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SUPPORTATO DA COOPERACY, SI È CONCLUSO ALLA LEOPOLDA L'HACKATHON SULLE MALATTIE RARE

Si è concluso con successo l’hackathon sulle malattie rare tenutosi alla Stazione Leopolda di Firenze, in occasione della seconda edizione del “Forum della sostenibilità e opportunità nel settore della salute”, piattaforma di eventi scientifici su sostenibilità, innovazione e tecnologie del comparto salute. L'hackathon ha avuto luogo il 29 e 30 settembre scorsi con il fine di agevolare la cooperazione nello sviluppo di un’idea nel campo medico e paramedico.

I cinque gruppi partecipanti, guidati dai relatori Marco Domenico Santambrogio (PoliMi - NECST LAB), Sara Notargiacomo (PoliMi – NECST LAB), Marco Ribola (in sostituzione di Mauro Martinuz per Laba, Libera Accademia di belle arti di Brescia – Master re-Design Medicine), scelti attraverso la direzione scientifica di Hedux.org di Giorgia Rosa Fernanda Zunino e supportati da Alessandro Merletti De Palo di Cooperacy nella gestione di dinamica del lavoro collettivo, dopo un intero giorno e una notte di lavoro hanno presentato i loro progetti alla giuria composta da Stefano Vezzosi (Direttore dipartimento ICT di Estar), Vito Colella (market access manager di Shire), Matilde Leonardi (neurologa presso l’istituto Besta di Milano), e al pubblico presente. In poco meno di 10 minuti gli studenti hanno esposto i concetti e le potenzialità di sviluppo dei singoli progetti; con freschezza e maturità proprie di chi, nonostante la giovane età, è avvezzo a lavorare e pensare con approccio progettuale ed integrato.

Il primo gruppo a prendere posto sul palco è stato quello composto da Guido Di Donato, Jacopo Fidanza, Marco Arnaboldi e Lorenzo Di Tucci. “pBook” il nome della piattaforma da loro studiata. Uno strumento che aiuta il paziente a gestire la quotidianità della malattia, a migliorare la comunicazione con le equipes mediche trattanti e le comunità di chi soffre del medesimo disturbo e vive quindi problematiche simili, a tracciare e rendere immediatamente disponibili tutti i dati clinici riferiti a precedenti ospedalizzazioni ed analisi. Tutto ciò abbinato ad un wearable device che rende possibile la registrazione e la tracciatura dei dati biomedici.

Il secondo gruppo, composto da Alessia Belli, Jessica Leoni, Giuseppe Franco ed Enrico Migliorini, ha proposto un device portatile che aiuta il paziente in situazioni di movimento – come viaggi o vacanze - o in nuove situazioni – come ad esempio trasferimenti – fornendo in qualsiasi momento tutta la storia clinica e medica del paziente ad un eventuale nuovo medico, in caso di necessità. Il nome del progetto è “Super Med” ed è stato pensato anche per coloro che potrebbero non avere familiarità con smartphone ed è collegato alla tessera sanitaria.

Arianna” invece ha lo scopo di facilitare l’orientamento della diagnosi per il paziente ma anche per tutta la comunità di malati e di clinici. Ancora una volta una piattaforma di raccolta dati e accessibilità all’informazione sembrano essere il filo conduttore per una sanità che, data la sua peculiarità e la scarsa diffusione, non viene sufficientemente in aiuto del malato troppo spesso non riconosciuto come tale e quindi costretto ad un percorso diagnostico lungo e complesso. “Arianna” è una creazione di Martina Bellintani, Fabiola Casasopra, Niccolò Consolazio e Riccardo Cavadini.

Il quarto gruppo, composto da Filippo Bracco, Chiara Di Vece, Riccardo Vaialati e Daniele Enoletto, propone un progetto che si concentra sull’aspetto psicologico del paziente, nel 70% dei casi bambini spesso costretti a lunghi periodi di ospedalizzazione e quindi allontanati dal loro contesto ludico. “Spy:Hunt” si propone come soluzione per portare i bambini affetti da malattie rare al centro dei giochi dei loro amici tramite una app e dei devices che permettono scambi ed interazioni audio-video.

Preventable”, ultimo progetto in ordine di presentazione, è un sistema di prevenzione degli attacchi attraverso l’utilizzo di wearable devices a cui sono applicati dei sensori. Obiettivo è il miglioramento della qualità della vita e il corretto e tempestivo intervento, o utilizzo, dei farmaci. Il team di “Preventable” è composto da Sirine Graiaa, Luca Cerina, Luca Paccani e Philip Grasselli.

Una tale ricchezza di idee e di completezza nello sviluppo progettuale meritava il palco centrale della Leopolda, sul quale hanno trovato posto tutti i partecipanti, relatori e facilitatori per un ringraziamento corale. Il premio da 5.000 euro è andato ai team “Spy:Hunt” e “Preventable”.

“È stato un risultato fantastico, in meno di 20 ore cinque meravigliose idee: siamo tutti soddisfatti… o quasi – queste le parole di Alessandro Merletti De Palo - A guardare i ragazzi è un peccato riscontrare nei volti degli sconfitti una malcelata amarezza. Come nella nostra mente le idee competono e quando una vince tutto il corpo si muove per compiere l’azione scelta, credo che considerare l’hackathon solo un primo step naturale di un processo più articolato possa produrre un risultato più efficiente e più cooperativo. Scelta l’idea vincente, la nostra proposta di co-hack prevede un secondo step in cui integrare le altre idee come moduli aggiuntivi, o semplicemente realizzare una demo con tutti i partecipanti. È una l’idea che vince, ma tutti vi hanno contribuito. Insisteremo sicuramente per un co-hack per l’edizione 2018”.

Aperta a tutti, Cooperacy è composta oggi da un piccolo e crescente gruppo di cittadini, professionisti e accademici che lavora sull’arte di fare le cose insieme all’interno di un progetto volto alla proposizione e diffusione di un modello di ecosistema cooperativo applicabile in diversi contesti sociali che, attraverso il coordinamento delle diversità individuali, genera sviluppo e benessere collettivo. La cooperazione ha bisogno di consapevolezza e di un “pensiero ecosistemico”: un modo di interpretare il mondo, la società, le decisioni quotidiane che crei equilibrio intorno a sé. Cooperacy permette di imparare un modo naturale di gestire dei meeting e facilitarli; di affidare il potere invece di far fatica a controllarlo; di essere inclusivi nelle scelte della propria famiglia, azienda o comunità portando sviluppo senza perdere il proprio spazio personale; di supportare un’economia ed una governance più distribuita nella propria nazione.

Cooperacy può offrire infatti le proprie competenze nella facilitazione dei gruppi, su interventi o valutazioni della possibilità di cooperazione in aziende, istituzioni e comunità anche su larga scala, secondo il suo modello a sette dimensioni che misura i livelli di equivalenza, fiducia, cura, trasparenza, libertà, comprensione e diversità in modo da potenziare sviluppo e produttività. Su queste dimensioni Cooperacy ha costruito un indice internazionale fruibile online che misura la possibilità di cooperazione in più di 150 paesi del mondo (Cooperation Contex Index: cooperacy.org/cci).Dopo la creazione della propria associazione interna per la ricerca scientifica, Cooperacy ha già offerto al pubblico un corso di cooperazione con il Comune di Milano e ai privati un corso di acroyoga cooperativo e, durante il Techfestival 2017 di Copenhagen insieme ad altri 150 partecipanti ha preso parte alla stesura della "lettera sulla tecnologia". Queste sono alcune prime esperienze esterne sui modi in cui si promuove l’esperienza del conoscere insieme la cooperazione. Per approfondire questi ed altri aspetti, si rimanda al sito cooperacy.org.

 

Tags: Ottobre 2017 Cooperacy Alessandro Merletti De Palo hackathon

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