Un 2025 di consolidamento per i vini certificati da Valoritalia

bicchieri di vino

Nel 2025 la filiera vitivinicola italiana certificata da Valoritalia, società specializzata nell’agroalimentare (219 le denominazioni di origine, il 56% della produzione nazionale dei vini), conferma una sostanziale tenuta dei volumi, mantenendosi su livelli superiori a quelli precedenti la pandemia, nonostante un contesto internazionale segnato da instabilità geopolitica, tensioni commerciali e una domanda globale ancora debole. I dati, aggiornati al 31 dicembre 2025 ed elaborati da Valoritalia – che certifica oltre il 60% dei volumi di produzione e imbottigliamento di tutte le denominazioni di origine italiane – descrivono una fase di consolidamento dopo la forte crescita registrata nel periodo post-Covid: il settore attraversa una fase di assestamento, caratterizzata tanto da una contrazione contenuta dei volumi quanto da un rafforzamento delle produzioni a maggiore valore aggiunto.

Lo scenario: denominazioni, tipologie, volumi, export

Gli imbottigliamenti complessivi segnano una flessione contenuta del 2,1% rispetto al 2024, un dato interpretato come fisiologico assestamento del mercato più che come inversione strutturale di tendenza. All’interno di questo quadro emergono però dinamiche differenziate. I vini DOC e DOCG crescono dell’1% sia su base annua sia rispetto alla media dell’ultimo triennio, confermando il rafforzamento del posizionamento qualitativo della produzione italiana. Al contrario, i vini IGT registrano una contrazione significativa: -12% rispetto al 2024 e -10% sulla media del triennio precedente, evidenziando una maggiore esposizione alle difficoltà del mercato. Anche le diverse tipologie mostrano andamenti divergenti. Continuano a crescere gli spumanti (+1%), i rosati (+5,7%) e i bianchi fermi (+2,7%), mentre i vini rossi subiscono un calo superiore al 13%. Si tratta di una tendenza coerente con l’evoluzione dei consumi, che da anni premiano vini più freschi e leggeri, sia in Italia sia sui mercati esteri.

Un elemento centrale emerso dall’analisi riguarda la forte differenziazione tra le denominazioni in base ai volumi commercializzati. Le micro-denominazioni (meno di 10 mila ettolitri imbottigliati) rappresentano il 70% delle 219 DO certificate ma solo il 2% dei volumi totali e registrano una perdita del 7,2%, superiore alla media del comparto. Le denominazioni tra 10 e 20mila ettolitri crescono del 3% mentre quelle tra 20 e 50mila ettolitri calano del 4,7%. Le medio-grandi (50–150mila ettolitri) segnano un +4%, mentre le grandi denominazioni oltre 150mila ettolitri registrano -2,7%. Il dato evidenzia una debolezza strutturale delle realtà più piccole, meno attrezzate per affrontare le oscillazioni del mercato. Dal punto di vista della produzione il settore resta fortemente frammentato: oltre il 75% degli imbottigliatori certificati commercializza meno di 65mila bottiglie l’anno, mentre solo 171 imprese, il 3,2%, superano 1,3 milioni di bottiglie. Tuttavia, il livello di concentrazione è significativo: i primi cinque operatori imbottigliano il 18% dei volumi complessivi e rappresentano lo 0,1% del totale su base numerica. Sul fronte internazionale, le analisi di Nomisma Wine Monitor indicano una riduzione del valore dell’export italiano del 3%, una flessione più contenuta rispetto a quella registrata da competitor come Australia, Cile e Francia (rispettivamente -15%, -10%, -4,5%). Anche nella GDO si registra un calo dei volumi (-2,8%), con vini fermi e frizzanti in contrazione (-3,8%) e spumanti ancora in crescita del 3,1%).

L’analisi dei dati

È grazie alla piattaforma digitale TESSA che si hanno questi dati. Sviluppata da Microsoft e Valoritalia per la gestione della tracciabilità e l’elaborazione in tempo reale di dati relativi a produzione, imbottigliamenti, giacenze, declassamenti e indicatori socioeconomici, ha consentito nello specifico l’analisi dei movimenti generati dalle oltre 90mila imprese coinvolte nella produzione e commercializzazione delle 219 denominazioni di origine certificate. Da ora Valoritalia provvede inoltre al nuovo servizio di reportistica mensile dedicato ai consorzi di tutela finalizzato a rafforzare la capacità di programmazione e governance delle denominazioni.

Il quadro complessivo dei dati restituisce un settore solido ma chiamato a evolvere: più che inseguire primati quantitativi, la competitività del vino italiano dovrà fondarsi sulla valorizzazione delle denominazioni, sulla tutela delle indicazioni geografiche e su una maggiore coesione organizzativa, facendo leva su dati strutturati per scelte strategiche più consapevoli e lungimiranti. “Guardando al 2026, sarà importante puntare non tanto a un primato quantitativo quanto a un rafforzamento del valore intrinseco delle nostre produzioni”, commenta Francesco Liantonio, presidente di Valoritalia.

Giosetta Ciuffa

Giosetta Ciuffa, responsabile delle Relazioni Esterne di Specchio Economico.

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