Come smettere di fumare? Negli ultimi anni un metodo ha preso piede più dell’ipnosi o dell’astinenza, e consiste nel… cominciare a fumare un altro tipo di sigaretta, quella elettronica. Si direbbe “dalla padella alla brace” se non fosse che, veramente, coloro che passano alla sigaretta elettronica riescono a smettere di fumare sigarette “normali”, come le si definisce in strada. Dunque, “smettere di fumare” in questo caso coincide con lo “svapare”. Meglio o peggio? I fumatori di sigarette classiche convergono su un punto, dettato dalla loro dissonanza cognitiva: svapare fa più male che fumare. È vero anche il contrario: chi svapa ha la pretesa di sapere che inalare aromi e nicotina in vapore non fa male, piuttosto, consente di smettere di fumare. Svapare o fumare allora, non si tratta di sapere quale sia meglio, bensì quale sia peggio.

Nei primi tempi vi era un grande gap nel quale si inserivano gli svapatori quando, indenni, potevano svapare le loro mente e i loro sciroppi nei treni, negli aerei, nei luoghi pubblici, senza temere conseguenze (mentre l’inserimento della menta veniva vietato per le sigarette classiche, insieme all’aggiunta di qualsivoglia altro tipo di prodotto). Il vuoto normativo è stato poi colmato dal divieto di svapare in tutti i luoghi in cui è vietato anche fumare. Pareggiati i conti fra fumatori e svapatori, non è ancora risolta la diatriba su quale sigaretta sia meglio, ma è così evidente la realtà dei fatti: fanno male entrambe. C’è chi risponde: “Toglimi pure questo!” e si giustifica per permettersi “l’unico vizio che ha”. La scelta finale: smettere, ecco ciò che fa bene senza creare fazioni.
Esiste un’associazione apposita, aderente a Confindustria, che è l’ANAFE, l’Associazione Nazionale produttori di Fumo Elettronico. Nata nel 2012, riunisce le principali aziende produttrici di sigarette elettroniche e liquidi da inalazione che rappresentano la grande maggioranza del mercato italiano. L’associazione è iscritta al Registro Trasparenza del Ministero dello Sviluppo Economico e della Commissione europea, è parte di IEVA, l’Indipendent European Vape Alliance, ed è attiva presso le principali istituzioni dell’UE al fine di rappresentare, promuovere e tutelare gli interessi dei propri associati. Essa è presieduta da Umberto Roccatti, ex fumatore per 15 anni, lo stesso che in questi giorni ha partecipato a una lunga corsa in bicicletta da Perugia fino a Roma, compiendo in un’unica giornata duecento chilometri con oltre duemila metri di dislivello, fino ad arrivare al Ministero della Salute portando con sé lo slogan “Flavour Ban = Black Market”. Il motto sottolinea i rischi legati a un eventuale divieto degli aromi nei liquidi per sigaretta elettronica, misura che, come dimostrerebbero alcune esperienze internazionali, secondo l’ANAFE finirebbe per alimentare il mercato nero e incentivare il ritorno al fumo tradizionale con impatti negativi sulla salute pubblica, un tema cruciale anche alla luce della revisione in corso della Direttiva europea sui prodotti del tabacco (Tpd3).
Ha ribadito il presidente di Anafe Confindustria e vicepresidente di Ieva: “Il fumo provoca oltre novantamila morti l’anno in Italia e il 91 per cento dei fumatori non vuole o non riesce a smettere. Per questo il vaping rappresenta un’alternativa concreta di riduzione del danno. Vietare gli aromi con la motivazione di salvaguardare i minori, che per legge non possono acquistare e già si rivolgono al mercato illegale, significherebbe privare milioni di fumatori adulti dello strumento più efficace per smettere e, paradossalmente, rafforzare proprio quel mercato illegale. Le politiche per la salute pubblica devono basarsi sulle evidenze scientifiche, non su pregiudizi”.
Questa è la sesta edizione della Ride 4 Vape, il viaggio simbolico in bicicletta nato nel 2020 per sensibilizzare le istituzioni e l’opinione pubblica sui danni del fumo tradizionale e sul principio della riduzione del rischio legato alla sigaretta elettronica. Protagoniste sono le associazioni che rappresentano il comparto dei prodotti da svapo a livello nazionale ed europeo, per testimoniare come sia possibile cambiare stile di vita, praticare sport e normalizzare la propria salute grazie al passaggio a prodotti a rischio ridotto come le sigarette elettroniche e i liquidi da inalazione. Si fa notare come un recente sondaggio di Euromedia Research, condotto su un campione di 4mila italiani, ha evidenziato il ruolo centrale degli aromi per favorire un abbandono efficace e duraturo della classica sigaretta: il 77 per cento degli utilizzatori adulti di sigarette elettroniche considera i gusti diversi dal tabacco decisivi per abbandonare il fumo classico, mentre il 92,2 per cento arettedi chi utilizza l’e-cig è un ex fumatore; infine il 4,7 per cento della popolazione ha smesso di fumare grazie a questi dispositivi.
Si potrebbero mettere d’accordo tutti: smettere di inalare sostanze è l’unica corsa in bicicletta da compiere verso il Ministero della Salute, ma a quel punto sarebbe quest’ultimo a non consentire di smettere: troppi sono i suoi interessi, molti patrimoniali, per poter dire no a una così grande fetta di mercato da monopolizzare.
di ROMINA CIUFFA