Imprese romane 2026: ripresa “sì ma forse”

Il sistema imprenditoriale di Roma e provincia si presenta all’avvio del 2026 in una posizione di equilibrio instabile: da un lato segnali di tenuta e aspettative prudentemente positive, dall’altro un insieme di fattori di rischio che rendono l’orizzonte meno prevedibile rispetto agli anni recenti. È quanto emerge dall’Osservatorio permanente istituito dalla Camera di Commercio di Roma, basato su un panel rappresentativo di 500 imprese e su un’indagine condotta tra il 7 e il 19 gennaio 2026.

Un 2025 di consolidamento, senza slanci

Il 2025 viene archiviato come un anno di assestamento. Due imprese su tre hanno registrato un fatturato stabile o in crescita, migliorando il dato dell’anno precedente. L’occupazione ha mostrato una dinamica leggermente più favorevole rispetto ai ricavi: nella grande maggioranza dei casi è rimasta invariata, con un saldo positivo tra chi ha assunto e chi ha ridotto il personale, mentre il 12% si aspetta una crescita del numero dei dipendenti a fronte di un 15% che immagina un calo della forza lavoro. Un segnale di cautela, più che di espansione, che conferma come la ripresa sia stata sostenuta ma non uniforme. Resta ancora alta la percentuale di imprese che fatica a trovare manodopera specializzata (22%), stabile, ma su livelli più bassi rispetto ad anni fa, la preoccupazione relativa all’accesso al credito (17%).

2026: fiducia sul fatturato, ma anche timori

Guardando al 2026, il 71% degli imprenditori romani prevede un fatturato stabile o in aumento. È un dato che indica fiducia nella tenuta della domanda, ma non un vero ottimismo espansivo: quasi un terzo delle imprese teme infatti una contrazione dei ricavi. Anche sul fronte occupazionale prevale l’attesa di stabilità, mentre cresce leggermente la quota di chi prevede una riduzione della forza lavoro, segnale di una pianificazione difensiva.

Il nodo dei costi e della domanda

La principale preoccupazione resta l’aumento dei costi, indicato dal 69% delle imprese come ostacolo alla crescita nel 2026. Nonostante l’inflazione romana nel 2025 sia stata la più bassa degli ultimi cinque anni, la memoria della fiammata del biennio 2022-2023 continua a orientare le decisioni. Subito dopo viene segnalata l’insufficienza della domanda, che coinvolge il 40% del campione, in aumento rispetto all’anno precedente. Più defilati, ma ancora presenti, i problemi di reperimento di manodopera specializzata e le difficoltà di accesso al credito.

Investimenti: innovazione sì, ma a metà

Sul fronte strategico, il quadro appare polarizzato. Circa la metà delle imprese prevede investimenti in innovazione nel 2026, una quota in lieve crescita ma ancora lontana da una diffusione sistemica. Ancora più selettivo l’approccio alla sostenibilità ambientale: solo il 29% ha programmato investimenti in questo ambito, prevalentemente per rafforzare la competitività, mentre una minoranza lo fa esclusivamente per obblighi normativi. La sostenibilità resta dunque percepita come leva competitiva solo da una parte del tessuto produttivo.

Giubileo e fine del PNRR: effetti asimmetrici

Il Giubileo 2025 ha generato benefici economici, ma in modo limitato e concentrato: solo una piccola quota di imprese ha registrato un incremento significativo del fatturato direttamente collegato agli eventi giubilari. Molto più rilevante, nelle aspettative, è l’effetto opposto legato alla progressiva conclusione degli investimenti del PNRR. Per il 51% delle imprese, il venir meno di questa spinta pubblica avrà un impatto negativo sull’economia romana nel 2026, mettendo alla prova la capacità del sistema locale di crescere senza stimoli straordinari.

Geopolitica: l’incognita dominante

A sovrastare ogni valutazione resta il contesto internazionale. L’88% degli imprenditori dichiara una forte preoccupazione per l’instabilità geopolitica, percepita come fattore di rischio trasversale capace di incidere su costi, mercati e catene di approvvigionamento. È un dato che segnala quanto le decisioni locali siano ormai condizionate da dinamiche globali difficilmente governabili.

Per Lorenzo Tagliavanti, presidente della Camera di Commercio di Roma,

il 2025 è stato un anno di consolidamento e di crescita grazie soprattutto agli ingenti investimenti pubblici di cui ha potuto beneficiare il nostro territorio. Il 2026, dunque, sarà un anno cruciale proprio per capire se il nostro sistema economico è in grado di intraprendere un percorso di crescita strutturale anche in assenza di interventi pubblici straordinari o eventi tipo quello giubilare. Auspichiamo un raffreddamento delle tensioni geopolitiche internazionali che preoccupano ben l’88% delle nostre imprese. Resta ancora troppo alta (71%) la percentuale di aziende che non considera strategico investire in sostenibilità ambientale: Oggi, qualsiasi tipo di impresa o innova o rischia di restare tagliata fuori dai processi di sviluppo ad alto valore aggiunto.

La Redazione

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