Il racconto della storia americana dagli anni 10 ai 70 del Novecento si snoda sotto gli occhi dello spettatore in 323 copertine originali del «Saturday Evening Post» e tra dipinti, documenti e fotografie che si sviluppano come una pellicola cinematografica lungo le pareti di Palazzo Sciarra, dove la Fondazione Roma Museo ha presentato, lo scorso novembre, la mostra «American Chronicles: The Art of Norman Rockwell», che resterà aperta al pubblico fino all’8 febbraio 2015. La mostra, per la prima volta in Italia e promossa dalla Fondazione Roma, è una retrospettiva sul percorso creativo di Norman Rockwell, uno dei più acuti osservatori e narratori della società statunitense, spesso citato con l’appellativo di «artista della gente». Le sue illustrazioni hanno descritto per più di cinquant’anni sogni, speranze e ideali riflettendo e nello stesso tempo influenzando comportamenti e pensieri degli americani del XX secolo. Il corpus delle opere dell’artista è molto vario; la mostra esplora l’intero pianeta Rockwell attraverso le sue opere più famose raccolte per grandi temi: la storia americana con i suoi personaggi e vicende, dall’orgoglio nazionale al dramma del razzismo, la rappresentazione dell’infanzia, il rapporto con l’arte e con la grafica; il tutto affiancato dal metodo analitico come lo studio approfondito delle scene attraverso bozzetti, fotografie e documenti per comporre opere che divenivano così «più vere del vero». A New York, metropoli moderna che gli ha dato i natali, Rockwell ha sempre preferito la campagna e i piccoli centri; contro quel mondo patinato scelse la famiglia americana, con le sue gioie e le sue piccole conquiste. L’osservazione della realtà in Rockwell si fa pittura e storia, la storia di un mito, quello americano, che va ben oltre il confine degli Stati Uniti. La mostra, voluta dal presidente della Fondazione Roma Emmanuele F. M. Emanuele, segue la scia dei grandi progetti già realizzati in passato, dedicati all’arte americana, quale promotrice di un linguaggio che dal secolo scorso è diventato internazionale. Non poteva mancare quindi una mostra dedicata a Rockwell nella programmazione culturale del Museo Fondazione Roma. «Un evento che sottolinea la mia considerazione per le correnti artistiche americane già manifestata con le mostre dedicate a Edward Hopper, Georgia O’Keeffe e Louise Nevelson. L’appuntamento con Rockwell è un’occasione esclusiva per ammirare la produzione di un artista che ha raccontato l’affascinante storia del proprio tempo con opere dal contenuto emblematico ed evocativo. Le composizioni di Rockwell, infatti, non sono soltanto semplici illustrazioni ma riflettono pienamente e in modo persuasivo il mondo che le circonda; si potrebbero paragonare a finestre aperte sulla vecchia America, in cui l’autore stesso ama sporgersi per osservare, riflettere o semplicemente divertirsi: immagini cariche di fiducia per la conquista di quei valori che oggi sono fortunatamente realtà», ha dichiarato Emanuele.