Ivano Barberini, nato a Modena nel 1939 e scomparso il 6 maggio 2009, è stato una figura carismatica della cooperazione italiana, presidente della Lega Nazionale e presidente dell’Alleanza Cooperativa Internazionale dal 2001 (unico italiano ad aver coperto questo prestigioso incarico). Ma non solo, la sua passione civile, l’amore per gli altri, lo condussero a denunciare le diseguaglianze sociali, la povertà di tanti a favore di pochi, così impegnandosi ad essere cittadino del mondo insieme al Premio Nobel Rita Levi-Montalcini, sua amica e affine, che anche scrisse la prefazione al libro di Miriam Accardo che lo intervistò in «Come vola il calabrone». Tanto da farle dire, in occasione del Sigillum Magno conferito all’amico fraterno a Bologna nel 2008: «Il mio incontro con Ivano Barberini è stato uno dei più straordinari nella mia lunga vita. Ho conosciuto una persona di eccezionale valore scientifico ed anche sociale. La mia ammirazione per Ivano, che ha compiuto opere di straordinario valore sociale e intellettuale nella totale indifferenza per la sua persona, è grande. È stato per me un esempio che continuo a seguire giorno per giorno». Così, per ricordare Ivano Barberini che, com’è scritto nella dedica, «amò intensamente l’Africa e le sue genti e fu protagonista convinto di una cooperazione impegnata nel mondo sui valori della pace, della solidarietà e della giustizia sociale», esce questo libro, «La nostra Africa», contenente «immagini dalla Namibia di Luigi Riccioni», a cura del Co.Ind, della Corbo Editore. All’interno di questo volume, poesie dello stesso Barberini dedicate all’Africa – «Villaggio africano fiorito di bambini, sguardi mansueti e tristi, gelati dalla fame (…)» -, foto dei suoi viaggi come cittadino del mondo, nel Burkina Faso, in Tanzania, nelle Filippine, in India, in Brasile, in Colombia, in Argentina, e innumerevoli scatti dalla Namibia del fotografo Luigi Riccioni, un safari fotografico improvvisato. All’Africa, ma anche all’Asia, ai conflitti del Medio-Oriente, in genere alle sofferenze umane, dedicò tempo e passione, ma soprattutto idee che trasformava in iniziative concrete, coniugando il tema della pace come premessa per la giustizia sociale e lo sviluppo, combattendo l’indifferenza o «l’assuefazione alle tragedie del mondo», come sottolinea Tino Cesari, presidente del Co.Ind, il gruppo industriale della Coop Industria. Nei decenni di Ivano Barberini nella Coop, la linea guida è stata «innovazione», e Barberini ne fu forte assertore guidando con fermezza il grande cambiamento del mondo cooperativo. Oggi è la Fondazione Ivano Barberini a mantenere gli ideali della cooperazione: la Fondazione è un luogo di produzione di ricerca storica, economica e sociale sull’importanza della forma d’impresa cooperativa per rispondere ai bisogni di sviluppo delle società contemporanee. A tale scopo essa favorisce i rapporti con le espressioni più avanzate del mondo scientifico nazionale e internazionale. Le finalità sono quelle di evidenziare le potenzialità della cooperazione come strumento di aggregazione sociale per la risposta ai bisogni dei soggetti più deboli e per lo sviluppo; rilanciare una riflessione sull’identità della cooperazione nel XXI secolo, in una prospettiva di comparazione europea e internazionale, recuperando legami organizzativi e riflessioni sul ruolo della cooperazione nei vari Paesi del mondo; garantire la ricerca sui temi più rilevanti per lo sviluppo delle imprese cooperative, a partire dalle questioni legate agli strumenti finanziari, alle dimensioni fiscali e alle condizioni per rilanciare la piena attuazione dell’articolo 43 della Costituzione («Produzione in forma cooperativa di beni pubblici essenziali»).