L’Annuario 2025 conferma la centralità della TV in un sistema sempre più integrato con lo streaming.
L’Annuario 2025 della Televisione Italiana, intitolato Le sfide dello streamcasting, non è una semplice raccolta di dati sugli ascolti ma un documento di sistema che analizza in modo organico l’evoluzione del mercato audiovisivo nazionale, intrecciando consumi, tecnologia, modelli industriali, produzione dei contenuti e quadro regolatorio. Curato da Massimo Scaglioni e realizzato dal Ce.R.T.A. (Centro di Ricerca sulla Televisione e gli Audiovisivi) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, in collaborazione con Auditel, AGCOM, APA, Comscore, Confindustria Radio Televisioni, Ipsos, Nielsen, Sensemakers e UPA, l’Annuario si propone come strumento di riferimento per operatori, istituzioni e studiosi chiamati a interpretare una fase di profonda trasformazione dell’ecosistema mediale. L’edizione 2025 è stata presentata ufficialmente il 2 dicembre 2025 alla Camera dei Deputati.
Il quadro che emerge restituisce l’immagine di un sistema televisivo che non arretra sotto la pressione della moltiplicazione dell’offerta video, ma si riorganizza. Tra settembre 2024 e maggio 2025, il consumo medio giornaliero in total audience (misura complessiva dell’ascolto televisivo) si attesta a 8,73 milioni di spettatori, con una flessione limitata rispetto alla stagione precedente. Anche il prime time mostra una sostanziale tenuta, con circa 19,6 milioni di spettatori medi. La dinamica viene confermata osservando l’intero anno solare 2025, durante il quale la televisione lineare mantiene un consumo medio quotidiano di quasi tre ore e venti minuti, superando i 35 milioni di contatti complessivi e confermando un ruolo che, pur evoluto, resta centrale nel sistema mediale italiano.
Accanto agli ascolti riconosciuti, legati ai canali televisivi tradizionali, permane una quota stabile di consumi definiti “non riconosciuti”, che comprendono servizi di streaming non misurati in modo granulare, browsing e gaming. Nel 2025 questi flussi si attestano su poco più di 1,7 milioni di spettatori medi nel giorno, mentre in prima serata i canali TV superano i 17,7 milioni di spettatori medi, affiancati da circa 3,9 milioni riconducibili ai consumi digitali. Un equilibrio che conferma come la televisione continui a rappresentare il baricentro attorno al quale ruotano le altre forme di fruizione audiovisiva.
È in questo contesto che si afferma il concetto di streamcasting, utilizzato per descrivere l’ibridazione ormai strutturale tra broadcasting e streaming (si indica così la fase attuale del sistema audiovisivo, in cui broadcasting, ossia la televisione tradizionale, e lo streaming online non sono più mondi separati, ma si fondono in un unico ecosistema di consumo, produzione e distribuzione dei contenuti). Il consumo di contenuti in streaming non rilevati in modo puntuale cresce lievemente rispetto al 2024, raggiungendo il 18,8% del totale, mentre la diffusione delle Smart TV favorisce l’accesso alla visione on demand anche tra le fasce di popolazione più adulte. La ricerca Ipsos–Auditel citata nell’Annuario evidenzia, in particolare, un incremento significativo della fruizione in streaming tra gli over 65, segnale di un cambiamento culturale che va oltre le generazioni più giovani.
Dal punto di vista tecnologico, il superamento della soglia del 50% di televisori connessi rappresenta uno snodo decisivo. Con oltre 22 milioni di smart TV installate, più del 40% dell’ascolto medio televisivo nel 2025 viene generato su questi dispositivi, rafforzando un modello di fruizione in cui lineare e on demand convivono sullo stesso schermo. In questa edizione, l’Annuario dedica inoltre un approfondimento specifico all’impatto dell’Intelligenza Artificiale sull’industria audiovisiva, affrontando sia le sfide regolatorie sia le applicazioni operative nelle redazioni giornalistiche e nei sistemi di raccomandazione dei contenuti.
Sul piano dei contenuti, la nuova fase del mercato mostra una crescente polarizzazione. L’intrattenimento unscripted continua a espandersi sulla TV lineare, mentre registra una contrazione sui servizi OTT. La produzione indipendente rafforza il proprio peso nei palinsesti tradizionali, soprattutto nelle fasce di maggiore visibilità, mentre il 2025 segna una forte crescita dei generi factual e game. In rallentamento risulta invece la produzione di scripted originale, che diminuisce in termini di titoli e ore complessive, pur a fronte di un aumento significativo degli investimenti e dei costi medi, trainati dalle grandi produzioni premium e dalle coproduzioni internazionali.
Nel dibattito istituzionale che accompagna questi dati, Federico Mollicone ha sottolineato:
«La ricerca evidenzia come lo streaming online non sia più un compartimento stagno, ma si integri sempre di più con la televisione lineare, che mantiene un ruolo centrale pur espandendosi su nuovi device». Ha aggiunto: «Per proteggere questa ricchezza produttiva è necessario affrontare il tema della legalità digitale. La televisione italiana resta il cuore pulsante del nostro immaginario collettivo e l’innovazione tecnologica deve essere sempre accompagnata dalla certezza del diritto e dalla valorizzazione della qualità».
Un richiamo al ruolo delle istituzioni è arrivato anche da Salvatore Deidda, che ha dichiarato:
«L’Annuario rappresenta uno strumento prezioso perché offre una guida tra passato e futuro del servizio televisivo e delle piattaforme digitali». Ha aggiunto: «Le piattaforme si stanno moltiplicando e la sfida va costruita insieme, promuovendo una riflessione sul loro ruolo non solo in termini economici, ma come soggetti chiamati a contribuire alla valorizzazione del prodotto televisivo italiano».
Dal punto di vista analitico, Massimo Scaglioni ha spiegato:
«Siamo entrati in un’epoca nuova per i media audiovisivi, quella che abbiamo chiamato l’era dello streamcasting, in cui il broadcasting della TV tradizionale si fonde con il mondo digitale delle piattaforme. Se la televisione resta sorprendentemente centrale nei consumi quotidiani, cresce la competizione per contenuti e risorse pubblicitarie, e la vera sfida è preservare un sistema capace di produrre informazione e intrattenimento di qualità».
Sul tema della misurazione delle audience, Lorenzo Sassoli de Bianchi ha sottolineato:
«Senza una misurazione condivisa il mercato perderebbe forma e capacità di orientamento». Ha aggiunto: «Anche in un contesto frammentato, la televisione resta uno spazio fondamentale di condivisione: il grande ascolto si costruisce».
La Redazione
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