Il Festival affronta un pubblico frammentato e nuove modalità di visione.
Il Festival di Sanremo continua a rappresentare uno degli appuntamenti mediatici centrali del sistema televisivo italiano, ma “l’edizione 2026 segna una discontinuità significativa nei dati di audience, aprendo una riflessione più ampia sull’evoluzione dei consumi culturali e sulla ridefinizione del rapporto tra televisione generalista, grandi eventi e fruizione digitale”: a evidenziarlo è Simonetta Pattuglia, esperta di comunicazione e marketing e docente all’Università di Roma Tor Vergata, secondo cui il vero nodo non riguarda il racconto di costume che tradizionalmente accompagna la manifestazione, ma la dimensione industriale e mediale del fenomeno.
“Il tema vero di questi giorni, fuori dal folklore dei ‘festini bilaterali’ e da tutta l’informazione di costume, è indubitabilmente l’enorme flessione degli ascolti registrata per questo Festival di Sanremo 2026”.
I festini bilaterali sono quei festini che invadono Sanremo e che non fanno dormire Elettra Lamborghini la notte, la quale ha generato un vero e proprio tormentone per farli smettere tanto da allontanarsi anche andando a dormire a Montecarlo per evitare gli schiamazzi.
Secondo l’analisi, il confronto con l’edizione precedente evidenzia una contrazione complessiva di circa cinque punti percentuali, pari a quasi tre milioni di spettatori tra prime serate e fasce successive, una diminuzione significativa che, tuttavia, non indica necessariamente una crisi strutturale del Festival, quanto piuttosto un cambiamento del contesto mediatico in cui l’evento si colloca.
Il ruolo degli eventi live nell’era della televisione post-generalista
Sanremo rimarrebbe uno dei pochi format capaci di aggregare audience di massa in un sistema televisivo ormai frammentato. Dalla metà degli anni Novanta, la televisione lineare registra numeri rilevanti quasi esclusivamente in presenza di eventi eccezionali: grandi competizioni sportive, appuntamenti istituzionali o momenti collettivi di forte impatto emotivo.
“Sanremo resta la più grande kermesse nazionale, dopo quelle sportive di orgoglio nazionale, che l’Italia conosca”.
Il Festival non perderebbe centralità, ma verrebbe progressivamente assimilato alla logica dei grandi eventi occasionali, sempre più dipendenti dal contesto competitivo circostante.
L’effetto Olimpiadi e la saturazione dell’audience
Tra le principali concause individuate emerge la vicinanza temporale con i Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina, che hanno monopolizzato l’attenzione televisiva nazionale nelle settimane precedenti. Secondo la docente, il pubblico italiano sarebbe uscito da una lunga fase di fruizione intensiva di contenuti live, caratterizzata da forte coinvolgimento emotivo e da sessioni prolungate davanti allo schermo, con una conseguente diminuzione della disponibilità alla visione continuativa. A incidere ulteriormente è stato anche lo slittamento del calendario verso un periodo climaticamente più favorevole alla vita sociale fuori casa, elemento che riduce fisiologicamente la permanenza domestica serale e quindi l’ascolto televisivo tradizionale.
Uno spettacolo percepito come prevedibile
Accanto ai fattori esterni, l’analisi individua elementi interni al format. Parte della stampa e del pubblico social ha evidenziato una percezione diffusa di eccessiva prevedibilità dello spettacolo, costruito per minimizzare rischi comunicativi e controversie. La ricerca di un equilibrio perfettamente controllato potrebbe aver prodotto un effetto opposto, riducendo tensione narrativa e sorpresa, elementi storicamente centrali nell’esperienza sanremese.
Sponsorizzazioni e percezione del rito collettivo
Un altro aspetto riguarda la crescente presenza dei brand all’interno del Festival. L’edizione 2026 ha visto una compagine di sponsor particolarmente ampia tra main partner e partner commerciali, per un valore stimato tra i 75 e gli 80 milioni di euro. La visibilità costante dei marchi, pur fondamentale per la sostenibilità economica dell’evento, potrebbe contribuire a modificare la percezione del pubblico; il rischio è che lo spettatore non si senta più parte di un rito nazionale condiviso, ma immerso in un’esperienza fortemente commercializzata, dove i confini tra intrattenimento pubblico e comunicazione privata diventano sempre meno distinguibili.
Streaming, highlights e nuova frammentazione dell’audience
Un elemento ancora difficilmente misurabile riguarda la redistribuzione degli ascolti sulle piattaforme digitali: l’aumento delle visualizzazioni su RaiPlay e la diffusione continua di clip, estratti musicali e momenti virali sui social network stanno modificando radicalmente il concetto stesso di audience. La visione non avviene più necessariamente in diretta, ma attraverso frammenti selezionati e consumati asincronicamente, riducendo l’impatto dei dati Auditel tradizionali.
“Il rilancio attraverso un nuovo format di Sanremo Estate dà già risposta alla frammentazione del pubblico […], che è di fatto una risposta alle cause della crisi del formato principale”.
Un cambiamento più che una crisi
Più che un declino del Festival, l’edizione 2026 sembra dunque rappresentare un passaggio di fase: il pubblico non scompare, ma si distribuisce tra piattaforme, tempi di fruizione e modalità di consumo differenti. Sanremo resta un barometro privilegiato della società mediale italiana, ma i suoi numeri devono ormai essere letti dentro un ecosistema ibrido, in cui televisione, streaming e social costruiscono insieme, non più separatamente, l’esperienza collettiva dell’evento.
La Redazione
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