Piano Nazionale Anticorruzione 2026-2028

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Cosa cambia per le amministrazioni

Il Consiglio dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) il 28 gennaio scorso ha approvato il nuovo Piano nazionale anticorruzione (PNA) 2026-2028 che guiderà per i prossimi tre anni le politiche di prevenzione della corruzione e di promozione dell’integrità nelle pubbliche amministrazioni e negli enti pubblici. Adottato con delibera n. 19, il piano ha ricevuto il parere favorevole del comitato interministeriale e della conferenza unificata Stato-Regioni-Autonomie locali e introduce, per la prima volta, una vera e propria strategia nazionale anticorruzione: un disegno organico che definisce obiettivi, azioni e risultati attesi, accompagnati da indicatori e target utili a monitorare l’efficacia delle misure nel tempo. L’attuazione della strategia sarà verificata ogni anno e valutata complessivamente al termine del triennio, anche con il contributo di amministrazioni, società civile e cittadini.

Il PNA è strutturato in due parti: una generale e una speciale. La prima fornisce indicazioni operative per la redazione della sottosezione rischi corruttivi e trasparenza del PIAO, il Piano integrato di attività e organizzazione, nel quale assumono un ruolo centrale alcune figure quali i responsabili della prevenzione della corruzione e della trasparenza (RPCT: vigilanza interna vs Anac esterna), chiamati a coordinare la strategia anticorruzione e a collegarla in modo coerente alle politiche di performance e di creazione di valore pubblico. Il piano illustra le fasi fondamentali del processo, dall’analisi del contesto alla mappatura dei processi, fino alla gestione del rischio, alla trasparenza e al monitoraggi: argomenti dei quali si è discusso il 26 gennaio scorso durante l’undicesima Giornata RCPT insieme alle attività da porre in essere per la gestione delle segnalazioni di whistleblowing e l’adeguamento dei relativi canali interni.

La parte speciale contiene tre approfondimenti, il primo dei quali dedicato ai contratti pubblici, considerati un’area particolarmente esposta al rischio di corruzione. Anac richiama l’importanza dell’uso corretto delle piattaforme digitali di approvvigionamento e del fascicolo virtuale dell’operatore economico (FVOE, strumento di verifica obbligatorio per tutti gli affidamenti di importo pari o superiore a 40.000 euro)  oltre a rafforzare l’attenzione sui conflitti di interesse e sulla fase di esecuzione dei contratti, spesso meno controllata; inoltre con il nuovo codice dei contratti pubblici e l’intervento correttivo di cui al d.lgs. n. 209/2024 il subappalto si conferma a elevato rischio di criticità gestionali e infiltrazioni criminali, su cui prestare massima attenzione. Specifiche indicazioni riguardano anche i collegi consultivi tecnici (composti da 3 o 5 componenti in caso di opere complesse), obbligatorio per i contratti di lavori superiori alla soglia di rilevanza comunitaria, per rafforzare l’impianto dei controlli preventivi e strutturati in fase esecutiva.

Il secondo approfondimento riguarda le regole sulle inconferibilità e incompatibilità degli incarichi, disciplinate dal d.lgs. n. 39/2013. Il piano chiarisce le novità normative e fornisce ai RPCT strumenti pratici per svolgere le verifiche necessarie, anche attraverso un vademecum operativo e schemi di supporto messi a disposizione da Anac. Infine, viene approfondita la trasparenza amministrativa. Si ribadisce che la sezione “amministrazione trasparente” dei siti istituzionali deve essere facilmente accessibile, senza registrazioni, intuitiva e consultabile anche da smartphone e tablet. Vengono inoltre segnalate le criticità più frequenti riscontrate dall’Autorità e formulate raccomandazioni per migliorare la qualità, l’accessibilità e la fruibilità dei dati pubblicati, a beneficio dei cittadini.

C’è tempo fino al 28 febbraio per l’invio di contributi da parte degli stakeholder, relativi al piano triennale di prevenzione della corruzione 2026 – 2028 ora in consultazione pubblica qui.

La Redazione

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