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CARDINALE MARADIAGA: TRA ETICA E IMPRESA, LA PERSONA

Da sinistra:  il vicepresidente di Confindustria Aurelio Regina, il presidente della Gala Filippo Tortoriello, il Segretario di Stato Vaticano Pietro Parolin, il Cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga e l’imprenditore Giuseppe Colaiacovo

Al centro dell’impresa, la persona. La mette il Cardinal Oscar Andrés Rodrìguez Maradiaga, presidente della Caritas Internationalis, in collaborazione con Giuseppe Colaiacovo e Manlio Sodi, nel libro: «Tra etica e impresa, la persona al centro - Parabole e metafore alla luce della Caritas in Veritate e della Lumen fidei», presentato dalla Gala spa, gruppo privato che si occupa di vendita di energia elettrica e gas, di produzione da fonti rinnovabili e miglioramento dell’efficienza energetica, ed opera in Italia nella fornitura di energia elettrica alla Pubblica Amministrazione.
Alla presenza di monsignor Pietro Parolin, segretario di Stato del Vaticano, di monsignor Enrico dal Covolo, rettore della Pontificia Università Lateranense e dell’Augustinianum, del vicepresidente della Confindustria Aurelio Regina, del segretario generale dell’Ucid Giovanni Scanagatta, del presidente di Fidimpresa Lazio Ettore Quadrani, il presidente della Gala Filippo Tortoriello ha ribadito: «L’etica deve essere l’habitat in cui si sviluppa il concetto di impresa, deve stare dalla parte dell’imprenditore e dalla parte dello Stato, che è poi l’habitat in cui noi svolgiamo la nostra attività».
Scrive l’autore del libro: «L’imprenditore fa politica nel senso buono del termine quando aiuta la patria rimanendo nel proprio Paese per continuare a produrre, costruire e investire per la concretezza presente, confidando in un futuro di pace, di sviluppo e di giustizia sociale e di cooperazionei». Tortoriello sposa con determinazione queste parole, «perché è lo spirito e la logica con cui noi, imprese sane, tutti i giorni ci cimentiamo. La mia società ha queste caratteristiche, l’età media è di 37 anni, la presenza femminile è del 55 per cento, il 65 per cento sono laureati, sono presenti ragazzi francesi, polacchi, greci, abbiamo attenzione verso i giovani. Credo che questo sia un modo sano per operare e diventare un marchio di riferimento».
Per il cardinale Maradiaga, oggi «domina la scena la questione economica da cui dipende lo sviluppo dei popoli, unitamente ad un insieme di diritti e doveri che ciò comporta per la persona in prima istanza, per le istituzioni politiche, sociali ed economiche, per l’ambiente al cui centro è posto sempre l’uomo. Ma, come osserva la Caritas in Veritate, lo sviluppo è impossibile senza uomini retti, senza operatori economici e uomini politici che vivano nelle loro coscienze l’appello al bene comune».
In una simile ottica l’autore unisce il proprio pensiero a 15 riflessioni predisposte da un imprenditore e da un teologo, che prendono in considerazione brani evangelici, ne rileggono il senso originario, cercano di approfondire il tema della logica sociale ed economica, in una visione integrale dell’uomo. Completa il lavoro il testo della Lectio Magistralis sul rapporto tra etica e sviluppo che ha letto nell’Università di Parma il 10 maggio 2013. Ed è su questa stessa linea che papa Francesco nella Lumen Fidei ricorda che «l’unità è superiore al conflitto; dobbiamo farci carico anche del conflitto, ma il viverlo deve portarci a risolverlo, a superarlo, trasformandolo in un anello di una catena, in uno sviluppo verso l’unità». Aurelio Regina, vicepresidente di Confindustria, ha specificato: «Vorrei commentare questo libro come uomo d’impresa, come rappresentante della più grande associazione industriale di questo Paese, e come banchiere. Gli effetti della globalizzazione e della sua accelerazione in alcuni casi possono essere paragonati a un dopoguerra dal punto di vista prettamente industriale ed economico: analizzarli implica un esame profondo dei valori dell’etica, del rapporto d’impresa. Per la prima volta i figli staranno peggio dei padri, e questa è una dimensione innaturale».
Presentando l’opera il cardinale Maradiaga specifica: «Faccio sempre la differenza tra uomini d’affari e imprenditori: l’uomo d’affari cerca solo il denaro, l’imprenditore è quello che rischia, quello che investe, quello che cerca il bene comune aiutando gli altri, ed è proprio di questo che abbiamo bisogno. Nel 1991, preparando a Santo Domingo la conferenza del Consiglio episcopale latino-americano, gli istituti di economia mi rifiutavano dicendomi che i preti non conoscono l’economia, così mi misi a studiarla per conto mio e, quando nel 1995 ci ricevette papa Giovanni Paolo II che aveva appena scritto un libro, mi sottolineò con il dito il paragrafo in cui diceva: ‘Nello spirito del Giubileo biblico si dovrebbe cercare il perdono del debito estero delle nazioni più povere’, e mi suggerì di non togliere il dito da quelle righe. L’ho preso come un mandato. Si può combattere la crisi con la creatività, e se c’è un Cristo risorto, anche l’economia può risorgere se ritroviamo i criteri dell’etica e se ricordiamo il Vangelo degli imprenditori, che si trova precisamente nel profeta Isaia e che dice: Signore, tu ci darai la pace, perché dai successo a tutte le nostre imprese».
Per il monsignor Pietro Parolin, segretario di Stato del Vaticano, «la crisi finanziaria che l’Italia attraversa fa dimenticare che la sua origine viene dalla negazione del primato dell’essere umano. La dottrina sociale della Chiesa dice che senza il fondamento etico la politica e l’economia diventano sistemi autoreferenziali, e lo sviluppo è impossibile senza uomini retti, senza operatori economici e politici che vivano  la voce delle loro coscienze. Sono necessarie preparazione professionale e coscienza morale. L’economia è un mezzo al servizio dell’uomo, e non viceversa. Consegue che è necessario togliere centralità nell’ambito economico alla legge del guadagno e del profitto, e mettere al centro le persone».    

Tags: Gennaio 2014

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