Vignanello e il Castello Ruspoli, una gita rinascimentale

Tuscia. Vicino Roma (un’ora esatta) ma molto più vicino a Viterbo (30 minuti) c’è un castello che sui social si tende ad accostare ad una “Bridgerton dei giorni nostri”, facendo riferimento a quella serie tv che descrive il mondo dei nobili londinesi a inizio del XIX secolo e invitando ad andarlo a visitare. Questo castello non è limitato nei suoi spazi interni, essendo interamente arredato, ed ha una particolarità: è ancora abitato dai suoi originari proprietari, due donne, Giada e Claudia Ruspoli. Esso, infatti, è Castello Ruspoli.

Vi si accede non da un viale esterno o da un parco, ma direttamente dal centro del borgo di Vignanello, dalla piazza principale (Piazza della Repubblica) dove si trova perfettamente integrato. L’ingresso attuale è frutto della trasformazione di una rocca medievale: prima del XVI secolo il complesso era una fortificazione costruita sul punto più alto del borgo, collegata alle mura ed accessibile solo dal lato controllabile militarmente. L’ingresso era quindi rivolto verso l’abitato, non verso la campagna, poiché permetteva controllo sugli accessi e garantiva protezione agli abitanti in caso di attacco, oltre ad integrare castello e comunità fungendo da cuore politico e rifugio collettivo. Quando i Farnese e, dopo, i Marescotti, trasformarono la fortezza in residenza nobiliare, monumentalizzarono gradualmente l’area di ingresso. Le visite guidate citano spesso anche un ingresso storico sul lato sud (quello che dall’interno si osserva dalle finestre del piano nobile), che era l’accesso operativo collegato alle attività quotidiane e ai servizi.

Il nome Vignanello deriva forse da Vineanellum, cioè piccola vigna: la zona è infatti coltivata a vite fin dall’epoca romana grazie al terreno vulcanico dei Monti Cimini, particolarmente fertile. Ancora oggi l’economia agricola locale mantiene una forte tradizione vitivinicola e di coltivazioni storiche della zona: il paesaggio attorno al borgo racconta un’identità agricola. Come molti centri della Tuscia, esso sorge su una base di tufo, roccia vulcanica morbida e facilmente lavorabile, e non ha nulla di turistico nonostante l’incombente presenza del Castello, fondandosi sui ritmi locali: Vignanello è un viaggio breve nello spazio, ma sorprendentemente profondo nel tempo.

Sorto su un precedente insediamento medievale attestato già prima dell’anno Mille, il Castello Ruspoli assunse l’aspetto attuale nel XVI secolo, quando il feudo di Vignanello venne concesso nel 1531 da Papa Clemente VII a Beatrice Farnese Baglioni, per poi passare alla famiglia Marescotti attraverso il matrimonio di Ortensia Farnese. Da fortezza difensiva il complesso venne progressivamente trasformato in residenza rinascimentale, arricchita via via da giardini e spazi di rappresentanza che rifletterono il ruolo politico e sociale della nobiltà locale nello Stato Pontificio. Alla fine del Seicento, con il matrimonio tra un esponente dei Marescotti e Vittoria Ruspoli, si iniziò a impiegare il cognome di lei: la famiglia Ruspoli, infatti, non aveva eredi maschi diretti e, per evitare l’estinzione del casato e del patrimonio, venne stabilito un accordo che prevedeva l’assunzione del cognome Ruspoli da parte dei loro discendenti.

Di Castello Ruspoli è possibile visitare una parte del piano terra, con il suo dettagliato ed alto albero genealogico segnato sul muro di una stanza, e la cappella di Santa Giacinta, nata Clarice Marescotti nel 1585 a Vignanello e appartenente alla famiglia nobiliare che vi abitava, i Marescotti. Cresciuta in un ambiente aristocratico, Clarice entrò giovanissima nel monastero francescano di Viterbo per volontà familiare e non per vocazione religiosa, tanto che condusse in convento una vita sfarzosa e piena di vizi. Quando si ammalò, e neanche il prete che si recò da lei volle benedirla, ebbe una conversione spirituale e scelse austerità, preghiera e assistenza ai poveri e ai malati: con il nome religioso di Giacinta, dedicò il resto della vita alla carità e alla cura degli ultimi, fondando opere assistenziali e confraternite delle quali sono ancora presenti le vestigia (un esemplare interamente bianco, con larghi cappucci aventi due buchi per gli occhi). Morì nel 1640 e fu canonizzata nel 1807; oggi è venerata come patrona locale e figura centrale della memoria religiosa del paese.

Anche il primo piano è visitabile. Consta di tre salotti. Degno di nota il primo, per la presenza di uno strumento a tastiera (il pianoforte era stato appena inventato) suonato da un giovane compositore tedesco: Georg Friedrich Händel. In Italia per perfezionarsi nello stile musicale italiano, egli venne ospitato tra il 1707 e il 1708 dal principe Francesco Maria Marescotti Ruspoli e in quella stessa sala compose numerose cantate da camera, serenate e musiche sacre, più di cinquanta composizioni destinate all’esecuzione privata nei saloni nobiliari, musica pensata per ambienti raccolti ed eseguita davanti a piccoli circoli aristocratici secondo l’usanza barocca del tempo: per questo, quella corte principesca divenne un vero centro musicale nella vita quotidiana.

Dalle finestre è visibile (e in seguito visitabile) uno degli esempi più significativi di giardino rinascimentale della Tuscia, creato nel XVI secolo per volontà di Ottavia Orsini, che si ispirò all’opera del padre Pier Francesco Orsini, detto Vicino, ideatore del Sacro Bosco di Bomarzo (anche conosciuto come Parco dei Mostri). Quando Ottavia giunse a Vignanello per il matrimonio con Marcantonio Marescotti, il castello si affacciava su una semplice vallata tufacea priva di sistemazioni paesaggistiche. Per realizzare i giardini fu necessario un intervento ingegneristico imponente. Il giardino non nacque come spazio puramente decorativo ma con funzione pratica e produttiva: era un orto destinato all’autosufficienza della dimora, coltivato secondo una concezione ancora legata alla tradizione medievale, irrigato da un sofisticato sistema idraulico alimentato da una cisterna situata nella parte alta del paese e collegato da condotti sotterranei in terracotta. Fu nei secoli successivi, tra Seicento e Settecento, che venne trasformato secondo i canoni del giardino all’italiana, con geometrie regolari, siepi potate, percorsi simmetrici e fontane ornamentali per rappresentanza e passeggio aristocratico. Ancora oggi Claudia e Giada Ruspoli ne curano personalmente la manutenzione, mantenendo vivo il rapporto tra dimora storica e vita quotidiana.

Questo Castello merita una visita, così la merita Vignanello. Possibilmente in primavera, quando i giardini di Ottavia fioriscono, godendo anche del fatto che i telefonini non prendono per assaporare un sano silenzio rinascimentale.

Romina Ciuffa

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Romina Ciuffa

Romina Ciuffa è direttore di Specchio Economico dal 2016.

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