Per l’ottava volta la Fondazione GIMBE produce il suo accurato Rapporto sul Sistema Sanitario Nazionale, elaborato senza alcun supporto istituzionale o commerciale. Essa, senza fini di lucro, si propone di favorire la diffusione e l’applicazione delle migliori evidenze scientifiche con attività indipendenti di ricerca, formazione e informazione scientifica, al fine di migliorare la salute delle persone e di contribuire alla sostenibilità di un servizio sanitario pubblico, equo e universalistico. In questo caso è attraverso questo complesso Rapporto che fa luce sulla sanità (pubblica e privata), con particolare riguardo alla verifica dell’attuazione dell’art. 32 della Costituzione, che tutela “la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Lo presenta alla Camera dei Deputati oggi, 8 ottobre 2025, attraverso le parole del suo presidente Nino Cartabellotta, proponendo dunque questa analisi indipendente e rigorosa che la Fondazione porta avanti da anni. “Quando nel 2013 lanciammo la nostra campagna a favore della sanità nazionale, dissi che la sua deflagrazione non sarebbe stata veloce come una valanga, ma sarebbe avvenuta in modo lento ed inesorabile: è la lenta agonia di un bene comune che rischia di trasformarsi in un privilegio per pochi. Nessuno di noi può curarsi da solo, si ha bisogno della più grande opera pubblica sia stata mai fatta: il Servizio Sanitario Nazionale”.

(Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE)
Sono messe in luce le criticità del finanziamento pubblico, del riparto del fondo sanitario, della spesa sanitaria, dei livelli essenziali di assistenza, del personale, degli sprechi ed inefficienze, del ruolo del privato e dell’attuazione del PNNR, con lo sguardo di chi ha sperimentato l’imponente deflazionamento pubblico del decennio 2010-2019 che ha profondamente indebolito il SSN, è stato accelerato dalla pandemia del 2020 e, negli anni seguenti, non è stato accompagnato da un rilancio del finanziamento pubblico attraverso riforme e da una visione politica sul futuro del SSN. Tale sistema è un fallimento: esso non riesce nemmeno più a garantire il diritto costituzionale dell’art. 32, frammentato in 21 sistemi sanitari regionali sempre più condizionati da logiche di mercato esegnato da profonde trasformazioni organizzative e professionali difficilmente reversibili.
Ancora il presidente Cartabellotta: “Il Piano di Rilancio della Fondazione GIMBE punta in una direzione chiara: rafforzare e innovare quel modello di SSN istituito nel 1978, finanziato dalla fiscalità generale e basato su principi di universalità, uguaglianza ed equità, al fine di garantire il diritto costituzionale della salute a tutte le persone; ma perché questo Piano sia attuabile, la Fondazione invoca un nuovo patto che sia politico, sociale e professionale nel contempo”.
Dalla pandemia si è compreso quanto siano importanti i numeri e i dati, fondamentali per un triplice patto: politico, che prescinda dal colore del Governo e riconosca nel SSN un pilastro della democrazia; sociale, che renda i cittadini partecipi e consapevoli del valore del SSN; professionale, in cui tutti gli attori della Sanità rinuncino ai privilegi di categoria per salvaguardare il bene comune.

(Camera dei Deputati, Sala Regina, l’incontro di presentazione del Rapporto GIMBE)
Commenta Anna Ascani, vicepresidente della Camera dei Deputati: “Lo studio, oltre ad analizzare il SSN, suggerisce una visione e si pone come bussola per risolvere le criticità che stanno mettendo a dura prova la nostra sanità. Una persona su dieci lo scorso anno ha rinunciato a prestazioni sanitarie. Tina Anselmi ci ha insegnato che una sanità pubblica è il risultato di una precisa volontà politica, e che deve essere lo Stato a prendersi cura di tutto e di tutti a prescindere dal reddito, dalla condizione e da qualsivoglia fattore, nel rispetto dell’articolo 32 della Costituzione. Parlare oggi di SSN significa interrogarsi su quale modello di Paese vogliamo avere, possibilmente un Paese in cui la sanità pubblica non venga sentita come costo ma come risorsa strategica”. Ha proseguito: “Sono necessarie politiche strutturali che guardino lontano senza il timore di compiere scelte impegnative, che pongano le condizioni affinché il diritto alla salute sia universale e non dipenda dalle tasche dei cittadini. Il SSN deve essere messo al centro come architrave della nostra democrazia“.

(Anna Ascani, vicepresidente Camera dei Deputati)
Aggiunge Mariolina Castellone, vicepresidente del Senato: “Nel rapporto Gimbe risultano criticità soprattutto in tre ambiti: il primo, quello dei fondi che vanno stanziati per far sì che anche l’Italia vada ad investire almeno il 7 per cento di Pil per la spesa sanitaria almeno in media con gli altri Paesi europei. La seconda criticità è legata alla carenza del personale, mancano 70mila infermieri e negli ospedali almeno 20mila professionisti, i medici si stanno spostando in quella privata giacché nella prima sono sottoposti a turni massacranti. La terza riguarda in generale la governance della Sanità, il rapporto tra pubblico e privato. La sanità privata è nata per integrare la pubblica, non per sostituirla. Mentre il privato anche in termini di utilizzo di AI e digitale sta andando velocissimo, il pubblico arranca e le differenze che allontanano i due settori stanno aumentando in un sempre maggiore divario. Non è normale che si parli di fascicolo sanitario elettronico da quindici anni ma esso non sia stato implementato in nessuna Regione. Un capitolo del PNR è anche legato alla medicina territoriale, altro pilastro che abbiamo capito, durante la pandemia, essere fondamentale: dobbiamo strutturare il territorio affinché le cure siano sempre più vicine al luogo in cui la persona vive. La governance deve essere intesa come rapporto tra pubblico e privato, tra analogico e digitale, tra nazionale e regionale”.

(Mariolina Castellone, vicepresidente del Senato della Repubblica)
Il Rapporto GIMBE si articola in quindici capitoli. A seguire il sunto di Specchio Economico.
Capitolo 1. Al SSN il Rapporto Gimbe diagnostica molte patologie, dal definanziamento pubblico ad un troppo ampio paniere dei livelli essenziali di assistenza (LEA), a sprechi, inefficienze, cui si aggiungono fattori ambientali che ne peggiorano il “quadro clinico”: la collaborazione Stato-Regioni non è sempre leale, le aspettative dei cittadini che sono puntualmente deluse.
Capitolo 2. Il fabbisogno sanitario nazionale (FSN) è aumentato negli ultimi quindici anni di 31,1 miliardi in media (2,7 per anno). Il divario attuale (rapporto spesa sanitaria/PIL al 6,4 per cento) tra previsione di spesa sanitaria ed entità del FSN rischia di scaricarsi sui bilanci delle Regioni alle quali resterà solo due opzioni: aumentare le imposte regioanli o tagliare i servizi, rischio che, per essere mitigato, richiede una consistente iniezione di risorse già a partire dalla Legge di Bilancio 2026.
Capitolo 3. La revisione dei criteri di riparto del FSN ha prodotto effetti redistributivi delle risorse in favore del Mezzogiorno, non compensando gli effetti della ponderazione per età nell’assegnazione di più risorse procapite alle Regioni con la popolazione più anziana. È necessario avvicinarsi ai reali bisogni di salute, in particolare a quelli nuovi che riguardano i bambini; dare meno peso alla mortalità precoce e alle determinanti socio-economiche; fornire un’assistenza territoriale più capillare che consideri le aree a bassa densità abitativo con orografia e viabilità non ottimali; vincolare la quota premiale a criteri oggettivi e trasparenti, privandola delle logiche di natura politica.
Capitolo 4. La spesa sanitaria 2024 è stata sostenuta direttamente dai cittadini, solo per il 13,3 per cento intermediata. La spesa out-of-pocket per lo stesso periodo è stata condizionata da fenomeni contenitivi più frequenti nel Mezzogiorno: limitazione delle spese per la salute,, indisponibilità economica temporanea, rinuncia alle prestazioni sanitarie per motivi economici o di tempi d’attesa, senza considerare la fascia di povertà assoluta. La spesa sanitaria pubblica (anche quella pro capite) è di gran lunga inferiore alla media europea e alla media OCSE. Le analisi sulle componenti di spesa – pubblica, out of pocket e intermediata – suggeriscono la necessità di avviare riforme per pervenire a una loro distribuzione ottimale.
Capitolo 5. I livelli essenziali di assistenza (LEA), ora esigibili su tutto il territorio nazionale, non vengono aggiornati. Si conferma la persistente frattura tra Nord e Sud mentre i flussi economici scorrono prevalentemente da Sud a Nord.
Capitolo 6. È confermata l’esistenza di sprechi e inefficienze, il distacco dai quali costituirebbe una strategia chiave per la sostenibilità del SSN; tuttavia, il recupero non è facilmente monetizzabile poiché richiede riforme strutturali, trasformazione digitali, interventi di formazione e informazione che coinvolgano a cascata tutti gli attori. Si ribadisce anche che la politica non deve strumentalizzare l’esistenza di sprechi e inefficienze per giustificare il mancato rilancio del finanziamento pubblico.
Capitolo 7. Le fonti disponibili in relazione al personale sanitario non consentono una visione univoca, sistematica e costantemente aggiornata della reale forza lavoro del SSN. Le differenze regionali risultano molto marcate mentre, seppure l’Italia è ben sopra la media OCSE per numero di medici, ebbene si trova molto al di sotto sul punto del personale infermieristico, con un rapporto medici/infermieri che risulta tra i più bassi d’Europa.
Capitolo 8. La Missione Salute del PNRR è ancora incompleta e in ritardo rispetto a date e target fissati (mancano 14 obiettivi da raggiungere entro il 30 giugno 2026), data che non solo segna la scadenza degli adempimenti burocratici, ma la reale consegna di strutture e servizi ai cittadini. Solo 4 target sono in anticipo o già completati. La “volata finale” del PNRR impone una responsabilità collettiva e la convergenza di sforzi tra Governo, Regioni ed ASL per completare con successo il percorso e non lasciare in eredità alle future generazioni strutture vuote, tecnologie digitali non integrate nel SSN insieme ad un pesante indebitamento, sprecando così un’occasione irripetibile per rafforzare il SSN.
Capitolo 9. Sono individuate quattro categorie di soggetti privati: erogatori che forniscono servizi e prestazioni sanitarie e socio-sanitarie con il SSN; investitori che immettono capitali in sanità con finalità di profitto o sostegno; terzi paganti che svolgono la funzione di pagante intermedio tra erogatori e fruitori di prestazioni; soggetti che stipulano partnenariati pubblico-privato (PPP) con strutture sanitarie pubbliche, ASL, Regioni e via di seguito.
Capitolo 10. È presentato il Piano di rilancio del SSN aggiornato dalla Fondazione Gimbe, con 15 punti che rappresentano lo standard per il monitoraggio continuo delle azioni politiche di Governo o Regioni: salute in tutte le politiche; prevenzione e promozione della salute; governance Stato-Regioni; finanziamento pubblico; LEA; servizi sanitari e socio-sanitari; personale sanitario; sprechi e inefficienze; rapporto pubblico-privato; sanità integrativa; trasformazione digitale; ricerca indipendente; accessibilità dei dati pubblici; informazione scientifica; partecipazione e coesione sociale.