*Speciale energia* strategia clima-energia, l’inseverimento degli obiettivi ambientali vale piu’ del consenso

Lo scorso 4 luglio 2014 è stato approvato il decreto legislativo 102/2014 che recepisce la Direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica. È l’ultimo di una lunga serie di atti, iniziata oltre 30 anni fa, che ha fatto dell’efficienza energetica uno degli obiettivi dominanti delle politiche energetiche. Come per le rinnovabili, tutti sono d’accordo che l’uso razionale dell’energia debba essere promosso sia da ragioni economiche che dal rispetto dell’ambiente. Il facile e diffuso consenso spiana la strada a decisioni, a volte eccessive, sia in Italia come nel resto d’Europa.
La Direttiva si ricollega al pacchetto clima-energia presentato nell’ormai lontano gennaio 2007, meglio noto attraverso gli obiettivi «20-20-20». Il 24 gennaio 2014 la Commissione europea ha presentato il nuovo programma clima-energia che prevede un inseverimento degli obiettivi ambientali, in particolare per ciò che concerne le emissioni al 2030 di CO2, che dovranno scendere del 40 per cento rispetto al 1990; si afferma che ciò potrà avvenire solo in presenza di un risparmio energetico del 25 per cento. Più in generale, e coerentemente con la Road Map al 2050 che prevede obiettivi ancora più ambiziosi, vi è un generalizzato consenso sul fatto che finora sia stato dato eccessivo supporto alle rinnovabili e troppo poco al risparmio energetico.
In Italia l’efficienza energetica è un obiettivo prioritario a partire dalla legge 308 del 1982 che attuava il Piano energetico nazionale (Pen) del 1981, e ancor prima dalla legge 373/1976 sui consumi energetici negli edifici. Le leggi 9 e 10 del 1991 facevano lo stesso, come richiesto dal Pen del 1988. Successivamente le riforme dei settori elettricità e gas in Italia, avviate rispettivamente nel 1999 e nel 2000, hanno introdotto, a partire nel 2001, lo strumento dei titoli di efficienza energetica, poi di fatto decollati nel 2004. Nello stesso modo, anche la Strategia energetica nazionale (Sen), approvata nel marzo 2013, ha posto come prima azione quella dell’efficienza energetica, da raggiungere anche attraverso il rafforzamento del meccanismo dei Certificati Bianchi.
Col recepimento della Direttiva e l’aggiornamento del terzo Piano di azione per l’efficienza energetica, documento richiesto da precedenti direttive, l’Italia ha confermato il forte impegno a raggiungere gli obiettivi già contenuti nella Sen. Più che di consenso, si tratta di un entusiasmo, ormai storico, sull’efficienza, evidente nel proliferare di norme e strumenti ma che, tuttavia, lascia evidente un forte squilibrio rispetto ai risultati effettivamente ottenuti.
Ciò è dovuto in primo luogo banalmente al fatto che il risparmio energetico è difficile da misurare, a livello sia di singoli impianti sia di intero Paese. Per capire quanta energia si è consumata in meno occorre sempre fare ipotesi su cosa sarebbe avvenuto in assenza di interventi, e questo nella realtà non è mai verificabile. È impossibile stabilire con precisione quanto del calo dell’intensità energetica di certe produzioni industriali sia dovuto al trend tecnologico storico, oppure a certi incentivi di risparmio. Nelle abitazioni sono le detrazioni fiscali che spingono al risparmio con i doppi vetri o sono gli alti prezzi del gas? Rispetto agli obiettivi di riduzione dei consumi, delle bollette e del danno ambientale, inoltre, i risultati delle misure a livello macroeconomico sono miseri. Sono gli alti prezzi dell’energia in Europa e in Italia a spingere maggiormente al risparmio, ed è soprattutto la terribile crisi economica a far calare i consumi e le emissioni da fonti fossili. Più che efficienza, è povertà che avanza.
In Italia, intorno all’efficienza è cresciuto un settore caratterizzato da una molteplicità di soggetti la cui attività ruota intorno ai titoli di efficienza, i cosiddetti «certificati bianchi», strumento su cui punta anche la Direttiva e che è vanto del nostro Paese. È un settore nel quale lavorano migliaia di persone, che vede ESCo (Energy Service Company), ENEA, GME, GSE, AEGGSIRSE, MISE, Regioni, Province, Comuni, oltre a consulenti, associazioni di categoria dei consumatori industriali, dei produttori e venditori di macchine per il risparmio energetico. Tutti attivi nel sostenere l’efficienza energetica e nel lavorare sull’applicazione degli atti che loro stessi approvano. Da tutti questi, in un periodo di austerità, è richiesto proprio maggiore efficacia e concretezza per far risparmiare i consumatori, sia famiglie sia, soprattutto, imprese.    

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