Bruxelles accelera sul sostegno a Kiev con un maxi prestito europeo da 90 miliardi.
Il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva un pacchetto legislativo che rende disponibile un prestito da 90 miliardi di euro destinato a sostenere l’Ucraina nel biennio 2026-2027, segnando uno dei più rilevanti interventi finanziari dell’Unione dall’inizio dell’invasione russa. La decisione arriva mentre il conflitto entra nel suo quinto anno e riflette la volontà delle istituzioni europee di garantire continuità sia al supporto militare sia alla tenuta economica del Paese, attraverso un meccanismo di indebitamento comune che richiama, per struttura e logica, altri strumenti straordinari adottati dall’UE negli ultimi anni.
Il via libera dell’Eurocamera è arrivato con una procedura d’urgenza che ha consentito l’adozione rapida dei tre atti legislativi necessari: il regolamento sul prestito di sostegno all’Ucraina, la revisione dello strumento finanziario dedicato (Ukraine Facility) e l’adeguamento del quadro finanziario pluriennale 2021-2027. I voti favorevoli sono stati ampiamente maggioritari, a conferma di un consenso politico trasversale nonostante le divisioni emerse tra alcuni Stati membri. L’obiettivo dichiarato è quello di coprire circa due terzi del fabbisogno finanziario stimato di Kiev per il periodo considerato, garantendo un flusso stabile di risorse mentre il Paese affronta costi militari crescenti e una pressione significativa sui conti pubblici.
Il piano prevede una suddivisione precisa delle risorse: trenta miliardi di euro saranno destinati all’assistenza macrofinanziaria e al sostegno diretto del bilancio ucraino, erogati tramite lo strumento europeo già operativo, mentre sessanta miliardi verranno orientati al rafforzamento delle capacità difensive e all’acquisizione di equipaggiamenti militari. In linea di principio, l’approvvigionamento dovrebbe privilegiare l’industria della difesa ucraina, europea e dei Paesi dello Spazio economico europeo e dell’EFTA (European Free Trade Association, in italiano AELS – Associazione europea di libero scambio), rafforzando al contempo la filiera industriale continentale; tuttavia il pacchetto introduce deroghe mirate per consentire acquisti da altri mercati qualora determinate tecnologie o materiali non fossero disponibili in tempi compatibili con le esigenze operative.
Il meccanismo finanziario scelto rappresenta uno degli elementi più rilevanti dell’intervento: il prestito sarà finanziato attraverso l’emissione di debito comune dell’Unione sui mercati dei capitali, con garanzie fondate sul cosiddetto “headroom” del bilancio pluriennale europeo (il margine di manovra del bilancio UE, cioè la quota di capacità finanziaria non ancora utilizzata che può essere usata come garanzia per emettere debito). Secondo le stime della Commissione, il costo del servizio del debito dovrebbe attestarsi intorno a un miliardo di euro nel 2027 e crescere fino a circa tre miliardi annui a partire dal 2028, con copertura assicurata dai bilanci annuali dell’UE. Il rimborso del capitale, nelle intenzioni dei legislatori europei, sarà a carico dell’Ucraina una volta ottenute eventuali riparazioni di guerra dalla Russia, elemento che introduce una dimensione politica e giuridica complessa, destinata a influenzare il dibattito internazionale nei prossimi anni.
L’accesso ai finanziamenti resta comunque subordinato a condizioni stringenti. Bruxelles ha chiarito che l’erogazione avverrà solo se Kiev continuerà a rispettare gli impegni assunti sul rafforzamento della governance democratica, sullo Stato di diritto e sulla tutela dei diritti umani, inclusi quelli delle minoranze, oltre al proseguimento delle politiche anticorruzione e al consolidamento delle istituzioni pubbliche. La strategia di finanziamento elaborata dall’Ucraina sarà valutata dalla Commissione europea e dovrà ricevere l’approvazione del Consiglio, configurando un sistema di controllo politico e tecnico che accompagnerà l’intero ciclo di erogazione dei fondi.
Dal punto di vista istituzionale, il pacchetto evidenzia anche le fratture interne all’Unione: Cechia, Ungheria e Slovacchia hanno deciso di non partecipare al sostegno del prestito, costringendo le istituzioni europee a ricorrere al meccanismo della cooperazione rafforzata, che consente a un gruppo di Stati membri di procedere in ambiti specifici anche in assenza di unanimità. L’accordo, definito dal Consiglio europeo il 18 dicembre 2025 e formalizzato dalla Commissione il 14 gennaio 2026, dovrà ora essere adottato formalmente dal Consiglio affinché la Commissione possa avviare l’erogazione del primo pagamento, prevista all’inizio del secondo trimestre del 2026.
Il nuovo prestito da 90 miliardi rappresenta un passaggio strategico nella politica estera ed economica dell’Unione europea, perché rafforza il ruolo di Bruxelles come principale sostenitore finanziario di Kiev e, allo stesso tempo, consolida la tendenza verso strumenti comuni di debito per affrontare crisi geopolitiche di lungo periodo. La misura, destinata a incidere sia sugli equilibri fiscali europei sia sull’evoluzione del conflitto, apre una nuova fase nella gestione collettiva della sicurezza e della stabilità economica nel continente.
Ugo Naldi
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