A Torino, presso il Museo Civico di Arte Antica di Palazzo Madama, da oggi (19 settembre) fino al 12 gennaio 2026 è in scena l’incontro tra il Tintoretto (Venezia, 1518-1594) ed Emilio Vedova (Venezia, 1919-2006) in una lettura parallela tra quest’ultimo ed il suo maestro d’elezione, che è stato per lui fondativo nella formazione artistica. Esposto anche l’Autoritratto tintorettiano del 1588, in prestito dal Musée du Louvre (anche replicata da Edouard Manet che la considerava il più bel quadro al mondo). Tintoretto è stato ’interprete di una narrazione pittorica capace di arrivare al nostro tempo mettendo insieme “il disegno di Michelangelo, e il colorito di Tiziano”, esaltato nel corso dei secoli dal genio romantico dell’inglese Ruskin (1819-1900) che aveva detto: “Non sono mai stato così completamente annichilito di fronte a una mente umana come lo sono stato oggi, di fronte a Tintoretto”, nonché dalle penne di Goethe, Stendhal ed Henry James.
Del suo maestro scriveva Vedova: “Tintoretto è stato una mia identificazione. Quello spazio appunto una sede di accadimenti. Quella regia a ritmi sincopati e cruenti, magmatici di energie di fondi interni di passioni di emotività commossa (…)”. Per lui Tintoretto costituisce la quotidianità di una consuetudine con chiese, scuole e palazzi di Venezia; ne trasse ispirazione per temi e contenuti, ricavando basilari insegnamenti per dominare lo spazio della tela, tradurre in colore la luce delle sue composizioni, modellare nel gesto rapido senza esitazioni le forme.
La mostra “Vedova Tintoretto. In dialogo”, allestita nell’Aula del Senato del Regno d’Italia, presenta una cinquantina di capolavori tra tele di Emilio Vedova e opere di Tintoretto quali le clamorose ancone dei Camerlenghi, prestito dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia o, ancora, alcune delle opere del celeberrimo ciclo delle “Metamorfosi” ora conservate alle Gallerie estensi di Modena. Il serrato dialogo tra i due artisti si sviluppa a partire dai disegni giovanili di Vedova del 1936, passando per le tele degli anni Quaranta e Cinquanta dedicate alla riflessione su dipinti di Tintoretto. A completare il dialogo e l’esposizione è Vedova con la monumentale installazione “…in continuum, compenetrazione/traslati ’87/’88”: più di cento grandi tele, assemblate le une con le altre in uno sviluppo che sfida la verticalità della sala del Senato, testimonianza dell’evoluzione di Vedova che continua con potenza visionaria il suo confronto col maestro ideale.
