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Corsera Story - Elio Sorci, ovvero uno degli ultimi testimoni della Dolce Vita

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L'opinione del Corrierista

Ultimo fotografo della «Dolce Vita» - ad eccezione di Carlo Riccardi che aveva cominciato vari anni prima a fotografare tutto dall’entrata a Roma il 4 giugno 1944 delle truppe alleate, e che è tuttora attivo con mostre delle sue foto, dei suoi dipinti e dei suoi ricordi -, Elio Sorci, scomparso a Frascati all’inizio di agosto, fu il primo di tutti i fotografi che operarono a Roma nella mitica atmosfera degli anni 50 e 60. C’erano altri valorosi fotografi autori di scoop eccezionali, ad esempio Ivo Meldolesi che, insieme al giornalista Jacopo Rizza, aveva scovato e fotografato addirittura Salvatore Giuliano, ossia il «bandito Giuliano».
Ma Elio Sorci fu il primo, o almeno uno dei primissimi, a specializzarsi nel fotografare gli avvenimenti e i personaggi di quel mondo scintillante composto di sovrani regnanti o in esilio, di principi e principesse reali, di aristocratici, miliardari, play boy, attori, grandi divi e dive del cinema, del teatro e della rivista, campioni dello sport, intellettuali, scrittori, artisti, cantanti, pittori, scultori; insomma dei componenti di quella che allora era definita la cafè society o, ancor più, la jet society.
Lo conobbi perché, dall’inizio del 1954, da quel mondo attingevo notizie per i miei articoli che pubblicavo sul quotidiano romano Momento Sera e poi, dall’aprile 1956, sul Corriere d’Informazione, edizione pomeridiana del Corriere della Sera il cui direttore mi chiamò proprio per il nuovo genere di giornalismo mondano che avevo creato, suscitando un grande interesse anche dei fotografi. Di Elio Sorci, intraprendentissimo fotoreporter ma anche abile organizzatore e imprenditore, non potevo non diventare amico; aveva fondato un’agenzia fotografica con sede a Roma in Via IV Novembre, nell’edificio che ora ospita la rappresentanza italiana della Commissione Europea, e aveva scelto come soci alcuni dei più attivi, sagaci e veloci fotografi.
Quando realizzava uno scoop fotografico mi offriva, in anteprima per il mio giornale, una foto in esclusiva; quando la pubblicavo in un mio articolo, sicuramente gli veniva richiesto e ben pagato da qualche autorevole settimanale l’intero servizio fotografico. Era sempre personalmente «sul campo»: la famosa foto esibita in moltissime esposizioni, nella quale il fotografo Tazio Secchiaroli appare inseguito da Walter Chiari, minaccioso per le foto scattategli in una sua uscita notturna con la bellissima Ava Gardner, fu in effetti eseguita da Elio Sorci. Con essa Secchiaroli divenne il «paparazzo» più conosciuto, ma fu grato a Sorci per la notorietà grazie a lui riportata.
Nel 1958 erano molti i fotoreporter operanti nella cronaca mondana: Ivan Kroscenko, noto per essere stato la mascotte russa dell’Armir nella tragica ritirata della spedizione militare italiana in Russia; Marcello Geppetti, che la notte del 21 giugno 1959 fotografò il «volo» delle guardarobiere dell’Hotel Ambasciatori in Via Veneto, tra le quali Isa Amadei di Marino, le quali, per sfuggire a un incendio si gettarono dalle finestre, schiantandosi al suolo; Lino Nanni, che una volta riuscì a sedersi a pranzo all’Argentario con la regina Giuliana d’Olanda e con il marito Bernardo, e che un’altra volta fu preso a sassate da Gunther Sachs perché aveva fotografato la moglie Brigitte Bardot nuda nella piscina di una villa di Genzano; Paolo Pavia, che fotografò il ritorno e l’incontro, da me organizzati, a Beaulieu sur Mer in Costa Azzurra, tra la principessa Maria Beatrice di Savoia, reduce dall’avventura sentimentale con Maurizio Arena, e suo padre, l’ex re d’Italia Umberto II. E tanti altri.
Ognuno di loro aveva tanti episodi da raccontare, ma Elio Sorci ne aveva più di tutti,  perché era uno dei più decisi, scrupolosi ed efficienti fotografi,  e perché aveva alle proprie dipendenze uno staff professionalmente valido che rispondeva fedelmente alle sue direttive. Ma, come fu uno dei primissimi ad operare in quel mondo smagliante della cronaca mondana o meglio della satira di costume, a rivelare alle masse con gli scatti della sua Rolleiflex i segreti della Dolce Vita, fu uno dei primi, se non il primo, a rendersi conto che quella fantastica stagione era finita, anche se il mito continuava ad attrarre in Via Veneto e dintorni masse di visitatori e di turisti, ammaliati dai racconti dei giornali, dalle gesta di quei personaggi, dalla magica attrazione esercitata da quegli ambienti di sogno.
Un’attrazione alimentata anche dal film di Federico Fellini che però, quando fu presentato nei cinematografi di Roma e Milano il 4 e 5 febbraio 1960, suscitò una maniacale curiosità ma di fatto pose fine a quell’importante fenomeno di costume. Elio lasciò la propria attività, chiuse l’affermata e prestigiosa agenzia fotografica, abbandonò i pedinamenti, gli inseguimenti, le lunghe attese di personaggi ed eventi, i sacrifici e i trucchi di quel duro mestiere, e si rinchiuse in silenzio nella propria famiglia, scegliendo di abitare nel cuore di Vermicino, nel comune di Frascati.    
Altri fotografi che per motivi di lavoro erano stati testimoni della «Dolce Vita», seguirono il suo esempio; bisogna ricordare infatti che il film fu presentato quasi al culmine del «boom», del miracolo economico che si esaurì nel 1963-1964 con la cosiddetta prima «congiuntura» economica, che impose sacrifici, ristrutturazioni aziendali e quindi un calo di lavoro. Due fotografi andarono ad aprire due ristoranti negli Stati Uniti, un altro l’aprì a Roma, un quarto preferì un bar e un quinto un negozio di abbigliamento. Pur continuando a fare il fotografo, Lino Nanni aprì invece un negozio di alimentari sulla Via Tuscolana a Ponte Linari, a poca distanza dalla casa di Sorci. Elio rivolse la propria attenzione ai negozi di abbigliamento, ma per i figli.
Contrariamente ad alcuni fotografi di oggi che si proclamano «paparazzi» senza esserlo mai stati, Elio Sorci è stato sempre modesto, non ha voluto mai apparire, non ha organizzato mostre a spese di enti pubblici a Roma, a Milano, in altre città d’Italia e all’estero, a Parigi, Londra o Mosca. Per tanti anni Frascati, o meglio Vermicino, è stata il suo mondo; frequentava spesso un circolo locale, il New Country Club di Modesto Molinari; vi giocava a tennis o partecipava a partite di scopone scientifico. Tra i suoi amici più frequentati era Michele Luffarelli, direttore della Romana Edipar. Vissuto in un mondo di aristocratici, di miliardari, di play boy, di divi e personaggi famosi, Elio Sorci ha dimostrato negli anni di essere e di restare soprattutto un vero signore.   
        Victor Ciuffa

Tags: Settembre 2013 Corsera story Victor Ciuffa Corriere della Sera fotografi Corrierista Savoia Dolce Vita fotografia

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