sfondo, ma integrandoli in una ricerca visiva attenta a geometrie, contrasti e dettagli apparentemente secondari; l’esposizione riunisce oltre 130 opere tra stampe originali, estratti filmici, documenti, manifesti e oggetti personali, frutto di una collaborazione internazionale che coinvolge il musée Carnavalet – Histoire de Paris, Paris Musées e la Succession Agnès Varda, con un approfondimento specifico dedicato al rapporto con l’Italia curato da Carole Sandrin e sviluppato a partire dagli archivi fotografici e dalla produzione di Ciné-Tamaris.
Il percorso espositivo si articola in nove capitoli tematici che compongono una biografia per immagini, dagli esordi parigini alle successive sperimentazioni visive, includendo momenti cruciali come il viaggio italiano del 1959 e il soggiorno romano del 1963, quando Varda fotografò Luchino Visconti, Jean-Luc Godard e protagonisti del cinema europeo come Brigitte Bardot, Jack Palance e Michel Piccoli, restituendo uno spaccato della scena culturale internazionale dell’epoca; il dialogo con opere di altri artisti presenti in mostra contribuisce a delineare il contesto creativo nel quale la sua ricerca si è sviluppata, evidenziando la rete di relazioni e collaborazioni che ha accompagnato la sua pratica artistica nel corso degli anni.
Nicole Gravier
Nicole Gravier. Fotoromanzo propone una rilettura critica dell’immaginario popolare attraverso una pratica artistica che ha utilizzato il détournement e la decostruzione degli stereotipi mediatici per interrogare il ruolo delle immagini nella costruzione dell’identità e delle narrazioni di genere, mettendo in luce il legame tra cultura visiva e movimenti femministi degli anni Settanta; la mostra evidenzia come il lavoro di Gravier, pur partendo da materiali apparentemente effimeri come il fotoromanzo e la fotografia popolare, si inserisca in una riflessione più ampia sul potere delle immagini e sulla possibilità di riscriverne il significato attraverso interventi critici e operazioni di montaggio.
All’inizio degli anni Settanta l’artista si trasferisce in Italia, prima a Roma e poi a Milano, entrando in contatto con un ambiente culturale attraversato da profonde trasformazioni sociali e linguistiche che influenzano in modo decisivo il suo percorso artistico; così individua nel fotoromanzo un territorio privilegiato di osservazione critica, non tanto per la sua dimensione narrativa quanto per il ruolo che esso riveste nella costruzione di modelli visivi condivisi. La serie Miti & Cliché: Fotoromanzi nasce da un processo di rilettura dei codici tipici della stampa sentimentale italiana, rielaborati attraverso interventi scenici e montaggi che ne alterano il significato originario e ne mettono in luce le dinamiche implicite, evidenziando come certe posture e certi schemi narrativi contribuiscano a consolidare una rappresentazione stereotipata del femminile. A questa indagine si affianca Miti & Cliché: Pubblicità, progetto in cui Gravier interviene su immagini provenienti dalla moda e dalla stampa femminile, isolando dettagli, modificando sequenze e riorganizzando il rapporto tra testo e fotografia per rivelare le strutture ideologiche sottese agli ideali di successo, bellezza e felicità promossi dai media.
Attraverso operazioni di taglio, sovrapposizione e ricomposizione, Gravier costruisce dispositivi visivi che destabilizzano la percezione immediata e invitano a interrogare ciò che appare familiare, trasformando materiali iconografici diffusi in strumenti di analisi culturale; questo approccio si sviluppa in stretto rapporto con il clima intellettuale dell’Italia degli anni Settanta e con il dibattito femminista che ha messo in discussione il potere delle immagini e del linguaggio, instaurando un dialogo ideale con artiste e teoriche come Carla Lonzi, Mirella Bentivoglio e Tomaso Binga e trovando punti di contatto con la ricerca di Agnès Varda, con la quale condivide l’attenzione per il quotidiano e per la capacità dell’immagine di diventare spazio di riflessione critica e trasformazione simbolica.
La Redazione
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