Il cittadino rifa’ la strada, il comune gli sconta le tasse

Nell’incessante divenire, meglio nel susseguirsi torrenziale dei decreti legge, decreti legislativi e ministeriali di questi ultimi anni, è «passata in sordina» un’importante iniziativa legislativa che da un lato potrebbe costituire il detonatore, ovviamente a miccia molto lenta, di una trasformazione di grande significato nei rapporti tra enti pubblici, in particolare enti locali e cittadini, e dall’altro potrebbe disegnare una soluzione del tutto nuova rispetto al concetto di corrispettivo, basato oggi sull’unità monetaria che quantifica e costituisce il controvalore di qualsiasi attività.
Oggi, infatti, siamo abituati a monetizzare, a tradurre ed attenderci quindi, come corrispettivo del nostro lavoro, il pagamento in moneta legale, ovvero in euro, dollari, jen, rubli-rupie ecc. L’iniziativa legislativa in esame, cioè l’articolo 24 della legge n. 164 del 2014, è in realtà una legge cornice o programmatica che demanda agli enti interessati la sua concreta attuazione attraverso la predisposizione di strumenti quali regolamenti, decreti di attuazione, o meglio nella specie, semplici «delibere» comunali. Tale norma prevede «misure» di agevolazione della partecipazione delle comunità locali in materia di tutela e valorizzazione del territorio; spinge i cittadini ad unirsi o a partecipare a network per la cura del patrimonio pubblico, svolgendo, quindi, attività individuali in cambio di riduzioni o esenzioni di tributi locali.
Quali prospettive essa comporti è stato oggetto di approfondimenti nell’ambito di una giornata di lavoro che ha avuto luogo il 10 luglio scorso nella Sala del Refettorio nel Palazzo San Macuto a Roma. In questo semisconosciuto gioiello architettonico, tra i molti che i numerosi palazzi romani riservano a coloro che hanno l’opportunità di frequentarli, gli interventi di Sergio Boccadutri, Francesca Tempesta, Giammario Battaglia e di chi scrive hanno permesso di apprezzare le potenzialità di questo semplice ma attraente esercizio di «sussidiarietà orizzontale», che raccoglie e realizza sia pure in parte, il dettato dell’articolo 118 della Costituzione. Si tratta di un primo concreto passo su un percorso di vera innovazione sociale ed economica del nostro sistema capitalistico, ben più profonda e strutturale, che gli studiosi hanno denominato «mutuo credito», ovvero un nuovo servizio di welfare di interesse economico generale.
Come ha sottolineato l’onorevole Boccadutri, «si attua una virtuosa mediazione economica, una concreta forma di compensazione degli scambi in via multilaterale e multi temporale». Ciò favorirà indubbiamente la crescita più equilibrata del territorio affidata all’intervento diretto del cittadino che, tutelando la res pubblica, realizza propri diretti interessi, perché attengono al miglioramento della qualità della sua vita. Convinto assertore della bontà di questa norma è il giovane parlamentare che nel proprio intervento ha esaminato il contesto, molto complesso, che caratterizza l’introduzione di uno strumento finalizzato alla realizzazione di un particolare ponte tra il cittadino e le istituzioni, secondo l’articolo 24 della legge sopracitata. Certamente le suggestioni positive evocate da questo strumento normativo sono molte e di grande effetto, ma gli ostacoli da superare non sono pochi: si pensi alla burocrazia che dovrebbe autorizzare gli interventi, esaminare la congruità – espressa pur sempre in moneta – del valore dell’intervento, scegliere tra i vari progetti quelli più meritevoli e più urgenti, per non parlare delle reazioni sindacali, dei problemi fiscali connessi e non solo per le entrate dei singoli Comuni, ma per la tassazione dei valori relativi alle attività da realizzare. Si sa che i problemi non mancano mai, nella specie però i vantaggi dell’attuazione di tale norma sono innegabili, evidenti ed innumerevoli. Penso alle buche delle strade di Roma, al dissesto dei marciapiedi, alle reti fognarie. Che sia la volta buona per migliorarne le condizioni? La loro migliore manutenzione e sistemazione secondo progetti privati approvati seguendo le direttive che il Comune dovrà impartire investono interessi individuali e diretti del cittadino. Certamente questa prestazione di beni e servizi andrà quantificata e il Comune dovrà accertarne la congruità.
Ma allora, si dirà, siamo di fronte alla monetizzazione di questa attività. È vero, ma non c’è il pagamento: il Comune non dovrà rimborsare i cittadini delle spese compiute, perché il cittadino avrà maturato un credito equivalente al valore dell’opera eseguita nella misura accertata preventivamente dal Comune che verrà fiscalmente compensato, ovvero non pagherà tasse o imposte comunali per l’importo corrispondente. Naturalmente per le opere più importanti il discorso non sarà affidato esclusivamente al rapporto individuale cittadino/Comune ma potrà riguardare un «conglomerato» di persone che hanno interessi assimilabili concentrati, per esempio, in un’intera area. Non più la parte di marciapiede frontista, dinanzi al proprio portone, ma la sistemazione del giardino pubblico vicino, di tutta la strada, della scuola ecc.
In questi casi si formerà tra i privati interessati uno specifico network che, nel proprio interno, dovrà disciplinare i rapporti tra i partecipanti e gli apporti di ciascuno determinando la loro specifica quantificazione anche in termini dei corrispettivi crediti fiscali spettanti a ciascun cittadino. È evidente l’effetto benefico di codesto sistema normativo che fornisce una risposta anche in termini di lotta alla corruzione, in quanto si eliminano una serie di rapporti spesso poco virtuosi, tra Comuni, imprese, appalti «al massimo ribasso», con tutte le complicazioni e le discrasie che ogni appalto poi rivela, sia in termini di sospensione dei lavori per mancati pagamenti, sia in termini di riserve, che di contestazioni per errori della progettazione, o per «sorprese» di carattere geologico, o per necessità di varianti, con conseguente lievitazione dei costi delle opere ed insufficienza degli stanziamenti e delle coperture finanziarie, con durata infinita degli stessi lavori.
Si tratta, quindi, di un’alternativa che ha in sé la capacità di restituire un elemento estremamente importante nei rapporti odierni tra istituzioni specie locali e cittadini, cioè la «fiducia» reciproca, basata anche sull’assunzione del rischio dei maggiori costi dell’opera sui cittadini che la vogliono realizzare. Naturalmente i contratti relativi andranno ben studiati e redatti.
Questa possibilità di far compiere ai diretti interessati, sia pure sotto il controllo dell’ente vigilante, le attività necessarie a migliorare la qualità della loro vita, è resa più agevole dall’esistenza e dal costante impiego di formidabili sistemi di carattere telematico che semplificano l’analisi della fattibilità dei progetti, la loro sostenibilità anche in termini finanziari sia quanto al loro contenuto ed alla congruità dei costi esposti, sia in relazione alle minori entrate fiscali che il Comune registrerà per effetto della compensazione, sia ancora in relazione alle minori uscite per le opere realizzate a spese dei cittadini. Ed anche il profilo del merito sociale dei singoli progetti potrà essere considerato per formare la lista delle priorità delle iniziative da autorizzare. A questo punto la contabilizzazione, la quantificazione, l’espressione in cifre di questi progetti non costituisce certo un problema, esistendo già oggi collaudati software operativi in molti settori che, sulla base di parametri relativi alla quantificazione delle singole componenti di quel lavoro, dei singoli beni e servizi che si ritengono necessari, pervengono a risultati affidabili. D’altro canto, il confronto con esperimenti assimilabili, già realizzati in Paesi nostri concorrenti quanto ad industrializzazione e sviluppo, dimostra che molti Paesi puntano proprio sulla partecipazione e sulla collaborazione tra cittadino e istituzioni.
Gli indirizzi illuminati che i Governi del mondo stanno cercando di affidare alla corretta Amministrazione puntano proprio sugli interventi diretti dei cittadini in settori che non siano assolutamente centrali, come la difesa, la scuola (come insegnamento), la sicurezza pubblica ecc. Anche il presidente degli Usa Barack Obama nel 2009 – ha ricordato Antonino Galloni, che insieme a Cristiano Bilucaglia, Liliana Bertolini e Paolo Petrosillo ha dato vita alla seconda parte del convegno – ha emanato la direttiva «open government» in cui, tra l’altro, si legge: «Fin dove è possibile sottostando alle sole restrizioni valide, le agenzie devono pubblicare le informazioni online utilizzando un formato aperto che possa cioè essere recuperato». Per formato «open» si intende un formato indipendente rispetto alla piattaforma, leggibile dall’elaboratore, reso disponibile al pubblico senza che sia impedito il riuso dell’informazione veicolata.
Si tratta quindi di far parte in pieno diritto di questa nuova era caratterizzata dalla globalizzazione e quindi da trasparenza e completezza informativa, attraverso l’utilizzazione di strumenti telematici che oggi possono costituire un utile strumento per combattere i lacci e i lacciuoli burocratici che avvelenano le nostre aspettative di cittadini.
Alcuni Comuni hanno cominciato a cimentarsi con questa nuova prospettiva di rapporti con i propri cittadini. Si tratta per ora di piccoli Comuni. In provincia di Lucca, ad esempio, è stato istituito il servizio di volontariato civico e cittadinanza attiva, e tra i principi generali del regolamento del Comune di Massarosa si prevede che le associazioni che vi abbiano sede legale possono usufruire di esenzioni e riduzioni dei tributi di fronte allo svolgimento di attività d’interesse collettivo autorizzate. Tali esenzioni e riduzioni di tributi locali saranno corrispondenti alla somma delle esenzioni e riduzioni tributarie spettanti agli associati che partecipino alla realizzazione del servizio in questione. Si tratta dei primi passi verso importanti trasformazioni culturali basate sull’accettazione del principio che l’esecuzione di molte opere pubbliche può essere demandata ai cittadini interessati che saranno compensati con riduzioni o esenzioni fiscali.
Che sia effettivamente questo l’inizio della realizzazione della cosiddetta sussidiarietà orizzontale cioè del «welfare di comunità»? Ogni sistema giuridico ha le proprie caratteristiche, ma l’articolo 24 della legge n. 164 si ispira non solo all’open government di Obama, ma ad esperienze già presenti in altri ordinamenti. In molti Stati americani, gli enti locali provvedono ad assicurare alcuni servizi non delegabili, come quello di anagrafe, mentre i cittadini possono o devono provvedere allo svolgimento di altri servizi quali la manutenzione delle strade e/o la pulizia delle stesse in cambio di un minor gravame fiscale, realizzando in tal modo un risparmio per se stessi e una  minore spesa pubblica.
Come ha ricordato Galloni nel proprio intervento, «si tratta di un’esplicitazione pratica del principio di sussidiarietà orizzontale, che non vuole ribaltare la dinamica delle competenze ma rafforzare le sinergie esistenti e, se del caso, rimediare a inadempienze contingenti, come sancito anche dall’articolo 118 della Costituzione il quale riconosce al cittadino sia come singolo che attraverso i corpi intermedi la possibilità di cooperare con le istituzioni nel definire gli interventi che incidano sulle realtà sociali a lui più prossime».
Infine, è stato rilevato da Boccadutri che, se la disciplina regolamentare della quale i singoli Comuni dovranno dotarsi tende per il momento ad accentuare il carattere volontaristico e gratuito delle forme di cittadinanza attiva, in un primo periodo finalizzate alla costruzione o al rafforzamento di un rapporto fiduciario tra le istituzioni locali e i cittadini, successivamente si inserirà con maggiore decisione all’ottenimento del beneficio fiscale come obiettivo più marcato.
Certamente il percorso da compiere è lungo anche per le attuali condizioni delle finanze locali, il più delle volte molto deficitarie, ma resta sul tappeto che, se il Comune non compie determinati interventi perché demandati ai cittadini, la minore spesa correlata, prevista dal dovuto capitolo del bilancio comunale, può certamente essere compensata con un’equivalente minore entrata fiscale. L’articolo 24 della legge apre nuove prospettive che possono favorevolmente incidere su una migliore fruizione dei beni della vita di natura pubblica, attraverso il diretto coinvolgimento del cittadino. Sta a tutti noi usare questo strumento, migliorarlo con la collaborazione, la comprensione dei reciproci interessi, il dialogo con le istituzioni comunali.  

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