auto. come quando per cambiarle si aspettavano 10 anni

a cura di JACOPO BARONTI

 

Negli ultimi cinque anni il volume di vendite di auto nuove in Europa è sceso da 15,5 a 12 milioni di unità e non è atteso nel medio termine un ritorno del mercato ai livelli pre-crisi. È sulla scorta di queste considerazioni che l’ACEA, associazione dei Costruttori europei, è tornata a lanciare un appello a Bruxelles per chiedere provvedimenti urgenti in favore dell’auto. Il problema della sovracapacità produttiva nelle fabbriche è nell’ordine del 25-30 per cento, e molte grandi Case hanno già annunciato piani di ristrutturazione molto profondi e dolorosi in termini di conseguenze sociali. Allo scopo di mantenere i livelli produttivi e occupazionali in Europa, l’associazione chiede dunque consistenti in iniziative in termini di politica industriale a livello continentale, che permettano di programmare investimenti nel lungo periodo. D’altro canto è ugualmente essenziale che l’Unione Europea usi tutti i mezzi a propria disposizione per mitigare le conseguenze economiche e sociali della situazione che si è venuta a creare. Le Case, infine, hanno colto l’occasione per ribadire la propria contrarietà ad accordi di libero scambio particolarmente sfavorevoli nei confronti delle aziende industriali europee, come quello con i costruttori della Corea del Sud, già criticato in più occasioni. Oltre a chiedere investimenti più concreti nei confronti delle auto ecologiche, l’associazione ha poi battuto nuovamente il tasto della semplificazione del quadro normativo europeo, ancora troppo frammentato nel proprio interno. Secondo l’ACEA, meno leggi e più omogeneità sono l’ingrediente indispensabile per garantire competitività all’industria automobilistica europea. Proprio a tal scopo è attesa la presentazione di una serie di proposte da parte del vicepresidente della Commissione europea Antonio Tajani, che dovrebbe mettere a disposizione dell’industria automobilistica, tra il 2014 e il 2020, due miliardi di euro destinati alla ricerca e allo sviluppo di nuove soluzioni in grado di ridare slancio al settore. Nonostante la crisi del mercato, i costruttori tedeschi si trovano in una situazione meno critica rispetto agli altri. Sebbene anche la prima economia del Continente sia ormai alle prese con la crisi, le Case teutoniche stanno approfittando della debolezza dei concorrenti europei per guadagnare quote di mercato. Parlando con la Frankfurter Allgemeine Zeitung, il capo dell’associazione dei Costruttori tedeschi, Matthias Wissmann, ha dichiarato che la forza dell’auto tedesca viene dai mercati extraeuropei, che stanno contribuendo in maniera determinante a sostenere la domanda e la produzione. Al contrario, chi è legato più o meno al mercato europeo-occidentale in questa fase sta vivendo difficoltà ben più gravi. L’ACEA ha pubblicato i dati di vendita del mercato europeo, confermando il trend negativo: nel mese di settembre si è registrato un calo del 10,8 per cento, che porta la flessione totale dall’inizio del 2012 al 7,6 per cento. Nei 27 Paesi dell’Unione Europea sono state immatricolate, nei primi nove mesi di quest’anno, 9.368.327 vetture, delle quali 1.099.264 nel mese di settembre. La situazione italiana è la seguente: in settembre si è registrata una perdita del 25,7 per cento, mentre il trend annuale si è ormai stabilizzato su un calo del 20,5 per cento. Nel dettaglio, il Gruppo Volkswa-gen resta leader incontrastato in Europa con un totale in nove mesi di 2.311.410 autovetture, con una diminuzione dell’1,2 per cento rispetto allo stesso periodo del 2011, seguito dal Gruppo Psa con 1.120.538 e un calo del 13 per cento. La Renault e la Dacia hanno venduto in totale 790.324 veicoli, quindi un calo del 17,7 per cento; il Gruppo General Motors 779.235, con un calo del 12,5 per cento. Nella classifica segue la Ford con 716.482 auto vendute, il 12,6 per cento in meno dello stesso periodo dello scorso anno. Il Gruppo Fiat ne ha venduto 609.264 unità, cioè il 17,3 per cento in meno; la BMW 579.097, appena il 2,2 per cento in meno; la Daimler 481.564, 3,2 in meno; la Toyota 395.576, lo 0,6 in meno; la Nissan 328.265, il 5,7 per cento in meno. I costruttori coreani stanno migliorando le proprie performance: sempre nei primi nove mesi del 2012 la Hyundai ha raggiunto quota 317.393 vetture guadagnando il 9,3 per cento, mentre la Kia va ancora meglio aumentando del 20 per cento con 250.892 esemplari consegnati. E ancora di più il Gruppo Jaguar-Land Rover, capace di un balzo in avanti del 31 per cento con 92.763 veicoli: proprio quest’ultimo è il marchio che, in assoluto, è cresciuto di più con un incredibile 40,5 per cento, dovuto in massima parte al successo travolgente della Range Rover Evoque. Tra i marchi singoli con le perdite più ingenti, sempre da gennaio a settembre, figurano la Seat (-16,6 per cento), la Renault (-21,2), l’Alfa Romeo (-31,7) e la Mitsubishi (-33,8 per cento): di fatto il Gruppo Fiat trova valori positivi solo grazie alla Jeep che lo fa aumentare del 17,5 per cento, mentre insieme all’Alfa scendono anche la Fiat del 17 per cento e la Lancia-Chrysler del 5,7. Dopo aver commentato il declassamento del Gruppo Fiat compiuto dalla Moody’s, l’amministratore delegato Sergio Marchionne è tornato ad allertare l’Unione Europea in merito agli accordi di libero scambio con i Paesi asiatici: in un’intervista al Corriere della Sera, rilasciata a Bruxelles nell’ambito di una riunione dell’ACEA, il numero uno del Lingotto ha confermato la volontà di rinunciare a incentivi e ad aiuti economici concessi dallo Stato, chiedendo però in cambio coerenza e correttezza per coordinare le politiche di mercato a livello europeo. L’accordo con la Corea ha reso, secondo Marchionne, fin troppo competitivi i prodotti asiatici, creando una concorrenza molto forte e difficilmente contrastabile ad armi pari. Per fugare ogni dubbio il manager ha respinto l’ipotesi di eventuali facilitazioni degli scambi tra America ed Europa, certamente utili al Gruppo Fiat-Chrysler ma controproducenti per gli altri Costruttori. Secondo Marchionne, la crisi si trova ora all’apice: sono circa tre milioni le vendite mancate dal 2007 e la situazione negativa potrebbe continuare fino al 2014: per questo, secondo il manager ita-lo-canadese il momento non è propizio per siglare accordi e investire. Nelle scorse settimane i cittadini americani hanno confermato Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti. Il secondo mandato del candidato democratico potrebbe tradursi in una serie di significative novità per l’industria automobilistica americana e per l’evoluzione del mercato statunitense delle 4 ruote, come ha sottolineato l’Automotive News. Dalla Casa Bianca sono attesi interventi in favore dell’auto elettrica, della riduzione delle emissioni e dell’incremento della sicurezza dei veicoli. Il presidente, che ha scommesso 85 miliardi di dollari nel risanamento della General Motors e della Chrysler, ha raccolto, in termini elettorali, moltissimo di quanto seminato negli anni scorsi nel settore dell’auto: la conquista dell’Ohio e del Michigan, di fatto, è stata possibile soprattutto per i salvataggi dei due grandi gruppi di Detroit, che proprio da quelle parti hanno il 65 per cento delle loro fabbriche statunitensi. L’avversario Mitt Romney, sconfitto, al contrario ha giocato male lo spauracchio della delocalizzazione della produzione Jeep in Cina, causando una rapida risposta ufficiale da parte dello stesso Sergio Marchionne, che ha approfittato della smentita per comunicare l’aggiunta di un nuovo turno nella fabbrica di Toledo nell’Ohio, e la conseguente assunzione di 1.100 nuovi operai, dando così indirettamente un’ulteriore spinta alla causa di Obama. È ancora presto per dire con esattezza come si muoverà l’Amministra-zione democratica nei confronti dell’auto durante i prossimi quattro anni, ma esistono già indicazioni concrete in merito. Innanzitutto, pare molto probabile la ratifica della proposta sui nuovi limiti Cafe, ossia Company Average Fuel Emission, che vogliono portare i consumi medi delle Case automobilistiche a 54,5 miglia per gallone entro il 2025. Negli anni scorsi Obama aveva fissato l’obiettivo di avere un milione di auto elettriche sulle strade americane entro il 2015. I suoi sostenitori da un lato e i Costruttori dall’altro sperano che il presidente si muova effettivamente per incentivare la realizzazione di questo piano, nonostante le forti critiche da parte repubblicana per i 528 milioni di dollari erogati negli anni scorsi dal Dipartimento dell’Energia in favore di aziende andate in alcuni casi incontro alla bancarotta. Una seconda manovra in favore delle auto elettriche potrebbe essere la ripresa del programma ATVM- Advanced Technology Vehicles Manufacturing, per cui sono a disposizione fondi da 25 miliardi di dollari, destinati allo sviluppo e la produzione di auto ecosostenibili e di componenti ad alto contenuto di tecnologia. Questi fondi erano stati «congelati» proprio dopo le critiche dei repubblicani, ma secondo gli analisti è molto probabile che possano tornare a disposizione dell’iniziativa. 

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