In “Il coraggio di fare” l’ex premier finlandese racconta potere, crisi, maternità, sessismo e libertà personale.
Arrivare al vertice di un Paese a 34 anni, attraversare una pandemia globale, affrontare le conseguenze dell’invasione russa dell’Ucraina e partecipare alla svolta che avrebbe portato la Finlandia nella NATO. Tutto nel giro di pochi anni, mentre ogni scelta politica conviveva con un’attenzione mediatica costante sulla sua età, sul suo essere donna, sulla maternità e persino sul modo di trascorrere il tempo libero. È da questa esperienza che nasce “Il coraggio di fare”, il libro di Sanna Marin, pubblicato in Italia da ROI Edizioni, nel quale l’ex primo ministro finlandese ripercorre una stagione politica eccezionalmente densa senza trasformarla in una semplice autobiografia istituzionale. Il volume arriverà nelle librerie italiane il 23 settembre 2026.
Il punto di partenza è una domanda che va oltre la vicenda personale dell’autrice: che cosa significa esercitare una responsabilità quando non esistono risposte sicure e quando chi occupa una posizione di comando non corrisponde all’immagine tradizionalmente associata al potere?
«Il momento perfetto per agire raramente arriva, se non mai»,
scrive Marin. Ed è proprio l’azione, compiuta spesso in condizioni di incertezza, a diventare il filo conduttore del racconto.
Una strada verso il potere che non sembrava già scritta
La biografia di Sanna Marin è lontana dal modello della dirigente cresciuta all’interno delle élite politiche. L’ex premier racconta l’infanzia in una famiglia con risorse economiche limitate, cresciuta dalla madre e dalla compagna della madre, e la percezione molto precoce delle differenze sociali. Istruzione pubblica, welfare e possibilità di accesso all’università assumono quindi nel libro un significato concreto. Per Marin sono gli strumenti che consentono alla condizione di partenza di non trasformarsi necessariamente in un destino. Da ragazza osservava la politica come un ambiente distante, popolato soprattutto da uomini più anziani e apparentemente appartenenti a un mondo diverso dal suo. Entrarvi significa scoprire progressivamente che anche chi non si riconosce nei modelli dominanti può rivendicare il diritto di partecipare alle decisioni. Quando nel dicembre 2019 diventa prima ministra della Finlandia, a 34 anni, non descrive quel passaggio come il coronamento inevitabile di un’ambizione costruita da tempo. Al contrario, racconta dubbi, timori e la sensazione di trovarsi davanti a una responsabilità per la quale sarebbe stato impossibile sentirsi completamente preparati. Scrive nell’introduzione:
“Non sono la solita politica e non sono l’unica”.
La frase anticipa uno dei temi più ricorrenti del volume: il rischio di aspettare un’autorizzazione esterna prima di accettare ruoli importanti e la tendenza, particolarmente diffusa tra le donne secondo la sua esperienza, a pretendere da sé una preparazione assoluta prima di compiere un passo in avanti.
Governare quando le certezze vengono meno
Marin entra nella residenza del primo ministro alla fine del 2019. Pochi mesi dopo il Covid cambia completamente l’agenda politica mondiale. Il racconto della pandemia restituisce un’immagine del potere molto distante dalla sua rappresentazione cerimoniale. Governare significa analizzare informazioni parziali, confrontare pareri scientifici e istituzionali non sempre coincidenti, negoziare e infine prendere decisioni destinate a incidere sulla salute pubblica, sull’economia e sulla libertà quotidiana di milioni di persone. In questa parte del libro emerge una concezione della leadership fondata meno sull’idea di conoscere sempre la risposta corretta e più sulla disponibilità ad assumersi la responsabilità di scegliere quando tutte le alternative comportano conseguenze.
La crisi sanitaria non è ancora definitivamente conclusa quando l’Europa viene investita da un nuovo terremoto. Il 24 febbraio 2022 la Russia avvia l’invasione su vasta scala dell’Ucraina. Per la Finlandia, Paese confinante con la Russia e storicamente legato a una politica di non allineamento militare, la guerra modifica profondamente il dibattito sulla sicurezza nazionale. Helsinki presenta formalmente la propria domanda di adesione alla NATO insieme alla Svezia il 18 maggio 2022. Il processo si conclude il 4 aprile 2023, quando la Finlandia diventa il 31° membro dell’Alleanza Atlantica. Nel memoir Marin ricostruisce quei mesi attraverso negoziati internazionali, rapporti con gli alleati e cambiamenti nell’opinione pubblica finlandese. È uno dei passaggi nei quali il suo racconto personale si intreccia maggiormente con una trasformazione geopolitica destinata a modificare una scelta strategica mantenuta dalla Finlandia per decenni.
Quando il giudizio politico diventa giudizio sulla persona
Accanto alle crisi internazionali, “Il coraggio di fare” affronta un altro elemento che ha caratterizzato gli anni di Marin alla guida del governo: l’esposizione pubblica di una donna giovane in una posizione tradizionalmente occupata da uomini più anziani. La coalizione da lei guidata era composta da cinque partiti, allora tutti guidati da donne. Una circostanza che contribuì a concentrare sul nuovo governo un’attenzione internazionale molto superiore alla norma. Marin ricorda espressioni utilizzate per descrivere quell’esecutivo, come “governo delle ragazze” e “governo del rossetto”, e ricostruisce episodi di molestie online, minacce e commenti concentrati non sulle decisioni politiche ma sull’età, sull’abbigliamento, sull’aspetto e sulla vita privata.
Il problema, nella sua lettura, nasce dal permanere di aspettative contraddittorie nei confronti delle donne che esercitano il potere. Autorevolezza e ambizione possono essere interpretate come freddezza; spontaneità e informalità come mancanza di serietà. Mostrare la propria vita privata espone alle critiche, ma proteggerla completamente può diventare a sua volta sinonimo di distanza.
«Mi sono rifiutata di conformarmi allo stereotipo del capo di Governo»,
scrive Marin.
Il video del ballo e il confine tra ruolo pubblico e vita privata
È all’interno di questa riflessione che ritorna uno degli episodi più conosciuti della sua esperienza da premier: la diffusione del video privato nel quale Marin ballava durante una festa con alcuni amici. Le immagini provocarono un dibattito internazionale che andò molto oltre la politica finlandese, trasformando una serata privata in una discussione sull’idoneità di una prima ministra a ricoprire il proprio incarico. Nel libro l’ex premier inserisce l’episodio in una riflessione più ampia sul modo in cui vengono costruiti gli scandali politici. La sua attenzione si concentra sulla distanza tra vicende legate all’esercizio del potere – corruzione, abuso delle funzioni pubbliche, conflitti d’interesse – e polemiche che riguardano invece la condotta personale di chi ricopre una carica. Per Marin, il problema non consiste semplicemente nell’essere stata criticata. Riguarda piuttosto il confine entro il quale una persona che assume responsabilità pubbliche possa continuare ad avere un’esistenza privata senza che ogni suo comportamento venga automaticamente utilizzato come parametro per giudicarne le capacità politiche.
Essere madre mentre si governa un Paese
Anche la maternità attraversa il libro senza diventare un capitolo separato dalla vita politica. Marin dedica il volume alla figlia Emma e “a tutte le ragazze che cambieranno il mondo”. Il rapporto tra responsabilità professionale e vita familiare viene raccontato attraverso situazioni quotidiane che, inserite nella routine di un capo di governo, assumono inevitabilmente una dimensione particolare.
Tra queste c’è l’episodio del maggio 2023, quando Marin non riesce a trovare una babysitter e porta con sé la figlia, allora di cinque anni, al Palazzo presidenziale durante una visita del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Mentre gli adulti discutono di politica internazionale, la bambina trascorre il tempo con lo staff e finisce per prendere un fiore da una composizione del palazzo. Una scena apparentemente marginale che nel racconto diventa il simbolo di un’idea precisa: l’esercizio di una funzione pubblica non dovrebbe imporre la cancellazione delle altre dimensioni della vita.
Un modello di leadership meno costruito
Il filo che collega i diversi episodi di “Il coraggio di fare” è proprio il tentativo di separare la leadership dalla rappresentazione tradizionale del leader. Per Marin autorevolezza non significa necessariamente distanza, così come responsabilità non coincide con infallibilità. Chi decide può avere dubbi, commettere errori, avere una famiglia, una vita privata e perfino divertirsi senza che questo debba automaticamente entrare in conflitto con il proprio ruolo. Dopo la pandemia, la guerra in Ucraina e il percorso che porta la Finlandia verso l’Alleanza Atlantica, nel 2023 si conclude anche l’esperienza di Marin alla guida del governo. La Finlandia entra formalmente nella NATO il 4 aprile di quell’anno. Successivamente Marin lascia anche il Parlamento, aprendo una nuova fase della propria attività professionale.
Nel libro quella scelta diventa un altro tassello della stessa idea che accompagna la sua storia: assumersi una responsabilità significa avere il coraggio di entrare in una nuova fase, ma anche quello di riconoscere quando un percorso può terminare.
«La speranza risiede in ciò che abbiamo il coraggio di fare».
Più che il racconto lineare di un’ascesa politica, il memoir prova così a mettere in discussione l’idea che per guidare sia necessario assomigliare a chi ha già guidato prima. La vicenda personale di Sanna Marin diventa il punto di osservazione dal quale discutere di accesso al potere, stereotipi, parità, vita privata e responsabilità pubblica. E soprattutto di quella condizione che precede molte decisioni importanti: non sentirsi ancora completamente pronti e scegliere, comunque, di agire.
La Redazione