La SIMG denuncia la piaga delle malattie respiratorie in Italia: colpite oltre 3,5 milioni di persone, ma sono altri milioni i casi non diagnosticati. È colpa anche della burocrazia.
La Società Italiana dei Medici di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG), nel quadro del 42° Congresso Nazionale tenutosi a Firenze, accende i riflettori su una delle principali criticità sanitarie del Paese: la crescente incidenza delle malattie respiratorie croniche e, in particolare, della broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e delle forme croniche di asma, due condizioni ad alto impatto clinico ed epidemiologico, patologie altamente debilitanti, eppure enormemente sottostimate. La BPCO, che coinvolge oltre 3,5 milioni di italiani, rappresenta più della metà dei decessi attribuiti alle malattie respiratorie. Una cifra già allarmante, cui si aggiunge un sommerso vastissimo: la maggior parte dei pazienti non riceve una diagnosi tempestiva, arrivando alle cure quando la malattia è ormai avanzata. Per la SIMG, questo ritardo diagnostico costituisce tanto un problema clinico quanto uno squilibrio economico, perché aumenta il consumo di risorse e il ricorso ai ricoveri ospedalieri.
I medici di famiglia, primo presidio del sistema sanitario, rivendicano un ruolo centrale nella diagnosi precoce. La spirometria, esame semplice e non invasivo, può intercettare la malattia nelle fasi iniziali, ma la disponibilità di strumenti diagnostici negli studi è ancora insufficiente. Per Andrea Zanché, responsabile SIMG dell’Area Cronicità, la capacità della medicina generale di individuare tosse cronica, affanno o ridotta tolleranza allo sforzo è decisiva per modificare la traiettoria della patologia e ridurre le riacutizzazioni. Alla dimensione clinica si aggiunge quella preventiva: vaccinazioni contro influenza, pneumococco, Herpes Zoster e COVID-19 restano un baluardo essenziale contro complicanze e ospedalizzazioni.
La SIMG richiama poi un nodo organizzativo cruciale: l’eccessiva burocrazia che grava sulle terapie inalatorie, con normative difformi tra Regioni che possono ritardare trattamenti ritenuti fondamentali dalla letteratura scientifica. Per il presidente Alessandro Rossi (nella foto in alto), “il medico di famiglia deve poter gestire in modo completo e appropriato la terapia, in piena collaborazione con pneumologi territoriali e ospedalieri, evitando disuguaglianze di accesso e migliorando l’aderenza terapeutica. Complessivamente, un modello territoriale multiprofessionale, proattivo e integrato potrebbe intercettare la malattia nelle sue fasi iniziali e prendersi cura dei pazienti con continuità. Affinché ciò avvenga, serve investire sulla prossimità, semplificare i percorsi clinici, rafforzare la dotazione diagnostica negli studi dei medici di famiglia e valorizzare appieno le loro competenze. Il risultato consisterà in diagnosi precoci, terapie tempestive, appropriate e personalizzate”. Ciò rappresenta, per la SIMG, la leva per costruire un modello sostenibile che anticipi la malattia invece di inseguirla.