Uno studio di TEHA Group stima i benefici economici di nuovi impianti e riduzione della dipendenza energetica dall’estero.
L’Italia continua a dipendere dall’estero per quasi tre quarti del proprio fabbisogno energetico, una condizione che pesa sulla competitività del sistema produttivo e sui costi sostenuti da imprese e famiglie. Secondo uno studio realizzato da TEHA Group per la Camera di Commercio di Spagna in Italia, il rafforzamento delle energie rinnovabili potrebbe però cambiare radicalmente questo scenario, generando risparmi annui fino a 17 miliardi di euro.
L’analisi, presentata a Roma durante un incontro dedicato alla transizione energetica, evidenzia come il Paese stia aumentando la capacità installata da fonti rinnovabili, ma a un ritmo ancora insufficiente per raggiungere gli obiettivi fissati per il 2030. Le stime indicano infatti un divario di circa 29 gigawatt rispetto ai target nazionali previsti.
Secondo i ricercatori, colmare questo gap produrrebbe effetti economici rilevanti. La riduzione del prezzo dell’energia elettrica all’ingrosso rappresenterebbe la voce principale del beneficio, seguita dal minore ricorso alle quote di emissione di CO₂ e dalla diminuzione delle importazioni di gas naturale. A questi fattori si aggiungerebbero i vantaggi ambientali derivanti dalla riduzione delle emissioni climalteranti.
Lo studio sottolinea inoltre che la crescita delle rinnovabili non avrebbe soltanto effetti sulle bollette energetiche. Gli investimenti necessari per raggiungere gli obiettivi potrebbero attivare quasi 42 miliardi di euro di prodotto interno lordo tra nuovi impianti, filiere industriali e valore aggiunto generato nell’economia nazionale.
Le ricadute occupazionali sarebbero altrettanto significative. L’accelerazione dei progetti legati a fotovoltaico ed eolico potrebbe infatti favorire la creazione di oltre 60mila posti di lavoro lungo tutta la catena produttiva, dalla progettazione alla costruzione degli impianti fino alla manutenzione.
A frenare il percorso restano però diversi ostacoli. Lo studio individua nelle procedure autorizzative uno dei principali punti critici. In molti casi i tempi necessari per ottenere i permessi superano i limiti fissati dall’Unione europea, rallentando l’entrata in funzione di migliaia di progetti già pronti. Anche le infrastrutture di rete rappresentano una sfida: senza adeguati investimenti nella capacità di trasmissione e nella flessibilità del sistema elettrico, il rischio è quello di aumentare le congestioni e limitare l’integrazione delle nuove fonti rinnovabili.
Il tema assume particolare rilevanza in un contesto in cui il costo dell’energia in Italia continua a essere superiore rispetto a quello di altri grandi Paesi europei. Secondo i dati richiamati nello studio, a maggio 2026 il prezzo medio dell’elettricità sul mercato italiano risultava significativamente più elevato rispetto a Francia, Spagna e Germania, con conseguenze dirette sulla competitività industriale.
Per questo motivo gli autori dell’analisi invitano a considerare la transizione energetica non soltanto come una scelta ambientale, ma come una vera politica industriale. L’obiettivo indicato è accelerare l’approvazione degli impianti e pianificare con maggiore anticipo lo sviluppo delle reti, trasformando le energie rinnovabili in uno strumento di crescita economica, riduzione dei costi e rafforzamento dell’autonomia energetica nazionale.
La Redazione