È stato il Convento della Santissima Annunciata di Franciacorta – affidato dal 2018 dall’Ordine dei Servi di Maria alla Fondazione Vittorio e Mariella Moretti, che ne cura la gestione restituendolo alla comunità come centro di cultura e accoglienza – ad ospitare il convegno nazionale “La cultura del vino e l’identità dei territori: l’opera delle abbazie”, organizzato da Vini d’Abbazia: momento di riflessione di forte valore culturale e simbolico, l’incontro ha riunito voci dal mondo monastico, accademico e vitivinicolo per esplorare il legame profondo tra tradizione spirituale e produzione agricola, mettendo in luce il ruolo millenario delle abbazie nella custodia del paesaggio, del sapere e del vino nel confronto tra religiosi, produttori, enologi, storici e rappresentanti delle istituzioni.
Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha partecipato in questo modo: «Voglio sottolineare il grande sostegno che il nostro Governo intende dare in ogni occasione alle nostre imprese, che rappresentano il nostro sistema garantendo qualità, creando valore, ricchezza e lavoro: è ciò che i monaci hanno sempre fatto con il loro sapere, custodendo e migliorando il territorio. Dobbiamo lavorare proprio su questi nostri punti di forza, e anche sui luoghi in cui mani sapienti nei secoli hanno preservato, difeso e valorizzato la nostra cultura».

Per il presidente della Fondazione Vittorio Moretti, “il progetto di Vini d’Abbazia risponde pienamente alle intenzioni che animano la Fondazione. Il Convento della Santissima Annunciata rappresenta un ideale di armonia tra vita e lavoro, quasi uno stile di vita. Oggi, con la nostra Fondazione, ci prendiamo cura di questo convento e ci impegniamo a realizzare iniziative che dedichiamo al territorio e alle famiglie e che servono a riflettere sul passato e a ripartire dalle nostre radici per trovare un nuovo senso di unione. Abbazie come queste, e come quelle dei nostri ospiti, non sono solo testimonianze del passato, ma luoghi carichi di futuro».
Renzo Cotarella, AD di Marchesi Antinori (Firenze), ha condiviso l’esperienza di Badia a Passignano: «Nel 1983, all’interno della Badia fu ritrovata una vite millenaria, simbolo di una vocazione che attraversa i secoli. In questa tenuta, arte, storia, viticoltura e innovazione convivono da sempre e il nostro impegno va oltre il vino. L’Osteria di Passignano, in dialogo con i monaci, ha inoltre dato vita a un percorso di visita della Badia, esempio concreto di valorizzazione nel rispetto della storia e della bellezza».
Per Manfred Bernard, enologo e direttore della Cantina Convento Muri-Gries (Bolzano), “l’eredità più importante della tradizione monastica è l’idea della continuità: i monasteri devono ripensare il proprio futuro e garantire a lungo termine la base economica delle diverse attività. In questo quadro la viticoltura ha un ruolo centrale: come bene culturale, come elemento identitario e come garanzia di stabilità».
Waldboth, direttore vendite e marketing dell’Abbazia di Novacella (Bolzano), fondata nel 1142 e una delle cantine più antiche al mondo, ha evidenziato come il valore della tradizione monastica rappresenti un elemento centrale nella continuità dell’opera monastica: «Credo che la chiave della nostra longevità risieda proprio nel fatto che siamo un’abbazia: nel nostro DNA c’è la sostenibilità, intesa come impegno a trasmettere alla prossima generazione ciò che abbiamo ricevuto da quella precedente. Così operiamo anche nella nostra cantina, dal vigneto alla produzione, mantenendo e custodendo con responsabilità tutto ciò che ci è stato affidato».
Don Stefano Visintin dell’Abbazia di Praglia (Padova) ha evocato la dimensione spirituale del vino e della viticoltura: «Nel passato, la coltivazione della vite e il vino davano concretezza alla necessità fondamentale di sostenere la vita propria e altrui: il vino era allo stesso tempo alimento, elemento della liturgia e medicamento per monaci e ospiti, tramite gli enoliti. Oggi, questi elementi possono diventare strumenti per sottolineare valori spirituali come il rispetto per la natura, per i lavoratori e per i consumatori, attraverso prodotti di qualità e la memoria condivisa di una lunga tradizione».

Don Andrea Santus, Abbazia di Monte Oliveto Maggiore (Siena), ha ripercorso le origini del Monastero fondato da San Bernardo Tolomei nel 1319: «La produzione del vino nella nostra comunità ancora oggi assume definizioni diverse in relazione al tema della liturgia, del lavoro, del rapporto con il creato. Per noi ha un significato molto particolare e profondo il fatto di poter utilizzare per la celebrazione della Santa Messa il vino frutto della vite e del nostro lavoro».
Fratel Michele Badino del Monastero di Bose (Assisi) ha sottolineato come, nella vita monastica, la coltivazione della terra sia intimamente legata alla custodia dell’ambiente: «Questo impegno si articola in vari modi: primo, per noi è stato recuperare un vitigno storico di oltre cinquant’anni che era in stato di quasi abbandono; secondo, lavorarlo con una viticoltura biologica che rispetti l’ambiente; terzo, avere cura della vite e allo stesso tempo della vita. Ogni anno la vite ci ricorda che come dono arriva l’uva, e quest’uva diventa poi vino che è occasione di comunione e di fraternità».
