Niente più querele temerarie, la Camera ha approvato la delega: che vadano avanti il diritto di informazione e la libertà di stampa.
La recente approvazione da parte della Camera dei Deputati della delega al Governo per il recepimento della direttiva europea contro le querele temerarie rappresenta un passaggio istituzionale rilevante non soltanto per la tutela della libertà di stampa, ma anche per il funzionamento complessivo dell’economia italiana. Cosa sono le querele temerarie? Si tratta di azioni legali avviate con l’obiettivo non tanto di tutelare un diritto effettivamente leso, quanto di intimidire o mettere sotto pressione chi svolge attività di informazione o indagine; sono spesso denunce per diffamazione e vengono accompagnate da richieste risarcitorie sproporzionate, tali da scoraggiare la pubblicazione di inchieste o articoli su temi delicati come appalti pubblici, gestione di fondi, operazioni finanziarie o comportamenti aziendali poco trasparenti. Pur essendo formalmente legittime, queste querele vengono utilizzate come strumento per limitare la libertà di stampa, generando costi legali e rischi personali che portano molti professionisti a evitare approfondimenti potenzialmente scomodi.
Sebbene il tema possa apparire prevalentemente giuridico, le sue implicazioni economiche sono profonde: trasparenza, concorrenza, attrattività dei mercati, efficienza amministrativa e fiducia degli investitori dipendono in larga misura dalla qualità dell’informazione disponibile e dalla possibilità per giornalisti e ricercatori di svolgere il proprio lavoro senza timori intimidatori. La libertà di informazione, infatti, costituisce una sorta di infrastruttura immateriale dell’economia. Favorisce la circolazione di dati su fallimenti, frodi, rischi finanziari e inefficienze nella spesa pubblica; riduce le asimmetrie informative che ostacolano investimenti e dinamiche concorrenziali; contribuisce a prevenire pratiche corruttive o distorsioni nei mercati pubblici e privati. Le querele temerarie determinano un effetto di congelamento dell’informazione economica, scoraggiando le indagini su appalti, governance societaria, comportamenti manageriali o gestione di fondi pubblici. In un sistema in cui attori economici e cittadini operano sulla base di informazioni incomplete, i costi aumentano e la capacità di valutare rischi e opportunità si riduce.
La riforma approvata può incidere positivamente anche sul profilo competitivo del Paese. Gli investitori internazionali considerano il livello di trasparenza e la tutela dell’informazione come indicatori della solidità istituzionale di uno Stato; un contesto dove è garantito il diritto all’inchiesta appare più affidabile e meno esposto a rischi non strettamente economici. Lo stesso vale per il settore degli appalti pubblici, dove la possibilità di analizzare liberamente l’uso delle risorse, in particolare quelle legate al PNRR o ai fondi europei, rappresenta un potente deterrente contro inefficienze e sprechi, migliorando la qualità degli investimenti e la fiducia nella spesa pubblica. La maggiore trasparenza favorisce inoltre una migliore governance delle imprese, riducendo la probabilità di scandali e spingendo verso pratiche più responsabili e coerenti con gli standard internazionali. A ciò si aggiunge il costo indiretto più grave delle querele temerarie: la perdita di informazione. Ogni inchiesta non pubblicata per timore di ritorsioni giudiziarie genera un danno economico collettivo sotto forma di servizi meno efficienti, concorrenza ridotta, minore qualità degli appalti e rischi più elevati di comportamenti opportunistici.
La scelta della Camera di recepire la direttiva europea rappresenta quindi un segnale importante per istituzioni, mercati e opinione pubblica. È una mossa che rafforza l’allineamento agli standard europei e ribadisce il valore democratico ed economico della libertà di informazione. Non si tratta di una riforma solo per il giornalismo: è un intervento istituzionale che incide direttamente sull’ambiente economico del Paese, migliorando l’affidabilità complessiva del sistema, la competitività e la fiducia degli investitori. In un momento storico in cui la reputazione istituzionale è un fattore determinante per la crescita, proteggere il diritto all’inchiesta significa proteggere anche il capitale economico dell’Italia.