Rapporto Sport 2025: lo sport è pilastro economico e sociale

Lo sport italiano non è più soltanto una dimensione legata al tempo libero o alla competizione agonistica, ma si conferma come un settore capace di incidere in modo diretto su economia, occupazione e benessere collettivo. È questo il quadro che emerge dal Rapporto Sport 2025, giunto alla sua terza edizione e promosso da Andrea Abodi, ministro per lo Sport e i Giovani, con il contributo dell’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale e di Sport e Salute (quest’ultima è una società pubblica dello Stato italiano, controllata al 100% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, che si occupa di promuovere lo sport e l’attività fisica come strumenti di salute, inclusione e sviluppo sociale).

Il documento offre una lettura integrata del sistema sportivo nazionale, analizzandone il valore economico, la diffusione della pratica, lo stato delle infrastrutture e l’impatto sociale degli investimenti.

Dal punto di vista economico, il settore sportivo genera oggi 32 miliardi di euro di valore aggiunto, pari all’1,5% del PIL, in crescita rispetto all’anno precedente, e sostiene 421 mila posti di lavoro, con una espansione che riflette la maturazione di una filiera sempre più articolata, trainata dai servizi e da una crescente apertura internazionale. L’export di beni sportivi ha infatti raggiunto i 4,7 miliardi di euro, con Stati Uniti, Francia e Germania che si confermano come i principali mercati di destinazione.

Accanto ai numeri economici, il Rapporto restituisce l’immagine di un Paese che sta cambiando abitudini. Sono circa 38 milioni gli italiani che oggi conducono una vita attiva, inserendo con regolarità lo sport o l’attività fisica nella propria settimana. Nell’arco di un solo anno, un milione di persone ha abbandonato la sedentarietà, portando la quota dei sedentari al minimo storico del 33,2%. Cresce in particolare la pratica continuativa, che coinvolge il 28,6% della popolazione, pari a oltre 16 milioni di individui, con segnali positivi sia tra i più giovani sia nella fascia over 65. Restano centrali anche le strutture organizzate: oltre 12 milioni di italiani risultano tesserati a un organismo sportivo e svolgono attività all’interno di più di 107 mila enti dilettantistici.

A questa domanda crescente risponde un patrimonio infrastrutturale ampio ma disomogeneo. Il Censimento Nazionale dell’Impiantistica Sportiva fotografa oltre 78 mila impianti e 114 mila spazi sportivi distribuiti sul territorio nazionale, in larga parte di proprietà pubblica e gestiti dai Comuni. Tuttavia, emerge con chiarezza una criticità strutturale: più del 40% degli impianti risale agli anni Settanta e Ottanta, rendendo urgente un programma di riqualificazione e rigenerazione che tenga insieme sicurezza, sostenibilità e accessibilità.

Il Rapporto dedica ampio spazio anche alla dimensione sociale dello sport, evidenziandone il ruolo come leva di inclusione e coesione. Gli interventi infrastrutturali finanziati dall’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale registrano un ritorno sociale dell’investimento superiore a 4,8 SROI (Social Return on Investment), mentre i progetti a forte valenza sociale arrivano a generare un moltiplicatore di 8,42, il che significa che ogni euro investito produce oltre 8,42 euro di benefici per la collettività, dato che rafforza la lettura dello sport come strumento di politica pubblica capace di incidere sulla salute, sull’aggregazione e sulla qualità della vita.

Una delle innovazioni introdotte nel Rapporto 2025 riguarda l’analisi territoriale, che viene presentata attraverso un set di schede dedicate alle singole regioni. Per la prima volta, questi profili consentono di leggere in modo uniforme i livelli di pratica sportiva e la dotazione infrastrutturale locale, offrendo uno strumento operativo pensato per accompagnare le scelte di policy e la programmazione degli interventi, piuttosto che per confronti competitivi tra aree del Paese.

«Il Rapporto Sport è la rappresentazione fedele dell’impegno che stiamo portando avanti come Governo per affermare il valore dello sport come parte integrante della vita quotidiana e delle politiche pubbliche»,

afferma il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, sottolineando come la disponibilità di dati sempre più articolati consenta di orientare strategie nazionali e territoriali e di lavorare verso un vero piano regolatore dell’impiantistica sportiva.

Sulla stessa linea il presidente dell’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale, Beniamino Quintieri, che evidenzia come

«un quadro informativo sistematico e aggiornato sia essenziale per valutare l’impatto degli investimenti e programmare interventi mirati e sostenibili», ribadendo il ruolo della collaborazione istituzionale nel costruire politiche basate su evidenze».

Il presidente di Sport e Salute, Marco Mezzaroma, pone infine l’accento sul cambiamento culturale in atto:

«I numeri raccontano un Paese che riscopre nello sport un motore di salute e socialità. I 38 milioni di italiani attivi rappresentano una domanda crescente, alla quale occorre saper adeguare l’offerta, rendendo l’attività fisica sempre più accessibile».

Nel suo insieme, il Rapporto Sport 2025 restituisce l’immagine di un settore che non può più essere considerato accessorio, ma che si configura come una componente strutturale dello sviluppo economico e sociale del Paese, chiamata ora a confrontarsi con la sfida della modernizzazione delle infrastrutture e della sostenibilità di lungo periodo.

La Redazione

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