APC, il TURISMO «En PLEIN AIr» come soluzione alla crisi economica e psicologica italiana

di ROMINA CIUFFA

 

C’è chi vive da lumaca: in un momento in cui nulla corre, lascia il proprio appartamento in affitto per trasferirsi in un caravan, acquistato usato. L’Italia è il terzo produttore europeo di camper, dopo Germania e Francia: a fine 2012 sulla penisola ne circolavano ben 271.156. Se ne traggono vari assunti. Il primo fa riferimento alla crisi, sulla quale non vale la pena soffermarsi se non per prendere atto di come essa incida non solo sulle modalità di vita degli italiani, ma sulla loro stessa struttura di pensiero, tanto da non destare più stupore una scelta di vita a 4 ruote né dover chiamare in causa concetti quali nomadismo, povertà e sinistra per giustificarla. Il secondo fa leva sui prezzi del mercato immobiliare, di gran lunga superiori alle opportunità economiche di un abbiente di ceto medio, sia nel caso di uso abitativo sia in quello di opzione (a)stagionale. Terzo, ma qui più rilevante, l’assunto (e relativi corollari) riguardante l’impiego di un mezzo di locomozione abitualmente ricollegato: a) ad una tradizione gitana o circense di spostamenti; b) all’idea di vacanza.
È sulla lettera b), appunto, che si concentra il secondo Rapporto nazionale sul turismo «en plein air» dell’Associazione dei produttori di caravan e camper (Apc), presentato a inizio estate, vera e propria fotografia di un comparto che ha buone probabilità, oggi, di essere l’unico – «sulla piazza» è il caso di dire – capace di soddisfare le esigenze di un tempo libero che più libero non è, poiché resta sofferto. Attraverso questo mezzo, che riporta l’uomo di Facebook e della rete alla propria essenza e lo accosta più ad una chiocciola – la quale utilizza la conchiglia come casa e difesa da condizioni climatiche sfavorevoli e pericoli esterni – che non ad una scimmia, sono riscoperti luoghi, borghi, segreti, e rivelati valori ambientali.
Affatto irrilevante la caratterizzazione di un turismo specifico, categoriale, destagionalizzato. Specifico: il camperista ha esigenze proprie, diverse da quelle di ogni altro tipo di turista, che possono (e dovrebbero) essere soddisfatte attraverso la predisposizione di strutture ricettive adeguate, punti di sosta, elettricità ed acqua nelle piazzole, sanitari igienizzati, reception aperte costantemente, sino ad infrastrutture adatte, amministrazioni competenti e burocrazia ragionevole. In sintesi, tunnel «all’altezza» in ogni senso.
Categoriale: il camperista appartiene ad una categoria ben definita che guarda a mete differenti da quelle in voga, dando vita ad un turismo sottopelle destinato a luoghi non rientranti nei circuiti del grande turismo di massa, borghi tipici, paesaggi inesplorati; luoghi non comuni, per farla breve. Un turismo che, da un lato, porta risorse economiche e sociali a centri con scarsa, nulla o difficile ricettività altrimenti privi di possibilità, dall’altro valorizza l’Italia fotografandola, filmandola, documentandola, anche solo decantandola, e costituendo di per sé volano dell’economia e di un ritrovato ottimismo.
Destagionalizzato: il camperista ha una casa a 4 ruote, con cui muoversi senza limiti di caldo o freddo, dotata di impianti ad uopo che consentono di visitare ogni tipo di ambiente in condizioni confortevoli e a prezzi accessibili. Non a caso, la meta prediletta dal camperista europeo è Capo Nord, falesia che si trova sulla punta di un’isola nella parte più settentrionale della Norvegia, con uno strapiombo che si affaccia sul Mar Glaciale Artico.
L’Italia non sfrutta questo potenziale (il fatturato generato nel 2012 dal turismo mobile ammonta a 2,7 miliardi di euro, il turismo en plein air costituisce il 5 per cento del movimento turistico nazionale e quello «incoming» rappresenta il 6 per cento del movimento degli stranieri in Italia). L’Associazione dei produttori di caravan e camper, guidata dal presidente Paolo Bicci, lo rileva ancora una volta attraverso questo secondo Rapporto da cui emergono, tra gli altri, i seguenti dati. Relativamente all’industria del caravanning in Italia e in Europa, la domanda di veicoli ricreazionali nuovi ha subito nel 2012 una diminuzione del 29,4 per cento rispetto al 2011; il mercato totale del nuovo e dell’usato ha registrato una contrazione pari al 16 per cento; il rapporto tra veicoli immatricolati nuovi ed usati è di 1 a 4. Questi ultimi nel 2012 sono stati 18.968, l’11,4 per cento in meno rispetto al 2011, ma con un volume in aumento rispetto al totale venduto. Le aziende hanno reagito con una spinta verso l’export: nel 2012 è il 74,4 per cento della produzione ad emigrare, contro il 62,3 per cento nel 2011 e il 55,4 per cento nel 2010.
Un dato di rilievo, contro le aspettative derivate dai luoghi comuni, è la buona tenuta del noleggio durante tutto l’anno testimoniata dai concessionari, a dimostrazione dell’interesse italiano al viaggio «en plein air». A livello europeo, si registra tra il 2011 e il 2012 un ulteriore incremento della quota di mercato camper rispetto alle caravan (veicoli mansardati), sintomatico di un cambiamento nelle abitudini verso veicoli più confortevoli e stili di viaggio più dinamici.
Pur essendo concessa al camperista una libertà e un’improvvisazione quasi illimitate, il caravanning rimane legato alla rete turistico-ricettiva. Le aree di sosta camper costituiscono vere strutture alternative e complementari in grado di richiamare flussi turistici che altrimenti non si rivolgerebbero alla destinazione, sopperendo così a una mancanza di ricettività, specie nelle aree meno turistiche del Paese; nel 2012 il numero di tali aree al di fuori dei campeggi è di circa 2 mila, di cui il 69 per cento attrezzate, il 18 per cento «camper service», il 13 per cento solo punti di sosta. La maggiore concentrazione di esse è nel Nord Italia (primo il Piemonte). Dal 2001 l’Apc promuove il Bando «I Comuni del Turismo all’Aria aperta» per potenziare l’offerta di aree di sosta multifunzionali e integrate con il territorio, offrendo un contributo annuale di 100 mila euro per i migliori progetti presentati da Comuni ed Enti Parco; ha inoltre predisposto un manuale per la realizzazione e manutenzione delle aree di sosta.
Ci si prepara per il Salone del Camper, che si terrà a Parma tra il 14 e il 22 settembre, con una considerazione: utile ad infondere cultura, benessere ed ottimismo ad un Paese che non può più permettersi vacanze, il camper, ove  e se considerato e utilizzato come strumento di marketing territoriale, può risollevare le sorti dell’economia turistica italiana e trasformare la lumaca in un acceleratore.  

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