Crescono produzione, prezzi e domanda estera, mentre i consumi in Italia scendono.
Nel 2025 il Parmigiano Reggiano ha consolidato il proprio profilo globale, con risultati positivi su produzione, export e valore al consumo, a fronte di una contrazione significativa della domanda interna: sono i dati presentati dal Consorzio del Parmigiano Reggiano nel corso della conferenza annuale a Milano. Il giro d’affari al consumo ha raggiunto i 3,96 miliardi di euro, in uno scenario internazionale caratterizzato da tensioni geopolitiche e incertezza commerciale. La dinamica più evidente riguarda la divergenza tra mercato estero e domestico: mentre le vendite fuori dai confini italiani crescono del +2,7%, arrivando a rappresentare il 50,5% del totale (pari a 74.980 tonnellate), in Italia si registra una contrazione dei volumi pari a circa il -10%.
Ha dichiarato il presidente del Consorzio Nicola Bertinelli:
«Stiamo facendo un grande lavoro per rafforzare il Parmigiano Reggiano come icona globale del Made in Italy, capace di generare valore e garantire una buona remunerazione per la filiera. Allo stesso tempo, dobbiamo affrontare alcune sfide importanti: da un lato la contrazione dei consumi in Italia; dall’altro una situazione internazionale complessa, che ci penalizza in particolare negli Stati Uniti, dove l’incertezza normativa sui dazi e le tensioni geopolitiche stanno rallentando gli scambi».
Il calo interno è legato principalmente all’aumento dei prezzi al consumo, che ha modificato i comportamenti di acquisto: resta stabile la base dei consumatori, ma diminuiscono la frequenza di acquisto e le quantità per singola occasione. Il valore complessivo, tuttavia, tiene grazie al posizionamento premium del prodotto. Sul fronte dei prezzi all’origine, il 2025 segna un ulteriore rafforzamento: il Parmigiano Reggiano stagionato 12 mesi raggiunge una media di 13,22 euro al chilogrammo (+20,6% rispetto al 2024), mentre il 24 mesi sale a 15,59 euro al chilogrammo (+24,8% rispetto ai 12,50 euro dell’anno precedente). Anche la produzione registra una crescita, attestandosi a 4,19 milioni di forme rispetto ai 4,079 milioni del 2024 (+2,7%). Parma si conferma il principale polo produttivo con 1,391 milioni di forme, seguita da Reggio Emilia (1,242 milioni), Modena (0,918 milioni), Mantova (0,524 milioni) e Bologna (0,115 milioni).
Dal punto di vista distributivo, la quota Italia si ferma al 49,5%. La grande distribuzione organizzata si conferma il primo canale con il 65,5%, seguita dall’industria (17,3%), sostenuta dall’impiego del prodotto come ingrediente. Il canale Horeca resta marginale al 6,7%, mentre il restante 10,5% è distribuito su altri canali. La crescita internazionale è trainata in particolare dai mercati extra-UE (+4,2%). Tra i principali Paesi, si segnalano incrementi nel Regno Unito (+7,8%, 8.400 tonnellate), in Canada (+8,3%, 3.900 tonnellate) e in Svezia (+8,8%, 2.500 tonnellate). Gli Stati Uniti, primo mercato estero, registrano un aumento più contenuto (+2,3%, 16.800 tonnellate), mentre Francia (-0,3%, 14.800 tonnellate) e Germania (+0,1%, 10.400 tonnellate) restano sostanzialmente stabili.
Il contesto statunitense rimane tuttavia critico: ai dazi storici del 15% si sono aggiunte nuove tariffe che portano il livello complessivo al 25%, con il rischio di ulteriori aumenti. L’incertezza normativa sta rallentando gli ordini, con diversi operatori in attesa di maggiore chiarezza, configurando un potenziale elemento di rischio per il 2026.
In parallelo, il Consorzio continua a investire sul rafforzamento del brand, con circa 34,3 milioni di euro destinati a marketing e comunicazione, puntando sulla valorizzazione della Dop attraverso informazione su origine, stagionatura e caratteristiche del prodotto.
Tra le novità strategiche, è stato presentato il “Progetto Turismo”, che mira a trasformare il Parmigiano Reggiano in una vera e propria destinazione esperienziale. L’iniziativa integra caseifici, aziende agricole e strutture ricettive, con l’obiettivo di intercettare i flussi turistici in un territorio che già conta circa 4 milioni di visitatori l’anno. Il target è quello di passare dagli attuali 85.000 visitatori a 300.000 entro il 2029, attraverso investimenti interamente privati e senza ricorso a fondi pubblici, rafforzando il legame tra prodotto e territorio e ampliando il valore oltre la dimensione alimentare.
La Redazione
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