Palazzo Madama, il Museo Civico d’Arte Antica di Torino, dedica una grande mostra, in occasione della celebrazione dei 270 anni dalla nascita, al conte Ignazio Alessandro Cozio di Salabue, uno dei primi collezionisti consapevoli della culturalità del patrimonio artistico conservato, riservando per lui gli spazi della Corte Medievale. Organizzata insieme all’Associazione Il Salabue e curata da Giovanni Accornero e Duane Rosengard, essa intende promuovere e divulgare al grande pubblico la figura di questo protagonista piemontese, nato a Casale Monferrato il 14 marzo 1755. Collezionista e appassionato di strumenti ad arco del passato, il Conte fu il primo studioso capace di comprendere il valore della liuteria classica italiana, con riguardo a quella cremonese, e il rilievo del “saper fare con le mani”, patrimonio che già all’epoca stava gradualmente scomparendo.
Palazzo Madama, il Museo Civico d’Arte Antica di Torino, gli dedica, fino al 23 novembre e già in corso, una grande mostra, in occasione della celebrazione dei 270 anni dalla nascita, riservando per lui gli spazi della Corte Medievale. Organizzata insieme all’Associazione Il Salabue e curata da Giovanni Accornero e Duane Rosengard, essa intende promuovere e divulgare al grande pubblico la figura di questo singolarissimo protagonista piemontese, nato a Casale Monferrato il 14 marzo 1755.

(La custodia di un violino di Giovanni Battista Viotti, facente parte della collezione Cozio)
Importante collezionista e appassionato di strumenti ad arco del passato, il Conte fui il primo studioso capace di comprendere il valore della liuteria classica italiana, in particolare quella cremonese, e l’importanza dei segreti del “saper fare con le mani”, patrimonio che già all’epoca stava gradualmente scomparendo. A differenza di altri collezionisti del tempo, Cozio si distaccò dall’estetica per indagare l’intera realtà violinistica, restando consapevole ed ispirando il proprio lavoro a criteri di sistematicità e di ricerca storica e scientifica; egli non solo raccolse strumenti pregiati, ma volle sapere da dovere provenissero e quali fossero le loro caratteristiche costruttive, confrontò le scuole liutarie e annotò osservazioni sulle tecniche degli autori, contribuendo alla definizione di un sapere che venne ad anticipare l’approccio organologico moderno. Quest’attività fu accompagnata in parallelo da una frenetica attività di commercio di strumenti ad arco, legata alla sua fitta rete di relazioni con mercanti, musicisti, studiosi e liutai dell’epoca, tra i quali emerge Giovanni Battista Guadagnini di cui Cozio fu il mecenate. Tra i numerosi violini di Antonio Stradivari, nella sua collezione anche il leggendario violino “Messia”, realizzato a Cremona nel 1716, oggi custodito presso l’Ashmolean Museum di Oxford.
Il Conte fu un autentico visionario per l’epoca: nel 1775, a vent’anni, acquistò da Paolo Stradivari, figlio di Antonio, l’intero fondo della bottega: un patrimonio di inestimabile valore che comprendeva le forme, gli attrezzi, i cartoni e i disegni preparatori utilizzati da Stradivari per costruire i suoi strumenti. Questo patrimonio di informazioni si rivelò indispensabile per i suoi studi, contribuendo a preservare una parte fondamentale della memoria storica della tradizione liutaria cremonese.

(Violini del Conte Cozio esposti a Palazzo Madama, Torino)
La mostra si sviluppa attraverso la sua biografia, attraverso la selezione di venti strumenti ad arco, tra violini e viole di cui dodici appartenuti al conte e molti dei quali esposti per la prima volta. Gli strumenti provengono, per la maggior parte, da privati, e sono affiancati da altri strumenti, non solo ad arco, che arricchiscono il corpus principale delle opere esposte. Per la prima volta, inoltre, giungono a Torino due violini appartenuti ai virtuosi del Teatro Regio: il violino Antonio Stradivari costruito a Cremona nel 1718 (che Cozio descrisse nei suoi carteggi) appartenuto a Giovanni Battista Viotti e il violino Giuseppe Guarneri “del Gesù”, realizzato a Cremona nel 1736, appartenuto a Gaetano Pugnani, presentati con le originali custodie e accompagnati dai ritratti dei due violinisti. Degli strumenti appartenuti al Conte Cozio, sei violini e due viole di Guadagnini realizzati tra il 1773 e il 1776, il violino “Ames” di Antonio Stradivari (1734) e il “Salabue” del figlio Francesco (1742), un violino di Nicolò Amati (1668) appartenuto a Carlo Francesco Cozio, padre del conte, e da lui ereditato, e il violino di Carlo Bergonzi, noto oggi come “Cozio-Tarisio”, realizzato a Cremona nel 1733, lo strumento preferito dal conte tra i cinque esemplari di Bergonzi in suo possesso. Completano l’esposizione due violini dei fratelli Celoniato (Giovanni Francesco e Giovanni Giuseppe), quattro violini di Chiaffredo Cappa, una viola di Giacomo Rivolta, tre mandolini e una chitarra realizzati dai figli di Guadagnini, Giuseppe, Carlo e Andrea.
Una installazione 3D interattiva intitolata “La forma del suono” consente di esplorare in dettaglio ogni componente del celebre violino “Salabue-Berta”, costruito da Giovanni Battista Guadagnini a Torino nel 1774 attraverso le annotazioni organologiche redatte dallo stesso Cozio. Sarà possibile vedere anche oggetti e attrezzi provenienti dal “Fondo Stradivariano” e documenti originali d’archivio provenienti dal “Carteggio Cozio” che approfondiranno aspetti poco noti della figura del nobiluomo piemontese e dell’ambiente musicale in cui visse e sviluppò la sua passione per gli strumenti ad arco.