Report Valoritalia: nel 2025 imbottigliamenti a -2,1%, pesa il calo internazionale

Il settore vitivinicolo italiano entra in una fase di rallentamento dopo la crescita post-pandemica. A fotografarlo è l’annual report 2026 di Valoritalia, che evidenzia una contrazione della domanda sui mercati internazionali e una crescente polarizzazione tra denominazioni e tipologie produttive. Nel 2025 gli imbottigliamenti hanno registrato una flessione del 2,1% rispetto all’anno precedente, seguita da un ulteriore calo del 5,4% nei primi cinque mesi del 2026. Il dato conferma una fase di raffreddamento del ciclo, trainata dalla debolezza della domanda estera, tradizionalmente centrale per il vino italiano.

All’interno del comparto emergono dinamiche divergenti. Le denominazioni DOC e DOCG mostrano nel 2025 una crescita media intorno all’1%, mentre gli IGT segnano una contrazione dell’11%. Sul fronte dei prodotti, prosegue la crescita degli spumanti (+1,7%), dei rosati (+5,7%) e dei bianchi fermi (+6,3%), mentre i vini rossi arretrano di oltre il 13%. La lettura strutturale proposta dal report evidenzia anche il ruolo della dimensione produttiva: le denominazioni medio-grandi risultano più resilienti nelle fasi di mercato negative, mentre le micro-denominazioni registrano maggiore volatilità. Una dinamica che si riflette anche sui Consorzi di tutela, dove la capacità di risposta cresce con l’aumento della rappresentatività e dei volumi gestiti.

Forte concentrazione dei volumi e frammentazione della base produttiva

Il sistema vitivinicolo italiano si conferma altamente concentrato. Le prime 15 denominazioni rappresentano l’81% dei volumi certificati e i primi 14 consorzi coprono l’83%. Sul fronte industriale, le prime 5 aziende imbottigliatrici arrivano a circa il 19% dei volumi, e le prime 40 superano il 55%. Accanto a questa concentrazione si mantiene però una forte frammentazione: oltre il 75% delle imprese imbottiglia meno di 500 ettolitri l’anno. Un assetto duale che, secondo il report, incide sulla capacità complessiva del settore di reagire rapidamente alle fasi di rallentamento, rendendo più complessa la gestione dell’offerta. Ci sono però anche aspetti positivi, e sono legati all’enoturismo: il fatturato da esso derivante per le imprese vinicole italiane è 3,1 miliardi di euro, mentre 21% è il contributo medio sul fatturato aziendale; i comuni della DOCG Brunello di Montalcino hanno la migliore performance di arrivi (39%). Negli ultimi 3 anni il 38% degli italiani ha fatto almeno una vacanza enoturistica: dati che si intrecciano con quelli del turismo sostenibile (la quarta dimensione della sostenibilità: vedi immagini).

Sostenibilità e dati come leve competitive nella nuova fase del settore

La sostenibilità quindi per il consumatore food&wine è sempre più importante, secondo la ricerca Nomisma ha condotto per Valoritalia. Alla domanda su quanto sia importante che i prodotti alimentari (cibi/bevande) consumati abbiano determinate caratteristiche, la sostenibilità è terza per il 68% di chi risponde (+13 punti rispetto al 2020) e quinto è il packaging sostenibile quinto per il 63% (prezzo basso/promozioni al primo posto con 83% e al secondo il prodotto 100% italiano); il 12% del totale dei consumatori di vino acquista vino sostenibile (+2 punti 2026 verso 2025) e il 18% dichiara che aumenterà l’acquisto di vino sostenibile certificato.

In merito agli ambiti di intervento previsti in coerenza con il nuovo regolamento UE 2024/1143, i consorzi di tutela si identificano come hub di coordinamento tra i diversi attori che costruiscono l’offerta territoriale: tutti i consorzi dichiarano di aver avviato o avviare entro 12 mesi un processo di coordinamento con stakeholder territoriali (enti locali, operatori turistici). Più di metà dei consorzi intervistati sono attivi anche nella promozione di servizi turistici legati alla DOP/IGP (es. tramite tour, percorsi ecc) e nello sviluppo di progetti formativi e informativi per gli operatori della filiera e del turismo (contenuti educativi , linee guida comuni ecc)

Emerge quindi con crescente centralità il tema della sostenibilità, ormai fattore competitivo rilevante sia sul mercato interno sia su quello internazionale. La domanda dei consumatori si estende sempre più alle pratiche produttive e all’identità territoriale, con effetti anche sull’enoturismo. In questo contesto si inserisce il rafforzamento degli strumenti digitali e di analisi. La piattaforma TESSA, sviluppata con Microsoft ed EOS, consente l’elaborazione in tempo reale dei dati di certificazione e supporta i consorzi nelle decisioni di gestione dell’offerta: dati disponibili per tutti i consorzi. Parallelamente, cresce il ruolo degli standard di sostenibilità come Equalitas – unico protocollo privato coinvolto nella definizione dello standard pubblico di sostenibilità del vino – , sempre più integrati nelle strategie delle denominazioni e nel nuovo quadro regolatorio europeo, che riconosce la sostenibilità come elemento strutturale di DOP e IGP.

Insomma, secondo il report, la fase attuale richiede un rafforzamento dei consorzi, una maggiore aggregazione tra realtà produttive e politiche pubbliche più mirate, in un contesto in cui la capacità di leggere i dati e anticipare le dinamiche di mercato diventa un fattore decisivo per la competitività.

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