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Masi (Uilca): su Intesa Sanpaolo-Intrum continuiamo a nutrire forti perplessità

In questi giorni è stato dato grande risalto dalla stampa specializzata, e non, sull’operazione di Intesa Sanpaolo con la svedese Intrum per la costituzione di una joint venture per la gestione dei crediti deteriorati, il cui possesso sarà del 49% della banca italiana.
 
Era un progetto già inserito nel Piano Industriale presentato dal Ceo Messina nei mesi scorsi, che è stato accolto con grande entusiasmo da investitori e azionisti.
 
Nulla però viene detto sull’impatto che questa operazione avrà sul settore, in particolare sulle lavoratrici e sui lavoratori, e in generale su tutto il nostro Paese.
 
«Da sempre, come Uilca, proclamiamo la nostra contrarietà a queste cessioni di ramo d’azienda» - commenta il segretario generale della Uilca, Massimo Masi - «Lo abbiamo denunciato nel caso della cessione da parte di UniCredit con la creazione di Dobank, ripetuto quando Unipol ha esternalizzato queste lavorazioni, e lo ribadiamo a gran voce anche oggi».
 
«A maggior ragione oggi – puntualizza Masi - visto che si è trattato di un’operazione non richiesta dalla BCE, ma una scelta politica strategica ben precisa da parte di Intesa Sanpaolo. Per questo aumentano le nostre perplessità».
 
«Ad oggi le cessioni all’esterno di NPL sono andate maggiormente ad Algebris (di Davide Serra partecipante costante della Leopolda Renziana) – continua Masi - agli americani di Dobank e ora agli svedesi Intrum».
 
La Uilca ha espresso da subito contrarietà a qualsiasi cessioni di ramo d’azienda sugli Npl a società esterne che non applicano il contratto del credito. «Ricordo che finora abbiamo sottoscritto accordi in tal senso solo con società esterne di proprietà totale di istituti bancari, iscritti ad Abi – aggiunge Masi - e con mandato di rappresentanza, nonché con clausola di salvaguardia verso i dipendenti che in caso di ulteriori cessioni di ramo d’azienda rientrerebbero nell’istituto bancario di origine».
 
«Inoltre le nostre perplessità riguardano il cospicuo ammontare dei crediti italiani in sofferenza (per un totale di circa 120 miliardi di euro lordi) ceduti agli stranieri (circa il 30%) – sottolinea Masi -. Fabbriche, case, appartamenti, patrimonio del nostro Paese, vengono ceduti e gestiti da società estere».
 
«Durante la campagna elettorale abbiamo richiamato tutte le forze politiche ad una posizione precisa a riguardo – aggiunge Masi – sottolineando la pericolosità per la tenuta economica dell’Italia. Purtroppo siamo stati inascoltati e questa difficoltà nel costituire un governo determina ancora maggiore incertezza».
 
«La Uilca si è fatta carico di affrontare questo tema, di vitale importanza per il nostro Paese – ricorda Masi - anche nell’incontro del 20 marzo con i segretari generali di Cgil Cisl e Uil».
 
«Un’ulteriore preoccupazione rivestono i riflessi che questa operazione comporterà sulle lavoratrici e sui lavoratori – continua Masi -, in quanto decine di miliardi di NPL verranno ceduti a questa società svedese insieme a tutta la piattaforma, compresi gli oltre 600 dipendenti, ubicati soprattutto nel sud d’Italia».
 
La Uilca non può sottacere i propri interrogativi: cosa faranno questi lavoratori quando (ci auguriamo nel giro di 5/7 anni) saranno smaltiti tutti i crediti deteriorati? Intesa Sanpaolo non poteva smaltire questi NPL internamente, come avvenuto finora?
 
«La Uilca si attiverà affinché anche le forze politiche, anche se “in tutt’altre faccende affaccendate”, prendano coscienza della pericolosità di questa operazione sia dal punto di vista politico che occupazionale – conclude Masi -. Porremo in atto azioni di informazione e di contrattazione, speriamo unitariamente, anche prima dell’apertura della procedura sindacale. Perché vogliamo fermamente che questi temi e problemi siano messi al centro del dibattito politico e sindacale».

 

Così in un comunicato stampa Uilca.

Tags: banca banche intesa sanpaolo Uilca Massimo Masi Aprile 2018

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