Un algoritmo e la valutazione di un gruppo di esperti misurano la reputazione di manager e organizzazioni in diversi settori.
Nel contesto di una crescente centralità della reputazione come asset strategico, prende forma il primo Reputation Index, uno strumento innovativo concepito per misurare in modo strutturato l’evoluzione reputazionale di manager e organizzazioni – imprese, associazioni e istituzioni – nel tempo. Il progetto, presentato da The Skill con il suo primo report trimestrale, nasce dall’esigenza di superare la mera osservazione quantitativa dell’esposizione mediatica, per restituire una lettura più profonda delle conseguenze reputazionali generate da scelte, strategie e comportamenti.
L’osservatorio affonda le sue radici nell’esperienza maturata durante Il Decamerone delle Idee e si fonda su un’intuizione del CEO di The Skill, Andrea Camaiora: integrare l’elaborazione algoritmica dell’intelligenza artificiale con una valutazione umana qualificata, capace di interpretare il contesto e le sfumature che sfuggono a un’analisi automatizzata. Il risultato è un indice che ambisce a diventare un barometro periodico dell’affidabilità, della credibilità e della capacità di execution di chi guida organizzazioni complesse.
Il cuore metodologico del Reputation Index è un modello ibrido. Da un lato, un algoritmo proprietario analizza un ampio spettro di variabili – visibilità mediatica, sentiment, autorevolezza delle fonti, coerenza ESG e risultati conseguiti – attingendo a un perimetro informativo che include stampa cartacea e digitale, televisione, radio, podcast e conversazioni sui social media. Dall’altro, un board di esperti interviene con una valutazione qualitativa, chiamata a rileggere criticamente i punteggi prodotti dall’intelligenza artificiale, attribuendo voti motivati che tengano conto di contesto, coerenza strategica e qualità dell’esecuzione. In parole semplici: il Reputation Index misura la reputazione analizzando tutto ciò che viene detto su manager e organizzazioni nei media e online, valutandone quantità, tono e autorevolezza delle fonti. Un algoritmo trasforma questi dati in un primo punteggio, che viene poi riletto e corretto da un gruppo di esperti per tenere conto del contesto e delle decisioni reali. Il risultato finale indica l’andamento della credibilità pubblica in un dato periodo, non la popolarità momentanea.
Il board, concepito per interpretare l’eco mediatica con rigore professionale, riunisce competenze eterogenee provenienti dal mondo giuridico, istituzionale, manageriale, della comunicazione e dell’innovazione tecnologica. Ogni trimestre, l’area di Reputation Management di The Skill – diretta da Giovanni Cioffi – sottopone al board una mappatura articolata di manager e organizzazioni, suddivisa in cinque ambiti di analisi: Scienze della vita; Ambiente & Energia; Infrastrutture & Trasporti; Industria & Innovazione; Economia & Impresa.
La prima rilevazione, riferita al trimestre agosto–ottobre 2025, restituisce una fotografia articolata e non priva di contrasti. Nell’area Industria & Innovazione emerge con forza la traiettoria reputazionale dell’amministratore delegato del Gruppo Poste, Matteo Del Fante, che raggiunge un punteggio elevato, mentre viene riconosciuta anche la trasformazione impressa a Fincantieri sotto la guida di Pierroberto Folgiero, valorizzata dal contributo positivo del board. In Economia & Impresa si distingue Pier Silvio Berlusconi, alla guida di Mediaset, con un rafforzamento reputazionale sostenuto da una valutazione qualitativa particolarmente favorevole.
Nel perimetro delle Scienze della vita, l’Index segnala la solidità della leadership di Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, e il profilo in crescita di Nicoletta Luppi, amministratrice delegata di Msd Italia e vicepresidente di Assolombarda. Sempre nell’area economico-imprenditoriale, il punteggio attribuito a Dario Scannapieco conferma l’efficacia della regia strategica di CDP, mentre Carlo Messina, alla guida di Intesa Sanpaolo, mantiene una reputazione positiva, seppur con margini di consolidamento.
Diverso il quadro che emerge in Ambiente & Energia, dove il Reputation Index premia la leadership di Flavio Cattaneo in Enel, e soprattutto nel settore Infrastrutture & Trasporti, che appare più esposto alle ricadute negative del contesto mediatico. In questo ambito, i punteggi personali di Pietro Salini, amministratore delegato di Webuild, e di Arrigo Giana, alla guida di ASPI, risultano condizionati dagli strascichi reputazionali che hanno interessato i rispettivi brand, evidenziando la difficoltà di separare la percezione del leader da quella dell’organizzazione.
L’indice non si limita tuttavia a valorizzare le eccellenze, ma individua anche aree di criticità con saldo reputazionale negativo. In Scienze della vita viene segnalata la fragilità della posizione di Domenico Mantoan, già direttore generale di Agenas, mentre in Economia & Impresa il punteggio di Andrea Orcel, amministratore delegato di UniCredit, riflette una fase di tensione reputazionale significativa.
Come sottolinea Andrea Camaiora, l’obiettivo del Reputation Index non è quello di emettere giudizi definitivi o classifiche punitive, bensì di offrire una lettura tendenziale e dinamica dei fenomeni reputazionali. Uno strumento pensato per chiarire chi avanza e chi arretra, ma soprattutto per individuare le leve e i rischi che incidono sulla reputazione nelle cinque aree analizzate, restituendo a imprese e decisori un quadro interpretativo utile alla comprensione – e alla gestione – di uno degli asset più intangibili e al tempo stesso più determinanti dell’economia contemporanea.
La Redazione