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Giacomo Rizzo, Milano gli dedica una personale

Giacomo Rizzo, «Respiro»

Fino al 5 marzo 2016 dodici sculture di medie e grandi dimensioni compongono la personale di Giacomo Rizzo alla galleria Andrea Ingenito Contemporary Art di Milano;  la mostra «Passaggi. I luoghi della pelle», a cura di Serena Ribaudo, espone un nucleo di lavori in resina, gesso, alluminio, plex, cera e silicone che disegnano un percorso rappresentativo dell’ultima produzione dell’artista palermitano. Rizzo, classe 1977, realizza da anni una ricerca estetica e di linguaggio in rapporto diretto col territorio e con l’architettura: in particolar modo, è dalla natura che ama trarre forti suggestioni per poi tradurle in un’assoluta autonomia di svolgimento delle forme e di sperimentazione materica spingendo la tridimensionalità scultorea verso una dimensione pittorica e trovando l’equilibrio perfetto tra bidimensionalità e volume. È scultore impegnato in un percorso sull’archeologia della natura, attraverso la realizzazione di calchi di tronchi d’albero, parti di terreno, porzioni di prato, pezzi di scogliera o pareti rocciose la cui impronta organica viene presa effettuando quello che Rizzo definisce uno «strappo»: è il metodo dell’artista stesso che lavora sulla superficie degli elementi naturali cercando di carpirne, attraverso la pelle, l’intima essenza. Di grande suggestione, in questo senso, la scultura monumentale in resina «Respiro» che rappresenta il Monte Pellegrino, l’altura tanto cara ai palermitani su cui si erge il santuario dedicato a Santa Rosalia, meta di pellegrinaggio e devozione: la superficie rugosa della montagna rivive nelle sale della galleria milanese riportando il valore simbolico di un luogo sacro alla sua scala umana. Se è dunque vero che, in questo lavoro, il sacro viene riportato all’umano, è altrettanto vero, nel lavoro di Rizzo, il movimento opposto, quello che dall’umano e terreno viene innalzato allo spirituale: «Giacomo Rizzo diparte dalla res terrena per sublimare quest’ultima in imago animae attraverso lo strappo, risalendo dal contingente-terra all’idea pura-anima. Rizzo ha dedicato gli ultimi anni della sua ricerca, con vocazione d’anacoreta e con religioso rigore d’analisi e d’esplorazione, all’operazione artistica del calco di brani di natura: in special modo monti sacri. Monti come padri dell’umanità, monti come padri di una spiritualità sepolta ma non dimenticata», ha scritto Serena Ribaudo nel catalogo. Ma anche cortecce, campi arati, greti di un fiume come nelle opere in mostra «Speculum caeli» (in alluminio e resina), «Passaggi» (in resina, cera, legno, plex, gesso), «Pelasgi» (in silicone) dove Rizzo imprime l’essenza di un luogo.

Tags: Febbraio 2016

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