COMPRARE CASA È PIÙ FACILE IN CERTE CITTÀ (ECCO QUALI)

Il nuovo studio Remitly ridisegna la geografia del mattone globale: per prima in Europa Catania, Italia sorprendentemente competitiva, Stati Uniti (tranne Detroit) fuori portata, soprattutto la California.

Remitly ha condotto uno studio sul mercato immobiliare mondiale (qui: https://www.remitly.com/it/it/landing/most-and-least-affordable-cities-to-buy-a-home), confrontando l’accessibilità abitativa in 151 città di 11 Paesi popolari verso cui le persone desiderano trasferirsi, e introducendo una mappa economica che mette in discussione molte certezze consolidate. Valutando la capacità di acquisto effettiva dei residenti – dunque il rapporto tra reddito medio locale, valore delle abitazioni e criteri ipotecari vigenti nei diversi Paesi – lo studio evidenzia un dualismo sempre più marcato: da un lato i mercati iper-finanziarizzati delle grandi metropoli occidentali, dall’altro città di medie dimensioni capaci di garantire un equilibrio più sostenibile tra reddito e costo del mattone.

La California emerge come simbolo della nuova inaccessibilità immobiliare: a San Jose, Los Angeles e Long Beach – vertici della classifica globale dei luoghi più costosi – un salario medio non consente nemmeno di avvicinarsi al controvalore di un’abitazione standard. In questi mercati, dove la pressione degli investimenti istituzionali ha progressivamente disallineato i prezzi dai fondamentali economici dei cittadini, anche le coppie con redditi combinati faticano ad accedere al credito per più della metà del valore dell’immobile desiderato. Un fenomeno analogo si riscontra in Europa nelle grandi capitali continentali: Parigi, Porto e Londra confermano il loro status di mercati ad alta tensione abitativa, dove la capacità d’acquisto reale è compressa da una struttura dei prezzi ormai sganciata dai redditi medi.

All’estremo opposto della classifica si colloca un quadro sorprendente: l’Italia figura tra i Paesi più accessibili al mondo per chi desidera acquistare la prima casa. Subito dopo Detroit – caso atipico di iper-accessibilità determinata dal crollo dei valori immobiliari negli anni successivi alla crisi industriale – compaiono tre città italiane: Catania, Palermo e Genova. Qui il differenziale tra redditi e prezzi immobiliari evidenzia una performance insolitamente favorevole: un lavoratore medio può permettersi in media fino al 200% del valore di una casa standard, un livello difficilmente riscontrabile in altri mercati maturi dell’Europa occidentale.

La Germania domina la fascia alta della convenienza con sei città nella top 10 mondiale: Duisburg, Wuppertal, Essen e altri centri della Ruhr incarnano il modello di un mercato immobiliare caratterizzato da forte offerta, dinamiche demografiche stabili e politiche abitative storicamente orientate all’accessibilità. L’Italia, pur in un contesto economico diverso, sembra beneficiare di una combinazione di fattori simili: prezzi contenuti, stagnazione demografica e una crescita immobiliare più ordinata rispetto ad altri Paesi mediterranei.

Il divario tra regioni e Paesi non è solo congiunturale. Come nota Ryan Riley, VP Marketing EMEA APAC di Remitly«l’accessibilità economica, le opportunità lavorative e la qualità della vita sono oggi variabili cruciali nelle decisioni legate al dove vivere». In mercati dove il mattone è diventato un bene sempre più rarefatto e speculativo, queste asimmetrie generano migrazioni interne, spostamenti professionali e nuove vulnerabilità per la classe media urbana. Per converso, i territori in cui il prezzo della casa rimane allineato ai redditi reali acquisiscono un vantaggio competitivo crescente nella capacità di attrarre residenti, smart worker e nuovi nuclei familiari.

La ricerca Remitly non è dunque un semplice esercizio comparativo: offre una chiave di lettura strutturale sulle trasformazioni economiche della mobilità abitativa globale. Mentre alcune aree urbane faticano a trattenere i propri lavoratori a causa di un mercato immobiliare fuori scala, altre – come diverse città italiane – si trovano nella condizione inedita di poter costruire politiche attrattive basate su un asset economico oggi cruciale: la casa, tornata ad essere la variabile determinante del benessere e delle scelte di vita anche in economia avanzate.

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