ANNIVERSARIO DEL TRATTATO DEL QUIRINALE, LA LUISS OSPITA I DIALOGHI ITALO-FRANCESI

È il quarto anniversario del Trattato del Quirinale, accordo bilaterale firmato da Italia e Francia il 26 novembre 2021 con l’obiettivo di rafforzare in modo strutturale e permanente la collaborazione politica, economica, culturale e strategica tra i due Paesi, che è considerato l’equivalente, per Italia e Francia, del Trattato dell’Eliseo tra Francia e Germania del 1963. Esso ha rafforzato il coordinamento stabile tra Italia e Francia su politica estera, difesa e sicurezza, promuovendo progetti comuni in energia, innovazione e industria; prevedendo strumenti operativi per la cooperazione transfrontaliera e incentiva scambi universitari, mobilità giovanile e iniziative culturali; includendo collaborazioni tra media e misure contro la disinformazione. Nel complesso, il Trattato è andato istituzionalizzando un asse strategico Roma–Parigi per rafforzare il ruolo europeo dei due Paesi.

A Roma l’Università Luiss-Guido Carli, nel giorno di questa ricorrenza, ha ospitato l’ottava edizione dei Dialoghi Italo-Francesi per l’Europa, ribadendo il ruolo strutturale della cooperazione italo-francese come motore di competitività e innovazione dell’Unione. Emerge, però, come il Trattato del Quirinale soffra di scarsa notorietà: ne ignora l’esistenza il 61% degli italiani e l’80% dei francesi. Le priorità interne divergono – l’Italia chiede investimenti in sanità, la Francia in sicurezza – mentre entrambi i Paesi mostrano riluttanza a sacrifici economici per la transizione ecologica.

1. Il significato politico del Trattato del Quirinale

La professoressa Paola Severino, presidente della School of Law Luiss e membro del Comitato italo-francese che ha contribuito alla stesura del Trattato, ha ricordato come quest’ultimo abbia trasformato un’intesa politica in un’infrastruttura stabile di collaborazione, capace di coinvolgere non solo diplomazie e governi ma anche università, imprese e società civile.

Accanto, il direttore di Sciences Po Luis Vassy ha sottolineato il ruolo storico delle università come “istituzioni democratiche di pensiero libero”, pilastro indispensabile per una cooperazione europea fondata sulla conoscenza: «È in Italia e in Francia, più ampiamente in Europa, che sono nate le Università”, ha detto.

2. Diplomazia pragmatica e risultati tangibili

L’ambasciatrice italiana in Francia, Emanuela D’Alessandro, ha evidenziato la natura operativa della cooperazione: dagli avanzamenti a partire dal lancio della Coalizione Europea contro
le Droghe
o, su un altro fronte, dell’impegno comune nel Comitato di Cooperazione Transfrontaliera, strumento ideato dal Trattato “che si è trasformato in una vera e propria efficace cabina di regia multi-livello, co-presieduta dai Ministri degli Esteri dei nostri due Paesi”.

L’ambasciatore francese in Italia Martin Briens ha richiamato tre indicatori emblematici del dinamismo bilaterale: 48 eventi di cooperazione nel settore difesa, 4.000 imprese operative in entrambi i Paesi con 400.000 addetti, e il programma culturale Nouveau Grand Tour, che nel 2025-26 coinvolgerà 75 giovani artisti.

3. Un asse economico e culturale europeo da 4.800 miliardi

Secondo i dati più recenti Italia e Francia hanno rafforzato i loro legami economici, culturali e accademici. Nel 2024 i due Paesi hanno generato insieme 4.800 miliardi di dollari, pari al 28,8% del PIL europeo, consolidando il loro ruolo di terzo polo economico mondiale. Sul fronte formativo, le oltre 350 doppie lauree attive testimoniano, invece, l’attenzione condivisa allo sviluppo delle competenze, confermando come la collaborazione bilaterale rappresenti una leva concreta di crescita, attrattività e influenza in Europa.

4. Opinioni pubbliche divergenti: i risultati dell’indagine IPSOS

Nando Pagnoncelli, presidente della Luiss School of Government e dell’IPSOS, multinazionale di ricerche di mercato e consulenza con sede a Parigi, presentando l’indagine di IPSOS
Italia: “Due Paesi allo specchio: Francia-Italia”, condotta con il supporto di Edison, ha mostrato un quadro ambivalente: relazioni percepite come positive, ma con forte asimmetria (74% francesi positivi verso l’Italia, solo 51% italiani verso la Francia).

Aggiunge: «Si conferma un’asimmetria: i francesi esprimono valutazioni più favorevoli verso l’Italia rispetto a quanto avvenga in senso inverso. Anche il tono emotivo diverge, con in Italia a prevalere l’indifferenza e in Francia la simpatia».

5. Difesa, energia, mobilità: convergenze limitate, divergenze marcate

Sul tema difesa, la cultura strategica resta distante: Parigi è più favorevole al riarmo e a un ruolo militare europeo, mentre Roma privilegia la diplomazia. Anche sulla transizione energetica emergono visioni discordanti, con la Francia saldamente pro-nucleare e l’Italia orientata verso le rinnovabili e le comunità energetiche. Analoga polarizzazione riguarda la mobilità sostenibile: entrambi i Paesi restano tiepidi verso l’elettrico, penalizzato da costi elevati e infrastrutture insufficienti. Pure l’orientamento geopolitico diverge: dinanzi alla preferenza per l’UE rispetto agli USA di Trump (66% Italia, 56% Francia), gli approcci sulla gestione dei rapporti transatlantici sono differenti; sui dazi, l’Italia mostra orientamento più europeista (41% per delega UE), la Francia maggiore tentazione bilaterale (30% per negoziato diretto con Trump).

Convergenza sulla percezione di minaccia esterna (72-73% preoccupati) ma divergenza sulle risposte. L’Italia teme particolarmente la crisi energetica (19% vs 9% Francia), la Francia il terrorismo (35% vs 26%). Per la sicurezza interna, l’Italia punta su approcci sociali (39% prevenzione + integrazione), la Francia su inasprimento penale (37%).

6. L’industria come vettore di partenariato strategico

Ampio spazio al tema dell’energia: solo il 28-31% comprende approfonditamente il concetto di transizione energetica. L’ottimismo sui benefici economici è crollato dal 2021: chi vede opportunità di crescita scende dal 58% al 39% in Italia e dal 38% al 27% in Francia. Emerge preoccupazione per le disuguaglianze territoriali della transizione (25% Italia, 28% Francia).

Divergenza strutturale confermata qui: l’Italia resta divisa, la Francia nettamente pro-nucleare. Tra i contrari, le scorie radioattive dominano le preoccupazioni (92-94%), seguite da rischi terroristici e di esplosione. La sfiducia nelle capacità istituzionali è molto più alta in Italia (72% vs 59%).

Sulla transizione ecologica: l’amministratore delegato di Edison Nicola Monti l’ha definita “un terreno naturale di alleanza industriale”, in cui Italia e Francia possono giocare un ruolo decisivo per l’autonomia energetica europea, inclusa la discussione sulle nuove tecnologie nucleari. «La collaborazione tra Italia e Francia ci permette di accelerare su capitoli quali l’innovazione, con uno sguardo prospettico all’energia nucleare, la sicurezza e la sostenibilità, mettendo al centro lo sviluppo delle competenze e delle future generazioni».

7. Una cooperazione a un bivio: consolidamento o dispersione

La giornata, conclusa dal professor Marc Lazar, titolare della cattedra BNL-BNP Paribas “Relazioni franco-italiane per l’Europa” alla Luiss e professore emerito di Sciences Po, ha evidenziato come la relazione italo-francese resti un asset essenziale per l’Europa, ma richieda uno sforzo ulteriore di comunicazione pubblica e traduzione concreta delle politiche. Il rischio è che un partenariato potenzialmente strutturale rimanga confinato a collaborazioni non percepite dai cittadini. Il rapporto franco-italiano si trova a un punto di svolta: può evolvere verso una partnership più strutturata che valorizzi le complementarietà, o rimanere caratterizzato da cooperazioni settoriali e occasionali. L’esito dipenderà dalla capacità di entrambi i Paesi di bilanciare interessi nazionali e obiettivi comuni, traducendo le dichiarazioni di intenti in progetti concreti che i cittadini possano riconoscere e apprezzare.

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