La Commissione europea ha pubblicato le previsioni economiche d’inverno 2017, ponendo l’attenzione prima di tutto su un dato: tutti i Paesi Ue nel triennio 2016-2018 avranno un segno più nella crescita, uscendo, chi più chi meno, dalla crisi che li hanno attanagliati e dalle tante sfide che si trovano davanti.
Un PIL in crescita tra l’1,6 e l’1,7 percento continuando la crescita media degli ulti 5 anni.
Importante è mantenere la competitiva e continuare nelle riforme strutturali, diminuire la disoccupazione, far si che i salari nominali aumentino, che l’inflazione raggiunga i target programmati, che gli investimenti assumano una velocità maggiore.
Purtroppo, però, le prospettive di crescita sono inferiori rispetto a quelle degli Usa e delle economie emergenti.
Freni sono i disavanzi pubblici e il debito pubblico.
Una visione quindi abbastanza rosa, ma la lettura deve essere poi approfondita con la necessaria attenzione.
Le previsioni non possono che riguardare tutti i Paesi ma alcuni richiami forti come quello sul disavanza pubblico e sul debito pubblico come quello sulle difficoltà politiche dei singoli paesi, riguarderanno forse molti Stati, certamente riguardano l’Italia.
La Commissione ha ragione ma non si aiuta un Paese paventando avvio di infrazioni non previste per altri Paesi, trattando le banche italiane peggio di quelle tedesche, chiedendo subito uno 0,20 percento e promettere l’intervento per le zone terremotate.
Una Unione si costruisce in maniera paritaria, dove tutti sono uguali. Se così non deve essere si cambiano i trattati, i parametri, i vari coefficienti.