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UN LUCIO FONTANA "TERRA E ORO" ALLA GALLERIA BORGHESE

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Visitabile fino al 28 luglio alla Galleria Borghese di Roma la mostra "Lucio Fontana. Terra e oro", a cura della direttrice Anna Coliva, dedicata a due produzioni specifiche dell'artista italiano nato in Argentina, ossia i crocifissi in ceramica e i concetti spaziali in oro.

Al piano terra del museo sono quindi esposti 27 "Crocifissioni" in ceramica o terracotta, smaltate e policrome, realizzati tra il 1948 e il 1961; un Arlecchino del 1948 in cemento e mosaico; la statua in gesso dipinto "Il fiocinatore" del 1933. Arlecchino e Fiocinatore non potrebbero sembrare più distanti, così variopinto e cangiante il primo e rigido e serio il secondo. Ma per il grande pubblico, che probabilmente ricorda più facilmente l'artista per i tagli sulle tele, la scoperta sono i crocifissi, ed è in effetti con stupore intravedere il Cristo prendere forma su una croce contorta e nodosa. Nelle sale seguenti si affronta il concetto di spazio, che Lucio Fontana ha così radicalmente cambiato: la sua spiegazione è affidata ad accostamenti tra le sue opere in oro e universali opere senza tempo quali quelle di Bernini, Raffaello, Tiziano, Domenichino. 

In queste ultime il tema dello spazio, argomento principe dell’arte figurativa fin dalle sue origini, è rappresentato nella maniera più varia e innovativa e solamente Fontana può essere esposto a chiosa di tanta ricerca. Egli solo infatti. in quanto massimo innovatore del tema, è capace di dimostrare il finale di questa rappresentazione perché Lucio Fontana lo spazio non lo rappresenta bensì lo crea. "Fontana risponde alla domanda: come si rappresenta lo spazio? Non rappresentandolo ma creandolo con buchi e tagli, mettendo in comunicazione opera e realtà fisica. E l'oro non è più un colore come abbiamo visto fino a Giotto: nei dipinti d’oro si fondono la fisicità del luogo in cui vive lo spettatore e quella dell’opera ed essi acquisiscono l’ulteriore carattere metafisico che l’oro significava nella pittura antica. Oro come componente che, al pari di quanto accade nell’antichità classica, paleocristiana, medievale e rinascimentale, è sintesi di luce e spazio", spiega la direttrice Anna Coliva. E non cela un rammarico: la mancanza dell'unica opera in oro appartenente a una collezione pubblica, acquistata negli anni Sessanta dal ministero e attualmente nella residenza dell'ambasciatore italiano a Tokio, che però non ha acconsentito al prestito in occasione di questa mostra. "È un'opera dello Stato e sarebbe stata esposta in un museo statale, per essere vista da tutti. È in una residenza privata da decenni e possono vederla solo gli ospiti dell'ambasciatore. È l'unica opera in oro, in questo caso una 'Fine di Dio', e oltre al dispiacere di privarne i cittadini italiani, si aggiunge anche il fatto che dopo tanti anni sarebbe stata l'occasione di un restauro, che avremmo fatto fare, poiché va da sé che un quadro in una casa si rovinerà più velocemente che in un museo". In effetti, una preziosa occasione perduta. 

Tags: arte Roma

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