Italia Lavoro. Un piano straordinario per il lavoro dei giovani

Di fronte al continuo aumento della disoccupazione giovanile l’Unione europea è corsa ai ripari e ha lanciato il piano straordinario Garanzia Giovani, finanziando i principali strumenti di politica attiva in grado di favorire l’ingresso nel mercato del lavoro dei giovani. E ha messo sul tavolo 6 miliardi ad hoc in favore di tutti gli Stati membri con un tasso di disoccupazione giovanile superiore al 25%. Questi paesi sono stati invitati dal Consiglio europeo a garantire ai giovani con meno di 25 anni un’offerta qualitativamente valida di lavoro, una proposta di proseguimento degli studi, un contratto di apprendistato o di tirocinio o altra misura di formazione entro quattro mesi dall’inizio della disoccupazione o dall’uscita dal sistema di istruzione formale.
Il Governo italiano ha elevato il limite di età a 29 anni. Il piano è una grande occasione per l’Italia per modernizzare il mercato del lavoro, rendendo più efficienti i servizi per l’impiego e più efficaci le sue politiche attive. I destinatari del piano sono giovani che non lavorano, né studiano, né frequentano corsi di formazione (i “Neet”): questo fenomeno è forse più preoccupante della disoccupazione stessa perché, sebbene non vada confuso con l’inattività (i Neet possono essere alla ricerca di un posto di lavoro come possono non cercarlo), rivela una sostanziale stasi nella crescita del capitale umano. Secondo i numeri diffusi di recente dall’Istat nel rapporto Noi Italia 2014, i Neet di età compresa tra i 15 e i 29 anni sono oltre 2 milioni e costituiscono circa il 24% dei giovani di questa età. L’Italia è il Paese con il più alto numero di Neet dell’Unione Europea.
Le risorse interne per le misure di stimolo dell’economia sono scarse per i vincoli stringenti di finanza pubblica. Per questo motivo un’iniezione di fondi europei per le politiche del lavoro è particolarmente importante: su un totale di 1 miliardo e 513 milioni di euro stanziati per questo programma, oltre 1 miliardo e 100 milioni sono di provenienza europea (FSE e iniziativa europea Youth Employment).
Tolta una quota pari a 100 milioni che il Ministero del Lavoro gestisce direttamente per interventi speciali, il resto è distribuito tra le varie Regioni che definiscono le loro politiche, ripartendo le risorse a loro assegnate dal Governo – la cui entità è strettamente legata al rapporto tra giovani disoccupati della regione e totale nazionale dei giovani senza lavoro – tra i vari strumenti: dall’orientamento alla formazione, dall’accompagnamento al lavoro (sulla base dell’individuazione e dell’esame delle opportunità territoriali) all’apprendistato, dal tirocinio in mobilità geografica al servizio civile, dal sostegno all’autoimpiego alla promozione della mobilità professionale e al bonus occupazionale. Il Governo ha quindi definito la cornice delle regole e delle linee guida in un Programma operativo nazionale, ma le Regioni sono le protagoniste nella definizione delle politiche e nella realizzazione dei singoli interventi; naturalmente questi ultimi si integrano con gli strumenti e le politiche già in essere.
Le aziende possono beneficiare di agevolazioni legate al minor costo del lavoro dei tirocini, dei contratti di apprendistato promossi nell’ambito del programma, oltre a fruire dei bonus per i nuovi assunti. Il coinvolgimento delle aziende avviene attraverso avvisi pubblici e bandi regionali, con i quali si definiscono le modalità di partecipazione e i prerequisiti per l’accesso ai finanziamenti. Sul sito garanziagiovani.gov.it è prevista una specifica area dove le imprese che aderiscono al programma potranno “pubblicare” le opportunità e i profili di cui hanno bisogno. Il Governo ha coinvolto le aziende attraverso la sottoscrizione di protocolli con le principali associazioni di categoria che promuovono la promozione dei tirocini e dell’apprendistato e la pubblicazione sul portale nazionale garanziagiovani.gov.it delle offerte di lavoro e delle opportunità di formazione sul luogo di lavoro.
Al 19 giugno 2014, secondo il rapporto di monitoraggio pubblicato sul sito garanziagiovani.gov.it, si sono registrati a Garanzia Giovani 89.809 giovani: 56.234 lo hanno fatto attraverso il sito nazionale e 33.575 attraverso i portali regionali. La provenienza geografica (residenza) dei giovani mostra che la maggior parte di loro risiede in Campania con 17.266 unità, pari al 19% del totale, in Sicilia con il 16% (14.537 unità) e nel Lazio con l’8% (7.185 unità). In termini di età dei giovani, il 49% delle registrazioni, pari a 44.169 (25.149 uomini e 19.020 donne) ha interessato i giovani di età compresa tra i 19 e i 24 anni, mentre sono state 41.640, pari al 46%, quelle che hanno interessato giovani dai 25 ai 29 anni (20.157 uomini e 21.483 donne) e 4.000, pari al 5%, i giovani dai 15 ai 18 anni (2.486 uomini e 1.514 donne).
Garanzia giovani è anche una grossa opportunità per affinare la sinergia tra Governo, Regioni e aziende nella realizzazione delle politiche attive del lavoro. In questa prospettiva molti sottolineano come una nuova governance possa originarsi solo dalla riforma del titolo V della Costituzione: ma occorre anche un’esperienza continua di collaborazione concreta sul territorio improntata a un modello nuovo di politica attiva. Il piano Garanzia giovani può quindi rivitalizzare un rapporto tra i vari attori sul territorio, con effetti positivi a lungo termine.

 

Come aderire alla garanzia giovani

Quanta distanza separa oggi, in un mondo globalizzato e alla continua ricerca di specializzazione, un giovane da un posto di lavoro? In tempi di ripensamento delle politiche economiche e del lavoro, l’Europa, grazie al programma Garanzia Giovani, cerca una soluzione per riavviare l’occupazione e scongiurare il rischio di bruciare speranze e aspettative di un’intera generazione.
Dei sei miliardi di euro che sono stati stanziati dall’Unione Europea, 1,5 sono stati destinati all’Italia con l’obiettivo di finanziare nove misure per agevolare l’ingresso nel mercato del lavoro di 15-29enni che non studiano, non lavorano e non sono impegnati in nessun percorso formativo.
Le misure prevedono il coinvolgimento dei ragazzi, del sistema dei servizi per il lavoro e, non meno importante, del mondo datoriale. Vale la pena esaminare più in dettaglio le azioni che interessano il sistema imprenditoriale e che possono rappresentare un efficace strumento di rilancio e di innovazione per le nostre aziende.
Durante la prima fase di accoglienza, nella quale il giovane è chiamato a registrare le proprie caratteristiche, saranno identificate quattro classi di utenti in relazione alla maggiore o minore distanza dal mercato del lavoro, sulla base delle quali si moduleranno interventi e incentivi. Il Profiling sarà infatti aderente alle richieste delle imprese che operano sul territorio, con un occhio attento ai settori trainanti e alle figure professionali mancanti.
L’analisi si baserà sull’incrocio di dati oggettivi legati al territorio nazionale e locale, con indici soggettivi quali genere, età, titolo di studio posseduto, cittadinanza, condizione lavorativa dell’anno precedente, tipo di nucleo familiare, regione e provincia di residenza ecc. In base a queste valutazioni, più complicato sarà impiegare una persona, maggiore sarà l’incentivo per il datore di lavoro.
Impostazione analoga avrà la Formazione, che non sarà generalista ma strutturata sulla base di percorsi definiti anche sui fabbisogni aziendali, con certificazione delle competenze. Il coinvolgimento nel percorso formativo consentirà all’impresa che, al termine, contrattualizzerà il giovane, di usufruire del bonus occupazionale che rappresenta una delle misure del programma.
Le aziende saranno affiancate dai servizi nell’accompagnamento al lavoro dei ragazzi: il programma prevede infatti l’assistenza all’impresa nella definizione del progetto formativo da adottare durante l’apprendistato e la consulenza nell’individuazione della forma contrattuale più adatta.
Particolare attenzione è rivolta ad agevolare l’apprendistato, per rimuovere gli ostacoli che lo rendono poco appetibile. In primis, quello per la qualifica e il diploma professionale (cd. apprendistato di primo livello), rivolto ai soggetti più giovani (15-18 anni), con una più forte propensione al lavoro. Alcune modalità, in tal senso, sono già state individuate nell’ambito del confronto tra il Ministero e le Regioni, soprattutto in un’ottica di “sistema duale”, ossia separando la componente lavoristica dalla componente formativa del contratto di apprendistato. Per le altre forme di apprendistato (professionalizzante e di alta formazione e ricerca) l’incentivo economico si va a sommare al già vantaggioso carico contributivo.
In particolare, per favorire l’apprendistato di alta formazione e ricerca, così poco sfruttato in Italia, il percorso formativo dei giovani 17-29enni potrà essere attivato anche senza finalizzarlo all’acquisizione del titolo di studio.
Per intervenire sulle disparità geografiche, un’interessante opportunità è quella offerta dai tirocini in mobilità geografica (nazionale e transnazionale) per l’inserimento degli inoccupati e il reinserimento dei disoccupati. Misura, questa, che implica un forte coinvolgimento dei servizi anche nella ricerca di aziende accoglienti. Nei territori in cui è previsto che sia l’azienda a pagare l’indennizzo, sarà la Regione a versarla direttamente al giovane o a rimborsarla all’impresa.
Una misura specifica rivolta alle aziende, come si è accennato sopra, è quella relativa al bonus occupazionale. Tutte le imprese che assumeranno giovani disoccupati o inoccupati con un contratto a tempo indeterminato, determinato o di somministrazione (non inferiori a sei mesi) riceveranno una cifra oscillante tra i 1.500 e i 6.000 euro, in base alle fasce di profilazione individuate alla registrazione nel programma.
Ma in che modo un’azienda può diventare attore protagonista del programma? Semplice: basterà rispondere ad avvisi pubblici e bandi regionali nei quali sono indicate modalità di partecipazione e requisiti.

 

Giuliano Poletti: un valido esempio di politica attiva del lavoro

«La Garanzia Giovani è un progetto europeo che porta con sé una dote importante di risorse, oltre 1,5 miliardi di euro fino a tutto il 2015: la nostra volontà è di impegnarci, durante il semestre di presidenza italiana dell’UE, per renderlo strutturale. È un programma che impegna sia lo Stato sia le Regioni – che hanno un ruolo centrale e determinante nella sua realizzazione – a rivoluzionare il proprio modo di pensare. Per questo abbiamo deciso di partire subito, anche se alcune caselle devono ancora andare al loro posto: se avessimo atteso che tutto fosse stato pronto e perfetto a tutti i livelli non saremmo mai partiti. E i dati delle prime settimane ci incoraggiano: i circa 90.000 giovani che si sono già iscritti sono un bel risultato, e i primi ragazzi hanno iniziato i loro colloqui sia presso i centri per l’impiego sia presso i centri accreditati a livello regionale. Abbiamo inoltre avviato un importante piano di comunicazione nei confronti delle imprese: sono loro, infatti, il vero motore dello sviluppo». Così il Ministro del Lavoro del Governo italiano, Giuliano Poletti, spiega l’niziativa Garanzia Giovani. E così continua: «Per l’Italia è un’esperienza innovativa, il primo vero esempio di politica attiva del lavoro, in un paese nel quale politiche del lavoro è sempre stato sinonimo di sussidi, pensioni anticipate, ammortizzatori sociali a pioggia. Per la prima volta sono dunque gli individui che tornano al centro di una politica: lo Stato interviene, finalmente, a favore della piena realizzazione e occupazione delle persone».

Domanda. Come intendete seguire l’evoluzione del progetto?
Risposta. Il monitoraggio è assolutamente fondamentale per tutte le iniziative e le leggi che si realizzano, per misurarne l’efficacia e per consentire di realizzare i correttivi che solo un attento studio della loro applicazione consente. Per questo abbiamo deciso di seguire con cadenza settimanale le iscrizioni al programma e di rendere pubblici i report, in modo da evitare i soliti effetti annuncio ai quali purtroppo noi italiani siamo assuefatti, a favore di un rigore che ci obblighi ad affrontare e risolvere i problemi, non a nasconderli.

D. Quali sono le attese?
R. Il pacchetto di misure a disposizione dei giovani è variegato e importante. Per creare nuovi posti di lavoro non basta certo un decreto legge, ci vuole la ripresa economica, ma le soluzioni prospettate dalla Garanzia Giovani consentono già di individuare alcuni percorsi che possono essere anche anticiclici. Penso, ad esempio, al rilancio del Servizio Civile, che potrebbe interessare circa 100.000 giovani, così come l’autoimprenditorialità: ci sono molti settori, quali quelli ad alto contenuto tecnologico e di innovazione ma anche molte nicchie specifiche del Made in Italy, sui quali i giovani possono esprimere la loro competenza e la loro voglia e capacità imprenditoriale.

D. Qual è il rapporto della Garanzia Giovani con il Decreto lavoro?
R. Abbiamo innanzitutto reso più snelle le procedure per le assunzioni, in particolare attraverso la riforma dell’apprendistato e dei contratti a termine, che sono diventati oramai l’ingresso principale per i giovani nel mercato del lavoro. Oggi non ci sono ragioni per cui un’azienda non possa procedere tranquillamente ad assumere le forze lavoro di cui ha bisogno. Certo le innovazioni non finiscono qui: non bisogna sottovalutare la riforma che sta andando avanti per la Pubblica Amministrazione, che consentirà l’ingresso di migliaia di giovani nella macchina statale, così come il disegno di legge che deve completare la riforma contiene provvedimenti come il contratto a tutele crescenti che è specificatamente pensato per le nuove generazioni. Tutti i provvedimenti sono realizzati nella convinzione che il primo obiettivo debba essere quello di non lasciare nessuno a casa, di dare a tutti un’opportunità. Per fare questo dobbiamo comprendere che il mondo del lavoro è cambiato: non esisterà più il lavoro uguale per 40 anni, ma dovremo prevedere la persona occupata per tutta la sua vita lavorativa, con la possibilità di essere seguita da servizi per il lavoro efficienti. A questo proposito Garanzia Giovani costituisce un importante banco di prova sia per i Centri per l’impiego sia per i diversi attori del mondo del lavoro, comprese le università e gli istituti professionali che sono chiamati a compiere la loro parte nella transizione scuola-lavoro.

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