Aprirà nel 2027 il primo modulo da 3,2 MW ma sono 35,2 i MW complessivi su 22 ettari grazie ai quali Roma sarà snodo di connettività globale Digital Realty nel Mediterraneo; prevista rigenerazione urbana sull’ex area ACEA.
È ancora un cantiere ma quasi in dirittura di arrivo: nei primi mesi del 2027, presumibilmente in primavera, inaugurerà il campus ROM1 di Digital Realty, in Via delle Testuggini a Roma nel IX Municipio, là dove era l’ex centro gestionale ACEA da tempo abbandonato al proprio destino. Riqualificato con la funzione di ponte digitale carrier-neutral e cloud-neutral, offrirà accesso a oltre 150 punti di presenza di rete, senza aumento della superficie occupata e zero consumo di suolo. È la prima fase di un progetto che prevede sei data center (ROM1 – ROM6) per una capacità IT complessiva di 35,2 megawatt e oltre 16mila mq di spazio attrezzato destinato ai clienti: il più grande campus di data center in sviluppo nell’Italia centrale e meridionale.
ROM1, il nuovo hub digitale di Roma
Il primo edificio dell’hub occupa complessivamente circa 5mila mq e, nella fase iniziale, metterà a disposizione 3,2 megawatt di potenza IT, distribuita in quattro moduli operativi di circa 0,85 megawatts ciascuno all’interno di circa 2mila mq. Il campus si trova a Trigoria, scelta per la vicinanza all’aeroporto (per agevolare i clienti) e al mare (per l’interconnessione con tre sistemi di cavi sottomarini), inoltre per la possibilità di usufruire di NAMEX, principale internet exchange point italiano capace di gestire picchi di traffico fino a 2 terabit al secondo. Il campus sarà integrato nella rete mediterranea di Digital Realty e collegato ad altri hub europei aziendali come Marsiglia, sesto hub internet globale; Atene e Creta; Barcellona; Zagabria; Sofia; Lisbona.
Nei progetti Digital Realty, ROM1 nasce principalmente per l’interconnessione, in pratica per stabilire la base del business, mentre da ROM2 in avanti le strutture potranno essere più orientate a contenuti, servizi cloud e distribuzione. Metà degli spazi sarà destinata quindi a operatori fibra e clienti di dimensioni più contenute e l’altra a cloud provider e grandi imprese, con soluzioni a scelta tra singoli cabinet, aree condivise con gabbie separate, cage private con sistemi di sicurezza personalizzati e sale private dotate di climatizzazione, controllo degli accessi e sistemi antincendio dedicati. La scelta di sviluppare ROM1 come hub di interconnessione risponde alla crescente necessità di infrastrutture per la fibra ottica e le reti di comunicazione. Il progetto punta a mettere in relazione oltre un centinaio di operatori di fibra ottica nazionali e internazionali, creando una piattaforma dalla quale potranno poi svilupparsi ulteriori servizi; i successivi edifici del campus verranno invece man mano adattati alle esigenze del mercato, con una maggiore attenzione a cloud, contenuti e distribuzione e, in prospettiva, ai carichi di lavoro legati all’intelligenza artificiale.
L’investimento complessivo previsto da Digital Realty per lo sviluppo del progetto romano ammonta a circa 600 milioni di euro; ROM1 dovrebbe essere attivo già nel marzo 2027 mentre per ROM2, una volta avviati i lavori, ci sarà da attendere circa due anni. A regime, i sei data center romani potranno raggiungere 35,2 megawatt di capacità IT installata e oltre 16mila mq di spazio utile per i clienti. Il progetto romano si inserisce nella presenza italiana di Digital Realty, che comprende anche il polo milanese di Abbiategrasso dove si sta sviluppando un data center da 8 MW, con prima fase prevista per il 2028, con un potenziale sviluppo successivo fino a 84 MW.
Energia, raffreddamento e consumi
Come in analoghe occasioni, un progetto del genere non è esente dalle preoccupazioni per il consumo di risorse. In Digital Realty tengono a precisare che tra i punti cardine ci sono proprio efficienza energetica e attenzione al consumo idrico responsabile. L’elettricità utilizzata dal campus sarà coperta al 100% da fonti rinnovabili certificate, tra cui energia eolica e fotovoltaica: “L’obiettivo è mantenere il più basso possibile il PUE, il Power Usage Effectiveness – spiega Alessandro Talotta, amministratore delegato di Digital Realty in Italia — Il PUE è un indicatore che mette in rapporto l’energia complessivamente utilizzata da un data center con quella destinata alle apparecchiature It. Più il valore si avvicina all’unità, maggiore è l’efficienza dell’infrastruttura”.
Per il raffreddamento saranno utilizzati chiller ad alta efficienza forniti da Schneider Electric, con una capacità operativa fino a 1 megawatt per unità, insieme a sistemi Vertiv progettati per sfruttare le condizioni climatiche di Roma attraverso il free-cooling diretto. Quando la temperatura esterna lo consentirà, il sistema potrà utilizzare l’aria esterna per contribuire al raffreddamento, riducendo l’impiego dei compressori. Si è pensato anche a evitare il continuo ed eccessivo consumo idrico. Gli impianti funzioneranno con circuiti chiusi ed ermeticamente sigillati: il fluido termovettore viene immesso nel sistema e successivamente fatto ricircolare, senza la necessità di un prelievo continuo dalla rete pubblica, il raffreddamento – assicura Talotta – non comporterà un consumo continuativo di acqua urbana o di falda. Lo stesso avviene per la sicurezza antincendio: come in molte strutture dove lo spegnimento tramite acqua non è indicato, si ricorre a una miscela composta da azoto, argon e anidride carbonica (IG-541) che riduce la concentrazione di ossigeno nell’ambiente, arrivando a spegnere il fuoco.
“La scelta è caduta sull’Italia perché, anche a causa degli storicamente elevati costi energetici rispetto ad altri mercati europei, dispone di un potenziale significativo per aumentare la produzione da fonti rinnovabili. Anche i tempi della permessistica rappresentano un elemento che può incidere sulla velocità di sviluppo degli investimenti nel settore – osserva Alessandro Talotta – ma queste difficoltà indicano anche che ad oggi c’è un vuoto di mercato da colmare”. Non per tutti è facile dar vita a un progetto imprenditoriale così vasto e il confronto anche solo con la Spagna è impietoso: “se l’Italia raggiungesse anche solo un parametro base di efficienza energetica calmiererebbe i prezzi”. Per ora si attende la prossima inaugurazione, per l’abbassamento dei costi dell’energia temiamo ci sia da attendere un po’ di più.
