Il panorama aeronautico mondiale ha assistito negli ultimi 15-20 anni a una crescita sostanziale della domanda e dell’offerta di aeromobili senza pilota, in grado cioè di volare e svolgere molteplici missioni senza la presenza di personale a bordo in quanto controllati a distanza. Diversi costruttori e industrie nazionali in tutto il mondo si sono cimentati con il settore dei cosiddetti UAV (Unmanned Aerial Vehicles) e in alcuni casi hanno raggiunto livelli di eccellenza tali da consentir loro di divenire veri e propri punti di riferimento in questo campo. Tra questi sono da ricordare il caso statunitense e quello israeliano, ma anche l’Europa che ha cominciato ad investire in questo campo in misura crescente. Le ragioni alla base del successo di questo settore di nicchia sono legate ai vantaggi intrinseci in termini di sicurezza e flessibilità operativa garantiti da tali sistemi. L’assenza di personale a bordo azzera di fatto il rischio per l’incolumità o la vita del personale navigante, che resta comodamente seduto nella propria postazione operativa a controllo remoto, in caso di incidente o di sorvolo di ambienti ostili in seguito a disastri ambientali o sul campo di battaglia. L’aeromobile in questione diventa di fatto «sacrificabile» se circostanze estreme lo richiedono. Un ulteriore vantaggio è rappresentato dalla specifica architettura del design e della cellula. La specificità del ruolo permette di progettare velivoli di peso, dimensione e forma dedicata, incentrata su esigenze di raggio d’azione, di autonomia e di quota, oltreché di capacità di carico, dalla quale si può escludere evidentemente la componente umana (e le relative componenti di sicurezza ed ergonomia) per far spazio solo agli equipaggiamenti e ai sensori di missione. Un UAV oggi può avere le dimensioni di un radio-modello amatoriale o di un aereo di dimensioni tutt’altro che contenute. I vari impieghi che un aeromobile a controllo remoto può avere grazie alle sue precipue peculiarità comprendono ricognizione, pattugliamento e sorveglianza di territori (su terra e mare), confini e coste, rilevazioni meteo ed ambientali, monitoraggio territoriale a tutela del patrimonio artistico e ambientale o in caso di calamità naturale e disastri, pubblica sicurezza, rilevazioni topografiche, intelligence, trasporto di carichi, impieghi governativi. La complessità di questi aeromobili moltiplica i vantaggi di questo settore per un’ampia serie di protagonisti quali piattaformisti (per le aerostrutture), sistemisti (per gli equipaggiamenti di bordo) e ovviamente gli utenti finali con implicazioni diverse in ambito terrestre, navale e spaziale. L’UAV oggi è una risorsa strategica, non solo per il settore militare ma per la stessa società civile. Se molto è stato fatto nel campo dell’ala fissa, nel caso dell’ala rotante solo pochi player mondiali hanno cominciato ad offrire o a sperimentare delle soluzioni specifiche. La combinazione tra il controllo remoto e il volo verticale è decisamente vincente se si considerano i vantaggi precedentemente descritti unitamente alla flessibilità che contraddistingue l’ala rotante in termini di decollo e atterraggio verticale, nonché di volo a punto fisso. Delle innumerevoli opportunità offerte da tale applicazione intende giovarsi anche Finmeccanica attraverso la propria controllata AgustaWestland, azienda leader a livello mondiale in campo elicotteristico. La società ha infatti recentemente presentato, nel corso del Salone della difesa MSPO svoltosi lo scorso settembre a Kielce, in Polonia, il suo primo elicottero a controllo remoto denominato SW-4 Solo RUAS/OPH. Si tratta di un elicottero leggero monoturbina da 1,8 tonnellate, sviluppato sulla base dell’SW-4, modello pilotato già presente sul mercato presso clienti civili e militari e originariamente realizzato dalla società elicotteristica polacca PZL-Swidnik, acquisita da AgustaWestland nel gennaio 2010. La designazione RUAS/OPH – ovvero Rotorcraft Unmanned Aerial System/Optionally Piloted Helicopter – indica che tale piattaforma può essere impiegata sia in modalità a controllo remoto che con pilota a bordo, aumentando significativamente la flessibilità del modello e la gamma di missioni che può svolgere, ad esempio quella del trasporto passeggeri o personale e di addestramento. Questo programma è il risultato della stretta collaborazione tra AgustaWestland e PZL-Swidnik; le due società si sono avvalse di team misti di ingegneri impegnati a trarre il massimo da un modello di elicottero assolutamente idoneo allo scopo e dalle grandi capacità di integrazione di sistemi assicurata da AgustaWestland. Entro l’anno un prototipo del SW-4 Solo effettuerà il suo primo volo con pilota a bordo mentre entro la prima parte del 2013 verrà compiuto il volo inaugurale in modalità totalmente unmanned, ovvero senza pilota a bordo. L’avvio di questo programma ha rappresentato per AgustaWestland la concretizzazione della sua strategia di sviluppo del prodotto che segue tre distinte vie: dell’elicottero convenzionale, del convertiplano e appunto dell’elicottero senza pilota. Nel primo caso l’azienda è intenta nello sviluppo e introduzione sul mercato di nuovi modelli di elicottero dotati di tecnologia all’avanguardia. Il lancio di numerosi nuovi programmi in tal senso testimonia la vitalità e competitività di mercato della società, impegnata anche in programmi di ricerca europea a finanziamento misto comunitario-industriale (Clean Sky), che puntano a trovare soluzioni d’avanguardia per la riduzione delle emissioni inquinanti chimiche e dell’impatto acustico. Nel secondo caso AgustaWestland è responsabile dello sviluppo del primo convertiplano europeo nonché del primo convertiplano per impieghi civili in assoluto. Il convertiplano, noto anche come tiltrotor, è oggi una realtà attraverso il modello AW609 la cui certificazione è prevista nel 2016. Il convertiplano combina le prestazioni dell’aereo con la flessibilità dell’elicottero, soluzione unica nel suo genere e in grado di rivoluzionare il modo stesso di intendere il volo e di trarre il massimo beneficio operativo dallo stesso. L’AgustaWestland sta inoltre pensando alla futura generazione di convertiplani, anche in questo caso in ambito europeo. Nel terzo caso infine, con il lancio del SW-4 Solo RUAS/OPH la società completa ancora di più l’esplorazione dell’ampia gamma di possibilità offerte dal volo verticale. ■