Roma, 24 settembre 2025. L’energia, una sfida per il presente ed il futuro, tra elettricità, gas, carbone, fotovoltaico, eolico, in generale tutte le fonti nuove e rinnovabili che possono cambiare il mondo. Tra gli operatori italiani è EP Produzione, che oggi festeggia (a Roma con una conferenza) i dieci anni di lavoro dediti alla sostenibilità, “condizione necessaria per garantire uno sviluppo che soddisfi i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri (rapporto Brundtland, WCED 1987). Essere sostenibili significa integrare le dimensioni economiche, sociali, ambientali nelle strategie aziendali con l’obiettivo di creare valore per l’azienda e per le comunità con cui interagiamo”. Ne parlano il presidente Peter Černák e l’amministratore delegato Luca Alippi. Il primo:

(Peter Černák)
“Ai nostri primi dieci anni, siamo fieri che EP Produzione sia considerato un attore affidabile e costruttivo in Italia, dove abbiamo anche imparato ad apprezzare qualcosa di unico. Il progresso ha un ritmo proprio, non sempre è veloce ma è coerente nella sua stabilità e ciò da fiducia per continuare ad investire nel lungo periodo. I dieci anni passati sono stati un percorso piccante, che proseguiremo migliorando”.
Il secondo:

(Luca Alippi, amministratore delegato EP Produzione)
“Ci aspettiamo di dare il nostro contributo allo sviluppo energetico con nuove centrali a gas e stoccaggi elettrochimici. Cercheremo di trovare il nostro spazio e ruolo per dare equilibrio al mix energetico e contribuire anche al costo dell’energia. La domanda elettrica è abbastanza statica al momento, anzi, è stata in diminuzione. A volte non c’è perfetto sincronismo tra normative nazionali e regionali, ciò sarebbe necessario per poter procedere in modo più spedito nell’evoluzione; abbiamo proposte per il futuro post carbone ma bisognerà trovare un assetto che consenta di fare investimenti”. E aggiunge: “Siamo una società sana che ha investito e continuerà a farlo, anche creando lavoro. L’energia e gli investimenti connessi si prestano a battaglie ideologiche e vanno portate a una dialettica oltre la quale bisogna mantenere le parole date, ci impegniamo ad avere un rapporto positivo con il territorio, non è facile dialogare ma si può fare”.
La storia di EP Produzione segue questi passi: nel 2015 EPH acquisisce gli asset termoelettrici di E.ON e nasce EP Produzione; nel 2017 è confermata l’essenzialità della Centrale di Fiume Santo per la sicurezza del sistema elettrico; nel 2019 hanno esito positivo le aste del Capacity Market (CM) 2023 per la nuova unità a Tavazzano e Montanaso; nel 2018 si consolida il rapporto con i territori con la pubblicazione del primo bilancio di sostenibilità nel cinquantesimo anniversario della Centrale Ostiglia; nel 2021, nonostante il Covid, le centrali non si fermano. Quindi, nel 2021 giungono le autorizzazione finali per nuove CCGT di classe H; nel 2022, con il conflitto russo-ucraino, sono ridefinite le strategie di approvvigionamento delle materie prime, mentre è vinta l’asta per una nuova unità ad Ostiglia; nel 2023 è costituita la società di vendita EP Energia Italia; nel 2025 è inaugurata una nuova unità produttiva a Tavazzano e Monanaso e si avvia la costruzione di impianti BESS. Questo un breve riepilogo della storia di EP Produzione, che oggi dialoga con istituzioni ed operatori sul futuro dell’energia.
Nella conferenza “L’Italia dell’energia che cambia: dialogo tra istituzioni e operatori sul futuro dell’energia. 2015-2025: il contributo di EP Produzione”, tenutasi oggi a Roma, il ministro dell’dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (MASE), Gilberto Pichetto Fratin, interviene: “Credo che il percorso che abbiamo delineato vada modificato anno per anno. Nel 2022 si pensava al 2050 di avere una domanda di una certa misura, oggi credo che quegli obiettivi saranno raggiunti molto prima (600 terawatt), ma se vogliamo superare non potremo arrivarci con il fotovoltaico e l’olico, dobbiamo andare avanti con la continuità del gas che è la garanzia di avere energia gestibile. Lavorando su un mosaico per il futuro, possiamo creare le condizioni per una buona sostenibilità energetica: la risposta da dare nel prossimo lustro fa leva sulla continuità e sull’intervento sui costi”.
Aggiunge Francesca Salvemini, capo della Segreteria tecnica del MASE: “Il tema dell’energia fotografa anche un altro tema che è quello della sicurezza. Viviamo in un mondo in cui le scelte strategiche cambiano da un momento all’altro. L’insicurezza globale porta le nazioni a mantenere la barra dritta e guardare con più lungimiranza a quello che è un obiettivo di sicurezza energetica e decarbonizzazione,, senza dimenticare che oggi passiamo da dipendenze vecchie a dipendenze nuove, perché per le fonti energetiche siamo dipendenti per il 90 per cento dalla Cina e da altre aree geografiche sia per tecnologie sia per minerali”. Prosegue: “Bisogna tenerne conto puntando ad incrementare tutte le possibili fonti alternative senza fissarci con nessuna. Rispetto ad altri Paesi abbiamo tanto gas, mentre altri hanno tanto carbone, per questo pensiamo che in tema di decarbonizzazione l’Italia sia ben instradata. Il concetto di sicurezza energetica va sposato con il primato tecnologico”.
Moderati da Gianluca Comin, altri interventi a seguire.

(Gianluca Comin, presidente di Comin & Partners)
Per Michele De Censi, AD e direttore generale di Sorgenia, “sugli impianti un elemento importante è la localizzazione, con uno sviluppo organico di tecnologie mature ed innovative. Nel lungo periodo sono create opportunità importanti per noi, per gli investitori e per i clienti. Il nostro sistema ha bisogno di una flessibilità stagionale, oggi questo lo garantisce solamente lo stoccaggio del gas. Abbiamo molti impianti esistenti che, con l’evoluzione tecnologica, potremmo modificare e trasformare in impianti più strategici con eolico e fotovoltaico, un passo importante che avviene senza andare a occupare aree nuove”. Aggiunge Renato Mazzoncini, AD e direttore generale di A2A: “In Italia ed Europa di fatto le fonti energetiche autoctone sono acqua, sole, vento e rifiuti, e quelli dobbiamo sviluppare oltre al mix di intermittenza che per compensare richiede un intervento economico. È evidente che l’elettricità rimane un compagno di viaggio fondamentale per le rinnovabili, e allora bisogna averlo più moderno possibile, in classe H manda in pensione molto impianti che hanno un risultato minore di ben il 50 per cento, come nel caso dell’impianto di Brindisi. Siamo usciti nel 2021 con il primo piano decennale, mancava tutta la parte delle rinnovabili su cui stiamo investendo molto. La direzione è fare in modo che le varie fonti lavorano fra di loro”.
Per Gianni Vittorio Armani, presidente di Elettricità Futura, “per ogni kilowattora che utilizziamo d’estate ne consumiamo 7 in inverno. Le fonti rinnovabili vanno realizzate perché ci rende autonomi e perché sono meno costose. Vogliamo passare ad un mercato che è molto più come un mercato immobiliare, ossia che contratti la disponibilità della produzione energetica su un orizzonte temporale molto più lungo. Se si ha la certezza di un rendimento a lungo termine, il prezzo può scendere e ciò ci rende più competitivi”. E prosegue: “Per quanto riguarda il nucleare, siamo l’unico Paese che ha spento le centrali non appena ha dichiarato di uscire dal nucleare. C’è un pezzo mancante nella transizione energetica: parliamo del gas come soluzione di transizione ma non c’è una soluzione al dopo gas, eppure le potenzialità ci sono poiché i reattori piccoli possono ottenere una maggiore efficienza rispetto alla realizzazione in serie in stabilimento e la trasformazione dell’impianto da infrastruttura a prodotto”.

(Gianni Vittorio Armani, presidente di Elettricità Futura)
Aggiunge Fabio Bulgarelli, direttore Affari regolatori di Terna: “Come il sistema elettrico in pochi anni sia cambiato è evidente, e da qui a qualche anno queste dinamiche saranno ancora più robuste”.

(Fabio Bulgarelli, direttore Affari regolatori di Terna)
Massimo Ricci, direttore della Divisione Energia ARERA, specifica che “all’interno delle aree idonee si difiniranno zone di elezione nelle quali una valutazione generale del piano libererà da tempistiche poco convenienti”.

(Massimo Ricci, direttore della Divisione Energia ARERA)
Il Gruppo EPH (Energeticky a prûmyslovy holding) ha avviato un progetto che coinvolge tutte le sue società nelle diverse nazioni europee per sviluppare un programma di decarbonizzazione volto ad assumere impegni concreti verso la riduzione delle emissioni già nel 2030, puntando al net zero nel 2050. Con sede nella Repubblica Ceca, esso opera lungo l’intera catena del valore energetico, dalla produzione alla distribuzione includendo anche la logistica e lo stoccaggio del gas, ed è impegnato nella transizione verso fonti energetiche a basse o zero emissioni, gestendo un portafoglio diversificato di impianti di produzione elettrica e termica, tra cui la cogenerazione, le biomasse e, in passato, il carbone. In Italia è presente anche nel settore della produzione di energia rinnovabile da biomasse solide con le centrali di Biomasse Italia e Biomasse Crotone in Calabria, per complessivi 74 MW, e con l’impianto in Lombardia di Fusine Energia, da circa 6 MW. Le tre centrali sono dispacciate sui mercati dell’elettricità da EP Produzione.
