ETICA E FINANZA POSSONO ANDARE D’ACCORDO? SENTIAMO L’ABI

“Avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri…” (Mtt 25, 27). Dialogo su etica e finanza. È questo il titolo del dibattito promosso dall’ABI, Associazione Bancaria Italiana, e dal Cortile dei Gentili, la Fondazione istituita dal Cardinale Gianfranco Ravasi (e presieduta da Giuliano Amato) per promuovere il dialogo tra credenti e non credenti. Quest’incontro nasce con l’obiettivo di stimolare una riflessione multidisciplinare tra professionisti e personalità di spicco del mondo della cultura e delle imprese, su alcune domande fondamentali del nostro tempo, come: è possibile coniugare profitto e responsabilità sociale? Quale ruolo possono avere i principi etici nelle scelte finanziarie quotidiane? Come garantire che la finanza sostenga lo sviluppo umano?

Il titolo del dibattito è preso dal Vangelo di Matteo (25, 27) con una parabola che tutti conoscono, quella dei talenti. “Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. 19 Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro. 24 Venuto infine colui che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso; 25 per paura andai a nascondere il tuo talento sotterra; ecco qui il tuo. 26 Il padrone gli rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; 27 avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. 28 Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti”.

Lo sottolinea il Cardinale Ravasipresidente emerito del Pontificio Consiglio della Cultura: “Gesù usa proprio il linguaggio finanziario per rappresentare il rilievo che va dato alla sua componente, in modo tale che la finanza non si isterilisca ma diventi uno strumento di fermentazione della società. Il filosofo francese Paul Ricoeur ci ha lasciato questa frase: viviamo in un’epoca in cui alla bulimia dei mezzi corrisponde l’anoressia dei fini. Il distacco dall’etica è un impoverimento dell’economia, il cui alveo originario dovrebbe essere la filosofia morale, luogo in cui molti economisti temono di arrivare. Se si vuole che la finanza abbia un senso, essa va collegata all’economia, che a sua volta va di pari passo con la filosofia morale: così si può ragionare”.

(Il Cardinale Gianfranco Ravasi)

“Quando un’operazione economica e giuridicamente legittima non è eticamente lecita, non va conclusa”, afferma Antonio Patuelli, presidente dell’ABI. “L’etica può coinvolgere le persone più di quanto non faccia la normazione; economia e finanza devono essere fonti di creazione di ricchezze non fini a se stesse, e devono puntare a obiettivi convergenti. Sono settori in cui ciò che è moralmente corretto è finalizzato all’equilibrio della persona, nei quali l’iniziativa privata gode di uno spazio ampio e costituzionalmente garantito, vigilato da Autorità indipendenti. La dottrina sociale della Chiesa riconosce l’importanza della correttezza e trasparenza contabile e della centralità della persona, e condanna l’usura, perché l’impresa non può essere considerata solo come una società di capitali, bensì anche di persone”.

(Antonio Patuelli, presidente dell’ABI)

Commenta Elsa Maria Fornero, dell’Università degli Studi di Torino, già ministro del Lavoro e delle Pari Opportunità: “Sono un’economista, non un’esperta di finanza, ho sempre privilegiato l’economia reale ma mi sono trovata ad occuparmi soprattutto di risparmio dalla parte di chi lo offre. Posso parlare anche attraverso l’intuizione di Franco Modigliani: bisogna guardare le persone nel corso della vita senza segmentarla in varie sequenze. Abbiamo, così, allungato l’orizzonte: chi risparmia lo fa non solo in base al reddito corrente ma anche in base ad altre ragioni, un esempio è proprio quello dell’età, quando non sorregge più il nostro lavoro. Modigliani nel suo modello ha enucleato tre segmenti: un segmento più giovanile dedicato alla formazione (sul quale egli si sofferma poco poiché lo considera legato alla famiglia e alla scelta di altri), quindi il segmento adulto, infine quello dell’anzianità”.

Prosegue: “C’è un motivo per cui l’etica dovrebbe unirsi con economia e finanza, ed è quello di considerare l’età anziana dipendente da quello che si è fatto nel passato, dalla previdenza, dal fatto che non si sia stati ingannati. Bisogna ritornare ai valori nella nostra attività di risparmiatori ed investitori. La finanza di per sé non è più malata dell’economia né il contrario, tutte e due riflettono le nostre imperfezioni e manchevolezze, la nostra carenza di traguardi che guardino oltre sia in fatto di tempo che di persone. Mi rendo conto che questo tema è assente, la classe dirigente sembra molto concentrata sul presente, sul “nostro”, sull’essere “noi primi”, l’America first, l’Europa first. Se ci concentriamo solo sul breve periodo non solo avremo altre crisi finanziarie ma ne accentueremo il carattere critico. Cosa lasceremo ai nostri figli? Riprendo qui un passo di Ezechiele (18:2): i padri hanno mangiato uva acerba e i denti dei figli si sono allegati. E sottolineo anche cosa gli indiani d’America dicevano: non lasciamo la terra ai nostri figli, ma da loro la prendiamo in prestito”.

(Elsa Maria Fornero)

Per Gianni Franco Papa, presidente del Comitato tecnico strategico “Evoluzione demografica e Servizi bancari” di ABI, “le banche hanno ed avvertono una grande responsabilità verso tutti gli stakeholder, avendo l’obiettivo di supportare una crescita economica equilibrata che accresca il benessere del Paese e del territorio in cui si opera. Così assumono un ruolo sempre più strategico al centro di un ecosistema che raccoglie tutti i bisogni non solo economici”.

Prosegue: “La questione demografica è uno dei temi principali che ci riguarda, perché stiamo confrontandoci con cambiamenti epocali; la nuova demografia porta innovazioni sulla crescita economica e la produttività in Italia e fuori, tutto ciò si riflette sulle banche che devono rendere conto anche ai nuovi bisogni, ad esempio andando ad affiancare l’intero ciclo di vita dei clienti, avendo presenti dei temi quali la previdenza complementare, la protezione sanitaria, il ricambio generazionale, la valorizzazione del capitale umano”.

Per consolidare il rapporto tra etica e finanza e far sì che le banche possano esercitare la loro moralità sulle azioni finanziarie ed economiche, l’Abi ha deciso di fondare un comitato tecnico in modo da condividere le buone pratiche già esistenti, le riflessioni e le proposte di intervento che la popolazione nel corso della sua vita manifesti, per convogliare i diversi percorsi che le varie geografie presentano.

Ancora Papa: “Dobbiamo avere tanto una prospettiva interna, quella delle banche come imprese (sostenibilità del business, formazione della forza lavoro ed altro) quanto una prospettiva esterna, domandandoci cosa comporti la nuova demografia per quanto riguarda il cambiamento strutturale delle persone (preferenze, sanità, consumi, risparmi ed altro). Al fine di evitare l’autoreferenzialita, abbiamo il supporto di un comitato scientifico cui partecipano esponenti di primo piano come il cardinal Ravasi, con una lateral view su quelle che sono le prospettive problematiche e le riflessioni che si fanno in tema di banca”.

(Il dibattito su etica e finanza nella sala dell’ABI, a Roma)

Marco Magnani dell’Università Luiss e della Consulta scientifica del “Cortile dei Gentili” afferma. “L’acqua che rimane ferma in un pozzo diviene putrida: la ricchezza deve circolare. La finanza è il mezzo, l’economia è il fine. Finanza ha a volte una valenza negativa perche è uno strumento che può essere utilizzato nel bene o nel male, dipendendo ciò dall’intenzionalità di chi lo impiega. La sua grande qualità quando usata positivamente è stata quella di inserire nei contratti due variabili, quella del rischio e quella del tempo. Se non si sta con i piedi per terra, il mezzo diviene fine a se stesso in quanto scollegato dall’economia reale”.

Bisogna educare all’etica oltre che alla finanza. Stefano Lucchini, presidente di FEduF, la Fondazione per l’educazione finanziaria e al risparmio costituita su iniziativa dell’A.B.I., sottolinea: “Oggi il vero tema è come occuparci degli ultimi trent’anni di vita: i primi trent’anni sono stati organizzzati da altri, i secondi sono passati, cosa fare per i successivi? Dobbiamo dare la possibilità di avere una dignità a coloro che vivono la terza parte della vita, evitar loro di essere ingannati. L’educazione non deve essere vista come fosse una materia in più: essa è una grande competenza che si ha in più come un talento, una vera e propria specializzazione che serve nel lavoro e nella vita di tutti i giorni“.

 

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