Il presepe nel Natale italiano evolve tra tradizione artigianale, design contemporaneo e nuove abitudini nelle case.
Nonostante la concorrenza sempre più evidente di Babbo Natale, degli alberi iper-decorati e delle installazioni luminose che dominano vetrine e spazi pubblici, il presepe continua a occupare un posto stabile nell’immaginario natalizio italiano. Non è però una tradizione immobile: il presepe resta, ma cambia aspetto e funzione. Nelle case diminuisce la grande scenografia artigianale fatta di carta colorata, stagnola, muschio e numerosi personaggi, mentre si afferma una versione più essenziale, spesso limitata alla sola Sacra Famiglia, una scelta che riflette nuovi ritmi di vita, abitazioni più piccole e un modo diverso di vivere il Natale, meno legato alla costruzione manuale e più al valore simbolico dell’oggetto.
Un mercato che resiste tra fede, design e abitudini domestiche
A fotografare questa trasformazione è Devotio, la più grande fiera al mondo dedicata ai prodotti devozionali e l’unica in Italia nel suo genere, in programma dal 31 gennaio al 3 febbraio 2026 a BolognaFiere. La manifestazione, giunta alla quinta edizione, vedrà la partecipazione di oltre 200 espositori provenienti dall’Italia e da altri 18 Paesi, confermandosi non solo come appuntamento professionale, ma anche come osservatorio privilegiato sulle tendenze legate al presepe e più in generale ai simboli del Natale. Il dato che emerge è chiaro: il mercato tiene, pur adattandosi a gusti e consumi in evoluzione.
Dal grande presepe al segno essenziale: come cambia la Natività in casa
«Il simbolo del Natale resta il presepe, anche se la comunicazione commerciale spinge da anni soprattutto su Babbo Natale, sugli alberi addobbati e sull’idea del regalo», osserva Valentina Zattini, amministratore delegato di Conference Service, società che organizza la fiera. Nelle chiese e nelle piazze italiane continuano a comparire grandi presepi ricchi di personaggi, luci e meccanismi, spesso veri e propri allestimenti artistici. Nelle abitazioni private, invece, prevale una dimensione più raccolta e minimale: il presepe diventa un segno identitario, più che una scenografia complessa. In questo passaggio si intravede anche la perdita, almeno parziale, della consuetudine di costruire il presepe insieme – nonni, genitori e bambini – come rituale domestico condiviso.
I distretti italiani e il valore dell’artigianato
Sul fronte produttivo, l’Italia continua a rappresentare un punto di riferimento internazionale. I distretti storici restano centrali: la Toscana, e in particolare Lucca, per le statuine classiche; la Val Gardena per i presepi in legno, spesso di grandi dimensioni; Napoli e via San Gregorio Armeno per il presepe tradizionale napoletano; Lecce e alcune aree della Sicilia per le figure in cartapesta. Accanto a queste eccellenze convivono nuove produzioni in ceramica, metallo, carta e materiali plastici, pensate per un pubblico più contemporaneo e per contesti abitativi diversi. I presepi made in Italy continuano a essere apprezzati nel mondo per qualità, tradizione e cura del dettaglio, anche se la concorrenza internazionale, in particolare da Cina e Sud America, si fa sempre più presente.
Devotio 2026 tra spiritualità, cultura e lifestyle
Devotio 2026 si propone anche come un appuntamento lifestyle nel senso più ampio del termine. Accanto a presepi e statuine, la fiera ospiterà migliaia di prodotti legati al culto, all’arredo sacro e alle nuove tecnologie per le chiese, ma anche momenti di riflessione culturale. Il programma, dedicato al tema “Spazio liturgico: luogo della fede, bene culturale”, offrirà convegni, tavole rotonde, workshop, mostre ed eventi in città, affrontando temi che intrecciano arte sacra, architettura, liturgia, restauro e musica. In un contesto in cui il Natale è sempre più dominato dall’estetica del consumo, il presepe continua così a reinventarsi: meno scenografia, più significato. Una tradizione che cambia linguaggio, ma non perde il suo posto nella cultura quotidiana italiana.
La Redazione